Belli come il Risorto

Seconda settimana di Quaresima: Con Gesù sul monte.

«Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce», ricorda l’evangelista Matteo, raccontando la trasfigurazione di Gesù sul monte (Mt 17,1-9). Aveva portato con sé Pietro, Giacomo e Giovanni per offrire a loro una esperienza particolarmente forte: mostrargli per un attimo la sua gloria. Difficile dire che cosa hanno visto esattamente… gli evangelisti (raccogliendo i ricordi degli apostoli) parlano di luce che abbaglia (il sole in realtà non lo puoi nemmeno guardare) e di luce candida. Parole che tentano di esprimere la gloria, cioè la bellezza e lo splendore di Dio. Di questa bellezza è intrisa la carne di Gesù di Nazaret. Il volto e la persona di Gesù, che Pietro, Giacomo e Giovanni erano abituati a vedere nella ordinarietà della natura umana (penso che Gesù pure nella sua umanità fosse proprio bello), sono il volto e la persona del Figlio di Dio, uguale al Padre nella divinità, bello ed eterno e forte e potente e felice come il Padre.
Perché Gesù ha voluto mostrare la sua bellezza abbagliante? Non certo per farsene un vanto (tanto è vero che proibisce ai suoi amici di parlarne in giro). Forse ci sono almeno due motivi. Il primo è che doveva preparare gli apostoli allo scandalo della croce e alla esperienza della risurrezione. Anche se hanno capito solo dopo la risurrezione, Gesù ha seminato nella loro memoria una impronta, un indizio della sua divinità, della sua vita che è più forte della morte e che la morte non può trattenere. Un indizio del suo amore splendido, che il peccato non può vincere: un amore luminoso, abbagliante, che riveste tutta la persona di Gesù, anche nella sua carne umana. E se lo splendore e la bellezza di Dio consistono nell’amore, allora si può fare il passaggio fondamentale per superare lo scandalo della croce e riconoscere, paradossalmente, anche nel volto di Gesù croci-fisso l’espressione di un amore infinito, dell’amore più grande, che dà la vita per i propri amici. E riconoscere anche in tutti gli sguardi e i gesti e le parole di Gesù la comunicazione dell’amore bellissimo del Padre.
Il secondo motivo della trasfigurazione è invitare Pietro, Giacomo e Giovanni e tutti noi discepoli del Signore a renderci conto che Gesù vuole farci partecipi di quella gloria, di quella bellezza, di quello splendore. Non per suo vanto, ripeto, ma per noi il Figlio di Dio ha accettato di incarnarsi e di passare attraverso il dramma della nostra esistenza. Per mettere dentro alla nostra carne la forza e la bellezza della sua divinità, cioè del suo amore.
Nel Battesimo infatti siamo stati rivestiti di una veste bianca, mentre il prete ci ha detto: «Sei diventato nuova creatura, e ti sei rivestito di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità: aiutato dalle parole e dall’esempio dei tuoi cari, por-tala senza macchia per la vita eterna». La nostra nuova dignità di figli di Dio è un dono che abbiamo ricevuto e riceviamo sempre gratis: Lui ci considera belli e ci aiuta ad essere belli in tutto, cioè a mostrare nella nostra vita il suo amore.
La nostra dignità di figli è anche un impegno da coltivare, nel dialogo con il Signore che non agisce automaticamente in noi, ma suscita la nostra intelligenza e la nostra volontà per scegliere di essere belli e splendidi in tutte le nostre parole e in tutti i nostri gesti.