Novena di Natale. L’unità delle due nature in Cristo

Abbiamo contemplato la verità della divinità di quel bambino.

Abbiamo affermato (assieme ai nostri antenati e padri nella fede) la vera, completa, integra umanità di Gesù Cristo.

Ora ci poniamo di fronte al mistero dell’unità, in Cristo, della natura divina e della natura umana.

Che cos’è che unisce le due nature? In che modo esse sono unite?

Il punto di partenza per la discussione fu la devozione a Maria. Che dire di lei? La tradizione della Chiesa, la pietà popolare, i testi liturgici, la chiamavano coraggiosamente ‘Madre di Dio’. A Nestorio, un siriaco che divenne patriarca di Costantinopoli, non piaceva questo nome. Secondo lui creava confusione. Maria non era la Madre di Dio, ma solo la Madre di Cristo, perché non era possibile che da Maria fosse generata la divinità di Cristo, oltre che la sua umanità. Tale posizione era rischiosa. Anche se non si possono sicuramente atttribuire a Nestorio (di cui in realtà si hanno pochissimi scritti), le conseguenze potevano essere queste:

– in Gesù Cristo c’erano due figli, uno di Dio e uno di Maria. Il Figlio di Dio aveva ‘adottato’ il figlio di Maria, che era diventato il tempio del Figlio di Dio, e l’unione delle due nature in Cristo rimaneva per così dire ‘estrinseca’: erano come appiccicati l’uno all’altro grazie alla benevolenza del Figlio di Dio che aveva unito a sé il Figlio di Maria.

– Conseguenza ulteriore: aveva sofferto e patito ed era morto solo Gesù, l’uomo, e non il Logos, il Verbo, il Figlio eterno di Dio impassibile e immutabile. Insomma, una cristologia ‘divisiva’.

…In realtà, Nestorio rifiutò queste accuse, ma le cose andarono in un certo modo e lui ci fece questa figura: noi non accusiamo lui, ma prendiamo posizione nei confronti delle idee che gli sono attribuite.

Ci fu una furente polemica tra Nestorio e Cirillo, vescovo di Alessandria, tra i seguaci di Nestorio e i seguaci di Cirillo. Tanto che l’imperatore, per calmare le acque, convocò ad Efeso un’altra riunione di vescovi, invitandoli tutti: quelli d’oriente e quelli di occidente. Era il giugno dell’anno 431. C’era caldo, c’era una gran confusione e litigi, i vescovi occidentali tardavano ad arrivare. Si cominciò lo stesso la riunione, e le cose più importanti furono dette il primo giorno, in un modo per noi un po’ frettoloso, ma il cui risultato costituisce un dogma per la nostra fede, anche perché, quando arrivarono, i vescovi dell’occidente dissero che erano d’accordo.

Quel giorno si cominciò a leggere, per stare sul sicuro, il simbolo di Nicea. Nestorio non aveva voluto essere presente.

Poi si lesse una lettera di Cirillo, vescovo di Alessandria, inviata proprio a Nestorio. I padri presenti dissero che questa lettera era perfettamente in sintonia con il credo di Nicea.

Poi si lesse una lettera di Nestorio, e i padri dissero che non era in sintonia con Nicea.

Dopo aver ascoltato altre testimonianze, si decise di destituire Nestorio dalla sua carica di vescovo.

Non ci fu dunque una  nuova formulazione della fede: si approvò la lettera di Cirillo.

Che dice questa lettera? Dice queste cose:

1. Divinità e umanità sono unite in modo indicibile e inenarrabile e hanno prodotto per noi il solo Signore e Cristo e Figlio. In Gesù Cristo ci sono veramente tutte le caratteristiche della divinità e tutte quelle dell’umanità, ma il vero e unico protagonista rimane il Verbo di Dio, la Persona divina di Gesù. Il soggetto di ogni azione di Gesù Cristo è il Logos. È Lui che ha unito a sé, in modo indicibile e inconcepibile una carne animata da un’anima razionale. Le nature sono diverse, ma si sono unite in vera unità, e da ambedue è risultato un solo Cristo e Figlio.

2. Se questo è vero, come è vero, allora il Verbo è veramente soggetto di tutto ciò che possiamo dire dell’umanità di Gesù, è il soggetto della nascita, della crescita, delle cose fatte e dette da Gesù, della sofferenza, della morte, della risurrezione. Con una espressione latina, i nostri antenati e padri nella fede parlavano di ‘communicatio idiomatum’, la ‘comunicazione delle proprietà’, delle caratteristiche: ciò che è caratteristico dell’umanità lo possiamo attribuire alla divinità e viceversa. Si può dire allora, e noi cristiani lo diciamo con stupore, rispetto e trepidazione, che Dio ha patito ed è morto!

3. E possiamo coraggiosamente dire, allora, con tutta la Chiesa, che Maria è ‘Madre di Dio’: theotòkos! Non perché la natura divina del Figlio abbia cominciato ad esistere dalla Santa Vergine! Si dice che il Verbo è nato secondo la carne perché Maria ha generato il santo corpo dotato di anima razionale, a cui il Verbo è unito secondo l’ipostasi, cioè sostanzialmente.

L’unico e solo Signore e Cristo e Figlio è stato generato da Maria secondo la carne, nella sua dimensione umana, che non è un pezzo semplicemente appiccicato, esternamente, alla divinità, quasi fosse nato prima e poi il Verbo se ne fosse appropriato. Nel grembo di Maria, fin dal primo istante, ciò che è presente è il Figlio di Dio, che è soggetto di tutta la sua divinità Dio , e che è insieme, nello stesso tempo soggetto di tutta la sua umanità.

Sono parole dure, che sfidano la nostra intelligenza, e che ci chiedono di inchinarci al mistero. Noi cerchiamo di accogliere: non sappiamo spiegare come è successa questa cosa, diciamo solo che è successa, perché così ci insegna la Chiesa. Ci inchiniamo con un profondo senso di ringraziamento: l’umanità assunta da Gesù nel grembo della Vergine è la nostra umanità, è la mia umanità. E se l’umanità di Gesù è intimamente unita, in modo indicibile e inenarrabile alla sua divinità, allora ogni persona umana è indicibilmente e inenarrabilmente unita a Dio, riconciliata con lui, in comunione con Lui.

Due anni dopo il concilio di Efeso, fu redatta una formula, detta d’unione, che esprime la fede con parole ancora più ricche: le proclamiamo insieme.


Professiamo perciò il Signore nostro Gesù Cristo,

il Figlio di Dio, l’Unigenito,

Dio perfetto e uomo perfetto per anima razionale e corpo,

nato dal Padre prima dei tempi secondo la divinità,

e negli ultimi giorni egli stesso per noi e per la nostra salvezza

nato da Maria vergine secondo l’umanità,

consustanziale al Padre secondo la divinità

e consustanziale con noi secondo l’umanità.

Infatti è avvenuta l’unione di due nature.

Perciò professiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore.

Secondo questo concetto dell’unione senza confusione,

professiamo la santa vergine Madre di Dio,

perché il Dio Logos si è incarnato e si è fatto uomo

e per questo concepimento

ha unito a sé il tempio che ha assunto da lei.