Piano Pastorale Parrocchiale 2020-2021: Vi do la mia pace!

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Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27)

La comunità parrocchiale di S. Agostino si sente chiamata dal suo Signore a stare dentro a questo tempo storico con la piena convinzione di essere amata e inviata ad annunciare il mistero dell’amore folle di Dio per gli uomini di questa città di Ferrara. Siamo il popolo di Dio fatto per la missione, per vivere e annunciare la Pasqua di Gesù a tutti, ognuno con il suo stile di vita. Tutta l’organizzazione della vita parrocchiale è in funzione della testimonianza che il Signore ci chiede di vivere nella situazione particolare che il mondo sta vivendo, in una rinnovata tensione fra luce e tenebre, fra tanti ostacoli al bene (la pandemia ne è solo una dimensione) e tante iniziative di bene suscitate dallo Spirito.

Rimaniamo dunque in forte atteggiamento di discernimento. Abbiamo avuto conferma, rileggendo Atti degli Apostoli nello scorso anno, che dobbiamo essere sempre in ascolto dello Spirito: è lui che dà volto e forma ad ogni discepolo del Signore e alle comunità cristiane. Viviamo con freschezza e novità, con fedeltà alla Tradizione e apertura a modi e linguaggi nuovi di presenza missionaria.

Siamo la Chiesa di Ferrara-Comacchio. Ci conforta la comunione con il vescovo e tutti i fedeli della Chiesa di Dio che è in Ferrara-Comacchio: dentro questa esperienza visibile di Chiesa ci muoviamo. Desideriamo crescere nella santità in ogni stile di vita cristiano. E desideriamo dare il nostro contributo perchè siano rinnovate in senso missionario le strutture organizzative della pastorale, e in particolare le collaborazioni pastorali tra le parrocchie. Con la nostra Chiesa diocesana ci prepariamo a vivere il biennio eucaristico che sarà una occasione formidabile di con-formazione al nostro Signore che è presente nel suo donarsi perennemente a noi e nel coinvolgerci in una comunione profondissima. Presenza e dono saranno le parole-chiave del biennio eucaristico diocesano.

Siamo nella Chiesa universale. Ci conforta l’essere dentro al cammino della chiesa universale, che tenta di prendere concretamente quella forma missionaria che il Signore le ha dato. Traiamo ispirazione dagli Atti degli Apostoli e dal Concilio Vaticano II, dalle encicliche Evangelii Gaudium e Fratelli tutti: desideriamo essere protagonisti del continuo rinnovamento ecclesiale che permette al Signore di allargare nel mondo il suo Regno.

Sappiamo che il cammino della Chiesa è faticoso. Tante tensioni la attraversano, tante tendenze di divisione e di frammentazione la impoveriscono e rischiano di renderla irriconoscibile. Ci feriscono le divisioni nella Chiesa e fra le Chiese. E le divisioni con gli uomini di buona volontà. Desideriamo essere servi dell’unità e del dialogo, della accoglienza chiara e misericordiosa del nostro Signore. In comunione con il nostro Papa Francesco e il nostro Vescovo Gian Carlo.

I primi passi del nuovo Consiglio pastorale. Il Consiglio pastorale parrocchiale, eletto nel mese di ottobre del 2020 e insediatosi il 1° novembre 2020, ha cercato subito di vivere l’ascolto dello Spirito per cogliere le particolari sottolineature per questo anno pastorale che inizia in coincidenza con l’anno liturgico. Sarà interessante considerare durante l’anno la possibilità di dare abitualmente all’anno pastorale la stessa scansione temporale dell’anno liturgico.

La riflessione del Consiglio ha preso le mosse dall’ascolto della Parola del 1° novembre, Solennità di Tutti i Santi: la Buona notizia delle Beatitudini (Mt 5,1-12). E ha riflettuto considerando le linee del cammino della Chiesa universale, particolare e parrocchiale sopra appena accennate. Allo Spirito Santo e a noi pare opportuno muoverci come comunità parrocchiale con tre grandi attenzioni particolari in quest’anno pastorale 2020/2021: la mentalità delle beatitudini, lo stile della speranza, la concretezza della carità.

