Per chi spendo la vita?

Commento al Vangelo del 26 luglio 2020.

Ancora tre parabole di Gesù, che ci fa entrare, con la testa e con il cuore, nell’esperienza del regno dei cieli (Mt 13,44-52). Appartenere al Regno, far parte della famiglia di Dio, entrare nella vita dei suoi figli… è come fare esperienza del trovare un tesoro o una perla preziosa. Che accade nel cuore di quell’uomo che trova il tesoro nascosto in un campo? O di quel mercante che trova una perla preziosissima?

Accade anzitutto un processo di discernimento. C’è una valutazione, un giudizio di valore. Di quel tesoro e di quella perla si coglie con chiarezza la preziosità. E la si confronta inevitabilmente con tutto il resto. Il lavoratore e il mercante hanno altre cose di valore, ma niente regge il confronto. Intelligenza e cuore dicono che tutto il resto può essere venduto pur di avere ciò che si è scoperto. E questo accade in un clima interiore di gioia.

Qui non si tratta dei fronzoli della vita. Qui si tratta del senso profondo della nostra esistenza, sul quale non possiamo esimerci da un serio discernimento, pena una superficialità che ci svuota. Di certo, il Signore ci ricorda che siamo fatti per qualcosa di grande e prezioso. Qui si tratta di capire per che cosa vivere, per chi spendere la vita. Si tratta di verificare gli orientamenti di fondo delle nostre scelte, per scegliere qualcosa che disseti le esigenze più profonde del nostro cuore e che abbia una consistenza forte e una durata stabile.

Dunque, che ne è del nostro rapporto con la Trinità e con la sua proposta di vita? Che ne è del nostro appartenere alla grande avventura della Chiesa e della missione di annunciare la Pasqua al mondo? Forse abbiamo già valutato bene e messo tutto al servizio di questo progetto. Forse abbiamo già trovato nel Signore la nostra gioia…

O forse stiamo ancora pazientemente cercando, stiamo confrontando quel che abbiamo e viviamo con la Parola di Dio e stiamo facendo piccole scelte di preferenza di ciò che desidera il Signore. Forse il nostro entrare nel Regno non ha la connotazione di una cosa improvvisa e subitanea come nei personaggi della parabola. Piuttosto, cresciamo a piccoli passi e scopriamo che il tesoro e la perla sono sempre stati tra le nostre mani senza che noi ce ne accorgessimo.

Con l’ultima parabola, quella dei pescatori che a riva tengono il pesce buono buttando via quello cattivo, Gesù insiste sul discernimento. E insiste sul fatto che la nostra scelta di oggi, ogni nostra piccola e seria scelta di oggi, ha un valore infinito ed eterno. Facciamo un po’ fatica, noi occidentali sempre più immersi in un clima di provvisorietà, di cambiamenti veloci e improvvisi, di dimenticanza di ciò che è successo ieri… a capire la forza della nostra responsabilità. Facciamo sempre più fatica ad essere uomini di parola, stabili nelle scelte. Il nostro contesto culturale proprio non ci aiuta: si afferma sempre più l’idea che va bene tutto e l’esatto contrario di tutto, con il criterio di ciò che mi soddisfa in un certo momento. Ma il vangelo ci dice una antropologia diversa, una visione della nostra persona più stabile e radicata in una identità che ci è offerta dal Signore. Ci rivela che la nostra gioia piena è conoscere il nostro dna di figli di Dio e di spendere la vita per il regno della misericordia e della giustizia.

Mettendo insieme l’antico e il nuovo, il tesoro di valori che ci è consegnato dalla tradizione e la novità che lo Spirito sa suscitare nella vita di ognuno e della nostra comunità. Essere nel regno è una avventura bella: né ingessata nel ‘si è sempre fatto così’, né lasciata in balia di ogni vento sentimentale. La vita dei santi ci mostra questa via che non ha nulla a che fare con la noia…