Pane celeste & pane terreno

Commento al Vangelo del 2 agosto 2020.

Gesù alterna con la sua sapienza le parole e i gesti: un metodo pastorale interessante! E si muove con attenzione agli eventi che capitano e che non lo lasciano indifferente. In particolare, a questo punto del suo itinerario, Gesù rimane colpito dalla vicenda di Giovanni il Battista, fatto fuori da Erode perché era troppo scomodo (Mt 14,1-12). Il Signore, saputolo, se ne vuole stare un po’ solo a pregare… Non ci è dato di sapere che cosa si sono detti, Lui e il Padre in quell’ennesimo dialogo che forse ha avuto come oggetto il procedere della sua missione, dopo che il Battista aveva testimoniato fino al sangue la sua fedeltà alla giustizia di Dio.

Di sicuro, Gesù non si lascia vincere né dallo sconforto né dalla paura. E continua la sua avventura offrendo, dopo il lungo discorso sul regno, un segno straordinario della sua capacità di dare nutrimento e vita (Mt 14,13-21).

IL famoso racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci è preludio della sua Pasqua, e perciò dell’Eucaristia. Lo possiamo leggere pensando alla esperienza della Messa che viviamo ogni settimana.

Cercato dalla gente che abitava attorno al mare di Galilea, si lascia raggiungere e commuovere. Gesù vede e si commuove. Sono spessissimo insieme questi due verbi: lo sguardo che si posa sulla folla o sulle singole persone è collegato al cuore che vibra di affetto, di premura, di desiderio… È così che ci guarda quando siamo radunati in chiesa, perché sappiamo che lui è lì e siamo andati a cercarlo uscendo dalle nostre case. Dobbiamo sempre sentirci addosso questo sguardo compassionevole, e purificare le eventuali idee sbagliate sugli occhi di Dio. Qualcuno infatti forse pensa ancora che Dio ci guardi male, o con sospetto, o con la minaccia…

Ci presentiamo a Gesù come gente affamata. Di pane e di parola. Ci presentiamo a lui forse anche con poca fede: gli vogliamo bene ma non siamo sicuri che lui possa risolvere i nostri problemi, o i problemi del mondo in cui viviamo, problemi di fame in tutti i sensi: materiale per molti, spirituale per molti di più! Come i discepoli quella volta, anche a noi potrebbe capitare di dire: «Congeda la folla perché vada a comprarsi il pane».

Però stiamo lì, e cogliamo che il Signore non ci disprezza, anzi, incredibilmente, ci valorizza. Anche se abbiamo solo cinque pani e due pesci, anche se abbiamo risorse ed energie limitate, anche se siamo peccatori superficiali e testardi, Gesù scommette su di noi: «portateli qui!». E noi all’offertorio della Messa mettiamo qualche monetina o qualche genere alimentare nei cestini per dire che vogliamo portare su quell’altare le nostre persone. Così come siamo: con le ricchezze e le debolezze di ogni giorno, contenti di essere valorizzati dal Signore.

Il resto è l’Ultima cena. Anticipata in quel prato, continuata nelle nostre chiese. È il dono che Gesù fa di sé, della sua stessa persona presente con il suo corpo, la sua mente, la sua anima e la sua divinità sull’altare. Non ci dona solo delle cose, il Signore: ci dona se stesso. E ci mette e ci rimette nella incredibile logica della divisione che diventa moltiplicazione. Non lo fa con formule magiche da iniziati. Lo fa con il semplice dono di sé nel quale ci chiede di essere coinvolti. Perché lui ci vuole bene e si mette al nostro servizio.

E siccome noi gli vogliamo bene, ci mettiamo sempre più al servizio suo e dei fratelli. Alimentando la logica nuova che fermenta il mondo malmesso. Il mondo affamato. Il mondo disorientato. Infatti, noi che condividiamo il pane celeste, non possiamo non condividere il pane terreno.

L’abbondanza di quella volta è l’abbondanza di oggi. Bisogna però avere occhi per vederla. Fatichiamo alle volte a vedere l’abbondanza dei doni della creazione: vediamo solo i nostri e siccome abbiamo paura di non goderli abbastanza, li gestiamo con egoismo. Mentre il Padre prepara il pane per tutti, dando sole e pioggia ai campi dei buoni e dei cattivi… E fatichiamo pure a vedere i doni spirituali di Dio: quante lamentele sulla sua distanza o addirittura assenza… Mentre la sua Parola risuona con abbondanza nella chiesa e nei cuori. Mentre l’Eucaristia, esperienza viva della sua presenza, continua ad essere celebrata. Mentre il suo Perdono può essere continuamente ricevuto nella Confessione. Mentre il suo amore sponsale risplende nella vita di tanti coniugi e genitori. Mentre il suo amore pastorale si fa visibile nei volti di tanti preti e vescovi generosi.