Il peccato originale… origine di ogni peccato

Esercizi spirituali parrocchiali – 3 marzo 2020 – Meditazioni di don Christian Piva

“CRISTO VIVE IN ME”. ALLA RISCOPERTA DEL NOSTRO BATTESIMO

Nella giornata di ieri abbiamo sottolineato che la vita eterna, piena, santa, è un dono, è un regalo che Dio Padre vuole fare ad ogni uomo.

E lo sanno anche i bambini…i doni si ricevono da un altro, i regali li attendiamo da chi ci ama; lo stesso è per la vita eterna, è un dono che attendiamo e chiediamo a Dio Padre.

C’è stata una situazione – la prima di tutte nel corso della storia – che l’uomo ha voluto fare di testa sua, e ha osato pensare di prendersela lui la vita eterna. Ha fatto proprio un grande disastro!

Mi riferisco alla caduta di Adamo, a quel peccato che la riflessione teologica ha chiamato “originale”, per il fatto che è stato il primo peccato dell’umanità, ma vorrei dire che è “originale” nel senso che “sta all’origine”, all’inizio di tutti i peccati.

Insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica:

Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato. In coloro che sono stati rigenerati, infatti, non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel regno di Dio, né il peccato di Adamo, né il peccato personale, né le conseguenze del peccato, di cui la più grave è la separazione da Dio. (CCC 1263).

Se il Battesimo è lavacro che toglie il peccato originale, allora dobbiamo soffermarci a comprendere e meditare meglio questo peccato, perché anche se ora nessuno di noi lo porta con sé come colpa, tutti lo portiamo come ferita, come inclinazione a ripetere la stessa dinamica.

Seguiamo il testo biblico di Genesi 3.

Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?”.

Sappiamo bene che il serpente nella Scrittura è il diavolo e l’autore sacro in queste pagine ha veramente pesato ogni parola.

‣ Il serpente era “il più astuto” tra tutte le bestie; Lucifero era l’angelo più intelligente, il più ben riuscito di tutti…e ha così peccato di superbia, come se avesse detto: “Sono bello, forte e autonomo anche senza di Te, Creatore. Non ti voglio servire, ma voglio servire solo me stesso!”. Questo ragionamento è stato il suo precipitare nell’inferno “preparato per il diavolo e i suoi angeli”.

Perché il diavolo tenta Eva, la donna? Mi è stata insegnata questa bella spiegazione: Eva è l’ultima creatura che Dio ha fatto ed è come fosse “la firma” che Dio ha messo su tutta la creazione. Creando la donna Dio aveva proprio fatto bene ogni cosa; la donna è stata il punto più alto di tutta la creazione.

Il diavolo nel suo odio a Dio decide di attaccare proprio la donna, per offendere maggiormente Dio Creatore…ma nella storia della salvezza Dio sa capovolgere i ragionamenti del diavolo, e proprio per il fatto che ha sfidato la donna, da una Donna, Maria, dovrà venire la sua eterna rovina.

‣ “È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?”. Il peccato inizia con il dubbio che viene insinuato nel nostro cuore; il diavolo pone la domanda in modo astuto, sottile, senza dare nell’occhio di voler fare del male. È sempre così: il peccato inizia in modo tranquillo, leggero, cerca un dialogo con noi!

Ma il diavolo è falso e pone la domanda in modo sbagliato: Dio non ha proibito tutti i frutti del giardino, ma solo il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male (vedi Gn 2,16-17)!

Solo se ci nutriamo di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio, se invochiamo la presenza dello Spirito Santo nelle nostre giornate, se viviamo e custodiamo la grazia del sacramento della Riconciliazione, sperimenteremo il dono della Sapienza che ci allerta subito all’inizio di ogni tentazione affinché non andiamo oltre!

Per la riflessione:

  • Provo a rileggere il modo con cui le tentazioni cominciano in me stesso…

Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete””.

Nella tentazione vince chi scappa”. È questo un noto consiglio dato dall’esperienza umana e spirituale. Eva non è scappata, noi facciamo fatica a scappare all’inizio della tentazione e cadiamo nella trappola del nemico.

Se è stato falso il serpente nelle sue parole, ora anche Eva non è più lucida, ha già l’intelligenza e il cuore annebbiato tanto che non risponde correttamente; in mezzo al giardino c’era l’albero della vita e Dio non ha detto che di quello non si doveva mangiarne il frutto, ma di quello della conoscenza del bene e del male. (Gn 2,9).

Tralasciando i dettagli, quale insegnamento portiamo a casa? Che l’assecondare la tentazione, lo stare lì ad alimentarla, provare fino “a che punto posso resistere”, credere di poterne venirne fuori illesi, tanto “vuoi che io cada?”…abbiamo già perso, perché il Maligno inizia a mettere disordine nei nostri pensieri, parole e opere e non siamo più vigili. (1Pt 5, 8-9).

Per la riflessione:

  • Provo a rileggere in che modo io assecondo le tentazioni che mi vengono…

Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

Colui che è più astuto di noi, una volta che siamo stati al suo gioco, ci serve il veleno al momento opportuno: insinua che Dio non è un Padre, ma si sta comportando con noi da “padrone”, e noi non siamo suoi figli/amici, ma suoi schiavi.

Ecco il peccato originale! Nel cuore dell’uomo è saltata la fiducia in Dio; Dio mi sta tenendo nascosto qualcosa di più bello, di buono di quello che mi ha dato…perché è invidioso. Allora a un Dio invidioso non posso credere e tanto meno obbedire!

