Giovani in Sicilia 2019 – 23 luglio

23 luglio

Il primo giorno se ne è andato in fretta, qui in Sicilia. Siamo in diciotto, per lo più giovani diciottenni, a vivere questa settimana per incontrare gente, per vivere in fraternità tra di noi, per riflettere e tentare di crescere nella nostra responsabilità dentro alla società. Da cristiani che cercano di capire che il Regno di Dio non è di questo mondo, ma cresce, come granello di senape gettato in questo mondo.

A Palermo arriviamo con un volo perfetto e in anticipo. Le operazioni di noleggio degli automezzi sono veloci e presto possiamo incontrare don Davide, che a Terrasini ci accoglie con il suo solito calore e ci mette a disposizione le sale della parrocchia dove alloggeremo in questi giorni. Mentre arriva anche Andrea in aeroporto, ci si prepara ad assaggiare subito il mare cristallino di qui. Non alla Praiola, che è piena di alghe, ma alla vicina spiaggia di Magaggiari, a Cinisi.

Il pranzo è a panini, dalla Lia, nel suo chiosco investito dal vento sul lungomare, sotto un sole limpido e abbagliante.

Nel pomeriggio si va a Capaci. Ci aspetta nel Giardino della memoria Quarto Savona Quindici l’amico Antonio Vassallo, che inizia la sua testimonianza senza tanti convenevoli. Fotografo, si recò immediatamente tra le macerie dell’autostrada esplosa. Vide ‘quell’uomo’ (senza riconoscere che fosse Falcone) morente, che gli diceva: ‘ce l’hanno fatta ad ammazzarmi quei mascalzoni’. Le sue foto furono immediatamente requisite da due personaggi che dovevano essere delle forze dell’ordine. Ma di quelle foto non si seppe più niente. Non servirono per le indagini. Forse ritraevano qualcuno che in quel posto e in quel momento non doveva esserci. Già, perché la mafia ha eseguito il lavoro sporco, ma qualcun altro era alla regia di un attentato che richiedeva competenze enormemente più grandi di quelle che quei ‘sottosviluppati’ dei mafiosi di Capaci potevano avere. Con passione Antonio racconta la sua rabbia, la sua frustrazione, ma anche e soprattutto il suo indefesso impegno di testimonianza, in questi luoghi, mettendosi a disposizione continuamente di gruppi che vengono in visita e cercano di capire.

Dopo una sosta ad un bar vicino, Antonio ci porta sul pendio della montagna, al luogo dal quale fu azionato il comando dell’esplosione. Una vista stupenda sul golfo di Carini. Il sole abbaglia con il suo riflesso sul mare calmo. La calura si fa sentire, tra il concerto di cicale e alcune mucche silenziose che pascolano le poche erbe verdi degli scoscesi pendii. Accanto al casottino che riporta la scritta ‘no mafia‘  (da lui stesso tinteggiata in quel triste 23 maggio del ’93), continuiamo ad ascoltare la sua testimonianza, in un dialogo che ascolta le perplessità suscitate dai suoi modi diretti e dalle dimensioni di analisi del fenomeno mafioso in parte inaspettate, soprattutto quella della ‘trattativa Stato mafia, dai contorni piuttosto confusi, ma drammaticamente esistenti. Una infarinatura interessante, oggi, piena di spunti colti da ciascuno di noi e da approfondire nei prossimi incontri:

– “Cos’è la legalità?”

– “Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana” )(Giovanni Falcone

– “Quando lo guardai negli occhi capii cosa stesse pensando “alla fine quei mascalzoni ce l’hanno fatta”

– “L’umiltà non ha limiti

– “Per convenienza, sto con voi perché é più conveniente che stare con la mafia. Qualche soldo in meno ma tanta dignità in più”

– “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza”.

– “Falcone, come tanti altri, non era un eroe, era semplicemente una persona normale che faceva il proprio lavoro in un contesto difficile”

– “Quello striscione che apriva il corteo era stato preso in mano poco tempo prima da me da uno dei colpevoli”

– “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine.”

– “Ci sono tante mele marce, ma ho fiducia nelle forze dell’ordine e negli uomini dello Stato”

– “Se la mafia è una istituzione antistato che attiva consensi perché ritenuta più efficiente dello stato è compito della scuola rovesciare questo processo perverso, formando giovani alla cultura dello stato e delle istituzioni”

Rientrati da Capaci, ci sta un tuffo nelle limpide e fredde acque inondate dalla luce del tramonto.