Lectio divina sul Vangelo secondo Luca: 4

In questo anno pastorale 2015/2016 ci sentiamo chiamati a camminare alla presenza del Signore: ci aiuta l’esperienza dei primi discepoli di Gesù, che contempliamo meditando il racconto dell’evangelista Luca. Come fa il bue (simbolo dell’evangelista Luca), ruminando la Parola di Gesù (il leone), il discepolo peccatore e disordinato è trasformato e salvato.

Gli spunti qui riportati sono la sintesi della condivisione tra i partecipanti alla lectio divina di domenica 24 gennaio 2015 su Lc 4,31-44, offerti a tutta la comunità. Tutti sono invitati a trovare un momento personale o famigliare per la lettura e la preghiera.

Meditazioni precedenti:

Luca 2, 39-52 Nelle cose del Padre mio bisogna che io sia

Luca 1,5-25 L’annuncio a Zaccaria

Luca 1,1-4 La solidità delle parole

 

4,31-44.  Imponendo le mani a ognuno di loro, li curava.

Alcuni punti per la meditazione personale

31-32. Luca ci parla dell’autorità della parola di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo: questo è un problema grande: il rapporto tra la natura umana e la natura divina! Parole convincenti, ma anche miracoli veri e propri! Tra mille anni qualcuno sarà ancora qui a cercare di capire.

Dal contesto si capisce che questa autorità consiste nel potere che essa ha di compiere quanto dice, di farsi obbedire e di liberare dal male. L’atteggiamento giusto davanti alla Parola è la meraviglia (‘erano sconvolti’).  La meraviglia è madre della sapienza: per essa il cuore si apre ad accogliere ciò che è nuovo e bello, vero e amabile.

La gente percepisce l’autorevolezza di Gesù. La gente evidentemente l’ha ascoltata, ne ha sentito il tono, ha visto il gesticolare di Gesù. Forse oggi Gesù avrebbe qualche difficoltà ad essere così autorevole attraverso un sms! Questa capacità di leggere le emozioni di chi comunica viene sempre meno. Si comunica in modo molto impersonale! Non sarebbe male, se fossimo più attenti e stimolanti in questo, recuperare la capacità di parlare davanti alla faccia delle persone, insegnandolo ai ragazzi e ai bambini.

33-37. Gesù si fa proprio presente nelle situazioni della quotidianità: sinagoga, Galilea delle genti, casa… lì incontra le persone, dove è presente un po’ di tutto: puro e impuro, ricerca, malattie, limiti. Ci incontra in quelle situazioni lì! Nella nostra esistenza piena di contraddizioni. Questo ci dà speranza, coraggio e fede. La sua Parola agisce con autorità proprio lì. La parola di Gesù è efficace: vince il male.  Gli esorcismi sono la continuazione della sua vittoria su satana, riportata nelle tentazioni; danno il senso di tutta la sua azione: è venuto nel mondo per liberare l’uomo schiavo del male. Quanto è devastante il male nel mondo! Quante forme prende nel cuore e poi nella vita e nelle strutture e nelle istituzioni… L’uomo vive e agisce secondo lo spirito che ha.  Gesù agisce nello Spirito santo; l’uomo invece nello spirito “impuro”. “Impuro” è tutto ciò che ha attinenza con la morte e si contrappone radicalmente a Dio (che a noi e a te?). Gesù dissocia il malato dal male e dalla menzogna: Sii imbavagliato! Esci! La partita si gioca nel cuore dell’uomo, dove si ascolta la Parola. La Parola autorevole di Gesù provoca ancora stupore…

38-39. Un miracolo brevissimo, ma importantissimo: l’attenzione è tutta sul ‘li serviva’ finale: l’obiettivo di ogni intervento di Gesù (nel cui chinarsi notiamo la delicatezza di Dio…) è abilitare le persone al servizio. Anche lui, d’altronde, è presente in mezzo a noi come Colui che serve (22,27). Ma servire non è così immediato e automatico. ‘Purtroppo’ ci viene chiesto in tutto il giorno nelle varie situazioni in cui ci troviamo. E non sempre abbiamo voglia! Mi venisse una bella febbre, così non faccio più niente. La Parola ci solleva: Gesù ci guarisce dalla febbre… da soli non possiamo farcela. La preghiera è perché le energie si rinnovino per mettersi al servizio anche quando noi crediamo di poterne fare a meno.

Da notare qui anche l’importanza della preghiera di intercessione.

40-44. Si completa il primo abbozzo del volto di Gesù: gli uomini lo vedono come il salvatore, i demoni lo gridano Figlio di Dio e lo conoscono come Cristo. Suggestiva la notazione temporale: al calar del sole. Quasi allude alla sera della morte e alla notte di Gesù nel sepolcro, che viene trasformata in momento di comunicazione della vita risorta.  È ancora sottolineata la mediazione e la corresponsabilità dei fratelli nella salvezza di tutti (li conducevano). Gesù si accosta a ciascuno, con una attenzione personale a tutti: si occupa dei malati, non del male! E “non permette” che i demoni lo proclamino: accetta che gli uomini proclamino la sua verità, ma non accetta che sia il male a proclamarlo, anche se ne è costretto. Perché la sua verità è libertà e salvezza e va quindi proclamata con la mente e col cuore.  Se no è dannazione.  Si intravvede anche traccia del segreto messianico di Marco, che non permette la proclamazione della gloria prima della croce. Gesù, da parte sua, si proclama come l’evangelizzatore del regno di Dio, spinto da una misteriosa necessità: “Bisogna che io evangelizzi”. Gesù annuncia la buona notizia del regno di Dio – è inviato apposta dal Padre – a tutte le “altre” città.  Grande è per Luca la preoccupazione per gli “altri”, i lontani. Contempliamo la libertà di Gesù nel fare del bene, che non ha un bisogno di legame semplicemente affettivo! E contempliamo pure la prudenza di Gesù: se si sta lì ad ammiccare a una debolezza o una tentazione si va a a finir male. Tanto più che poi ci si abitua! Se si vuole stare dentro a un certo itinerario, ci vuole chiarezza subito e sempre! Conoscersi e tirarsi fuori subito! Sono indicazioni molto umane, psicologiche, prima ancora che teologiche! La verità rasenta la vita e le sue dinamiche molto reali

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