Nei nostri peccati, anche se non facciamo tutta questa riflessione, perché si agisce “quasi meccanicamente”, avviene questa stessa realtà.

Per la riflessione:

  • Proviamo “a freddo” a rileggere la dinamica dei nostri peccati…vediamo cosa ne salta fuori!

Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.

Quel frutto Eva lo vedeva anche prima di questo dialogo col Maligno e per lei non era motivo di “desiderio” disordinato. Ora invece tutto è cambiato: è buono da mangiarsi, gradevole agli occhi e desiderabile…

‣ Il peccato comincia sempre dal di dentro del nostro cuore e poi modifica il nostro modo di guardare l’esterno: Dio, prima di tutto (da Padre a padrone), noi stessi (da figli liberi per la verità a schiavi tenuti sotto un inutile obbedienza), gli altri (da fratelli a nemici), le cose (da doni di Dio a oggetti a nostro uso e consumo).

‣ Il peccato è contagioso, non si riesce a tenerlo nascosto, deve esplodere, deve contagiare, e così peccano entrambi, pecca la coppia. È diffusivo il bene…ma è diffusivo anche il male, e il male di uno diventa il male di tutti.

Per la riflessione:

  • Su chi o su che cosa capisco che il diavolo mi offusca l’occhio, la mente, il cuore?
  • Sono consapevole che quando pecco, contagio negativamente gli altri?

Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Anche prima erano nudi ma non ne provavano vergogna (Gn 2,25) perché erano davanti a Dio, ossia erano nella loro verità di figli amati dal Padre e per questo tra loro due vi era amore, accoglienza, rispetto, libertà (ovviamente dobbiamo sempre capire che il linguaggio qui usato è simbolico).

Ora con il peccato entrato nel loro cuore, si sono staccati dal Padre e così sono crollati anche tra di loro. Come vedono Dio in modo sbagliato, falso, ora guardano anche a sé stessi in modo falso. Devono allora proteggersi tra loro due, perché l’accoglienza è diventata dominio.

Per la riflessione:

  • Il nostro peccato è sempre offesa a Dio, ma diventa offesa anche a noi stessi, agli altri e alle cose.

Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.

Che immagine stupenda, Dio Padre che cammina nel giardino all’alba del giorno perché deve fare ciò che fa un padre: viene a cercare il figlio. «Dove sei, Adamo?», «Dove sei finito?». Quando abbiamo peccato è sempre il Padre che viene a cercarci per primo e non ci lascia tranquilli in coscienza fin tanto che non abbiamo il coraggio di dire la verità delle cose a Lui.

Adamo ha paura, io ho paura quando ho peccato, perché il peccato produce la morte spirituale del cuore (Giacomo 1,13-15).

Ho avuto paura = sono precipitato come uomo

Sono nudo = non ho più dignità

Mi sono nascosto = faccio fatica ad avvicinarmi a Te.

Per la riflessione:

  • Quando sono nel peccato, ho paura del Padre? Faccio fatica a tornare da Lui nella confessione?
  • Credo che Dio Padre è Misericordioso?

Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”. Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato“.

Inizia il processo davanti a Dio. Di chi è la colpa? Adamo scarica la colpa su Eva, Eva la scarica sul serpente e a questo spetta la condanna.

Quanto è vera questa dinamica di dare le colpe agli altri! Ho sbagliato io…però…colpa sua. Il peccato inizia una catena di male che è difficile rompere. Il peccato fa puntare il dito sugli altri.

La liturgia quando prega il Confesso all’inizio della Santa Messa ci fa fare l’operazione giusta (punto il dito su di me) e ci fa dire le parole giuste:

Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi fratelli di pregare per me il Signore Dio nostro.

Per la riflessione:

  • Quando ho peccato, tendo a giustificarmi?
  • Vivo il sacramento della Confessione come una grazia o come un peso, una fatica?
  • Posso fare un esame di coscienza…

ESAME DI COSCIENZA

(preparato da Papa Francesco)

Consiste nell’interrogarsi sul male commesso e il bene omesso: verso Dio, il prossimo e se stessi. 

Nei confronti di Dio 

Mi rivolgo a Dio solo nel bisogno? Partecipo alla Messa la domenica e le feste di precetto? Comincio e chiudo la giornata con la preghiera? Ho nominato invano Dio, la Vergine, i Santi? Mi sono vergognato di dimostrarmi cristiano? Cosa faccio per crescere spiritualmente? Come? Quando? Mi ribello davanti ai disegni di Dio? Pretendo che egli compia la mia volontà? 

Nei confronti del prossimo 

So perdonare, compatire, aiutare il prossimo? Ho calunniato, rubato, disprezzato i piccoli e gli indifesi? Sono invidioso, collerico, parziale? Ho cura dei poveri e dei malati? Mi vergogno della carne di mio fratello, della mia sorella? Sono onesto e giusto con tutti o alimento la “cultura dello scarto”? Ho istigato altri a fare il male? Osservo la morale coniugale e familiare insegnata dal Vangelo? Come vivo le responsabilità educative verso i figli? Onoro e rispetto i miei genitori? Ho rifiutato la vita appena concepita? Ho spento il dono della vita? Ho aiutato a farlo? Rispetto l’ambiente? 

Nei confronti di sé 

Sono un po’ mondano e un po’ credente? Esagero nel mangiare, bere, fumare, divertirmi? Mi preoccupo troppo della salute fisica, dei miei beni? Come uso il mio tempo? Sono pigro? Voglio essere servito? Amo e coltivo la purezza di cuore, di pensieri e di azioni? Medito vendette, nutro rancori? Sono mite, umile, costruttore di pace?