1. Pensare in grande: la rivoluzione delle beatitudini.

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.  Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.  Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi». (Mt 5,1-12)

Una promessa stupenda. È molto interessante che il primo grande discorso di Gesù, secondo Matteo, inizi con le beatitudini. Il cuore del vangelo è l’annuncio della pace che il Padre del Signore Gesù Cristo vuole dare a tutti. Questo fa di lui un Dio interessante, anche perchè per realizzare questa possibilità di felicità ha mandato il Figlio nel mondo per comunicare amore anche nelle pieghe più assurde della nostra esistenza. E nelle beatitudini, che sono una stupenda promessa, appare l’esperienza dell’amore trasformante di Dio, che riscatta da ogni ingiustizia e sofferenza con lo stile rivoluzionario della mitezza e della misericordia.

Il Signore è il primo beato. Riconosciamo nelle beatitudini come un autoritratto del Signore: la sua persona divina e umana ha vissuto concretamente e reso possibile per noi la maturità e la forza delle beatitudini.

Distanza e fascino. Cogliamo tutta la distanza delle beatitudini dalle logiche del potere, dell’avere e del successo, dalle esperienze di frammentazione e prevaricazione che pervadono il mondo. La radicalità delle beatitudini ci spaventa un po’. Ma cogliamo anche la forza profetica dello stile evangelico, come unica possibilità per costruire una umanità più fraterna e felice, incamminata verso il compimento del Regno. È chiaro che è il Signore a costruire, a far venire il suo Regno di giustizia e di pace: noi ci sentiamo onorati di esser chiamati a farne parte e di poter collaborare con lui scegliendo una vita povera, forte nella sofferenza, mite e misericordiosa, affamata di giustizia e di pace e disposta a tutto pur di dare una mano al Risorto.

Urge la formazione. Ci rendiamo conto che non abbiamo ancora capito bene la portata straordinaria delle beatitudini, sintesi del vangelo. Lo scorso anno abbiamo seguito i primi passi degli apostoli, che hanno speso la vita per annunciare il vangelo e per dare la forma delle beatitudini alle prime comunità cristiane. Durante quest’anno ci impegniamo ad ascoltare di più e meglio il Signore per lasciarci coinvolgere da Lui, ognuno per i suoi carismi, ed essere i missionari della Via cristiana.

Come approfondire la formazione sulle beatitudini durante l’anno?

– Con la predicazione dei pastori, che seguirà la Parola di ogni domenica dell’Anno liturgico alla luce delle beatitudini, cogliendo come il Signore ci conduca a vivere il suo stile di vita straordinario.

– Con la ‘lectio divina’, durante l’adorazione eucaristica del giovedì, alternandola con la meditazione delle letture domenicali.

– Con gli esercizi spirituali della prima settimana di Quaresima.

– Con testi di approfondimento sul foglio parrocchiale e sul periodico Insieme.

2. Saranno consolati

Lieti nella speranza. Sullo sfondo delle Beatitudini, sentiamo particolarmente forte l’appello del Signore ad essere ‘lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera’ (Rm 12,12). Proprio mentre il Consiglio pastorale parrocchiale metteva a punto questo programma, i vescovi italiani hanno mandato a tutti i fedeli il loro Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia’ (22 novembre 2020), ispirato a questo versetto di san Paolo, che ha sperimentato in profondità la pace del Signore.

Il Signore fonte di speranza. Davvero sentiamo che il Signore c’è e resta l’unica fonte di speranza nello smarrimento e nella fatica che la società mondiale sta vivendo, nel disorientamento della pandemia che evidenzia le tante fragilità che esistevano già, nella fatica a vivere la condivisione e la solidarietà, nel facile dilagare della paura, della lamentela e della sfiducia. Il Signore morto e risorto, esperto del dramma della vita, è venuto a immettere la linfa dell’amore infinito del Padre e della sapienza infinita dello Spirito dentro ai cuori delle persone. Perchè tutti possano stare dentro alla ‘passione’ con l’apertura alla speranza.

Portatori di speranza. Se riconosciamo dunque che solo la Trinità è fonte di consolazione, vogliamo abbeverarci a questa fonte, sempre. E riconoscere e lasciarci guarire dal veleno della paura, della sfiducia, della tristezza, della solitudine.

Siamo certamente chiamati a vivere il ministero della consolazione: nel vortice dell’eucaristia, nell’aiuto fra di noi per essere seme di consolazione in tutti gli ambienti in cui viviamo! Entrare nella esperienza delle beatitudini ci porta ad essere fruttuosi, testimoni di forza e di consolazione.

