Vi do la mia pace!

Commento al Vangelo del 29 novembre 2020.

Per la nostra Comunità parrocchiale, in questo anno càpita che si inizia con l’Avvento il cammino pastorale, con il programma messo a punto dal Consiglio pastorale e che oggi viene pubblicato: ‘Vi do la mia pace!’. Che bello: la Liturgia è la nostra scuola e scandisce in modo ancora più esplicito la nostra esperienza di fede personale e comunitaria. Viviamo con il Signore che desidera follemente per noi la felicità, la beatitudine in questo tempo così difficile, e vuole fare di noi gente piena di speranza e operosa nella carità. Il testo del piano pastorale è a disposizione di tutti (in chiesa o sul sito della parrocchia), come traccia del nostro cammino annuale, da vivere in un continuo discernimento.

Partiamo dunque dalla prima domenica dell’Avvento, che è come il capodanno della liturgia. Riprende daccapo, eppure in modo sempre rinnovato, l’esperienza dei misteri della salvezza. Riprende, per una iniziativa di Dio che è presente, sta dentro alla storia in ogni tempo e in ogni luogo e di ogni persona. E vuole far assaporare la sua presenza amante e sapiente in ogni situazione, desiderando introdurre sempre più i suoi figli nella pienezza della partecipazione alla sua vita, alla sua pace, alla sua felicità.

La pagina evangelica che quest’anno fa da ouverture al cammino è proprio un invito ad una vita sveglia (Mc 13,33-37), piena di vigilanza. Che vita è quella dei discepoli vigilanti?

È la vita di chi sta in attesa dell’incontro definitivo con il Signore, che è venuto, che viene e che verrà. Vita che non si chiude con il paraocchi negli impegni, nelle soddisfazioni, negli affanni del momento presente, ma che sa stare dentro al momento presente con la consapevolezza della presenza operante di Dio. Del Dio che si è fatto vivo e ha dichiarato il suo amore nella incarnazione e nella Pasqua, che si fa vivo ora nel mistero invisibile della Parola e dei Sacramenti, che verrà di nuovo, improvvisamente, e si farà vedere e abbracciare definitivamente, nella inebriante dolcezza del suo abbraccio.

È la vita che gode quotidianamente della pienezza della gioia e dell’impegno, come se fosse l’ultimo giorno, come se fosse l’unico giorno, come se fosse già il giorno definitivo. Gesù non ha proprio voluto comunicare giorno e ora della fine, quella di ciascuno e quella del cosmo intero. Non è importante saperlo (per quanto possa essere desiderabile per noi). Può essere in ogni momento. E questo non deve mettere paura, ma predisporre a vivere un presente carico di eternità, cioè carico di un valore e di un significato che il Signore conserverà per sempre.

È la vita impegnata di chi sa di ricevere da Dio il potere del servizio, ciascuno secondo il proprio compito. Vita responsabile (intelligente e libera) di figli che condividono, al servizio gli uni degli altri, l’economia della salvezza, e si danno da fare perchè la vita della casa (della chiesa, delle famiglie, della società) sia secondo il cuore di Dio. E Dio desidera rifare l’umanità, cristificarla, farla diventare la famiglia dei suoi figli. Un impegno grande e concreto, di giustizia e di pace. Per gente forte e tosta. Non per chi cerca la ‘divano-felicità’

È la vita, ancora, del ‘portiere che veglia’. Come una sentinella, il discepolo sta attento a quel che capita, apre gli occhi sulla realtà e cerca di cogliere ogni segno significativo del ritorno del Signore. Anche nella notte più buia, anche nelle situazioni più difficili, che mettono paura e smarrimento, l’orecchio dei discepoli è teso ai sussurri di Dio, e il suo occhio si allena a vedere l’opera che Gesù, esperto d’amore crocifisso, sa intraprendere anche nelle pieghe più nascoste della storia.