Con intelligenza. Essere portatori di speranza, per i cristiani, non vuol dire volare astrattamente sopra i problemi del mondo. Gesù non lo ha fatto. Gesù ha scrutato, interpretato, denunciato. Anche per noi, portare speranza significa esser gente che si informa, che sa leggere con intelligenza dello Spirito le situazioni, che ha il coraggio di denunciare le cose sbagliate mentre annuncia la giustizia.

Come aiutarci ad essere forti nella speranza?

– Vivendo bene i momenti di incontro con la Trinità: quelli comunitari (specialmente la celebrazione eucaristica e l’adorazione/lectio divina) e quelli personali, in un rinnovato impegno di ciascuno a darsi i giusti tempi per la preghiera

– Vivendo bene gli appuntamenti di incontro e di aggregazione che (pur negli eventuali limiti dell’emergenza sanitaria) cercheremo di darci, ripensando anche la Festa di S. Agostino.

– Riflettendo sulla esperienza dell’Oratorio, sull’opportunità di conservare l’ANSPI parrocchiale, sulla valorizzazione della Associazione Arcobaleno.

– Con l’attenzione alla lettura della storia attuale alla luce della fede nei momenti di formazione dei giovani e degli adulti

– Con il convegno annuale organizzato dall’AC parrocchiale assieme alle altre parrocchie del quartiere

– Con l’attenzione al magistero del vescovo e del papa

– …

3. Beati i misericordiosi

Al centro delle Beatitudini ci sta la contemplazione della misericordia di Dio, il suo atteggiamento benevolo verso di noi, il suo amore pazzesco per ogni uomo e per l’umanità intera. La misericordia della Trinità è molto concreta: è la continua comunicazione della sua vita, del suo affetto, del suo perdono. Dio Padre non risparmia nulla per noi. Gesù ripete, nel discorso della montagna, l’ideale di ogni suo discepolo: siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli (cf. Lc 6,36).

Non si scappa: sulla misericordia si gioca la nostra felicità.

La comunità parrocchiale di S. Agostino ha sempre cercato di vivere l’attenzione concreta ai poveri, spinta dalla misericordia della Trinità. Lo ha fatto con forme diverse, a seconda dei momenti e delle esigenze del quartiere. Siamo convinti che bisogna dare continuità all’esperienza parrocchiale caritativa della San Vincenzo riorganizzandola al meglio, in modo più rispondente ai suggerimenti del Signore e alle esigenze dei fratelli con cui viviamo. Una serie di nuove povertà ci interroga. La situazione sociale del quartiere è diversa da quella di qualche decennio fa e forse non l’abbiamo ancora letta bene, nonostante lo sforzo messo a tema negli ultimi programmi pastorali.

L’anno pastorale è tempo di riflessione, di rimotivazione e di attivazione di nuove risorse spirituali e di servizio, perché il volto della nostra comunità sia immagine della misericordia di Dio.

Come ravvivare l’esperienza concreta della carità?

– Curare le relazioni in famiglia, in comunità e nel quartiere, continuando ad espandere uno stile di cordialità e di accoglienza reciproca.

– Guardare ai poveri (vicini e lontani, poveri nello spirito e nel portafoglio) con lo sguardo di Gesù, ricordarli più sistematicamente nella preghiera personale e comunitaria.

– Continuare la condivisione dei beni con la raccolta di generi alimentari e di offerte.

– Vivere l’impegno educativo alla carità in famiglia e nei gruppi parrocchiali con scelte concrete di servizio e di condivisione.

– Sostenere la San Vincenzo parrocchiale verificando la possibilità di un maggiore coinvolgimento dei parrocchiani e individuando forme più adeguate di servizio ai poveri, specie nell’ascolto e nel dialogo.

– Studiare con più attenzione le situazioni di povertà del quartiere.

– Potenziare uno stile di carità in parrocchia e mettendosi nella rete delle realtà cittadine specialmente Caritas e Viale K.

– Vivere esperienze di vicinanza agli anziani e valorizzare le forme di affidamento famigliare…

Buon cammino a tutti!

don Michele e don Christian e il Consiglio Pastorale parrocchiale