Dietro a Gesù, sul serio

Commento al Vangelo del 16 settembre 2018.

Nel cuore del suo racconto (Mc 8,7-34), Marco narra una svolta. Gesù introduce qualcosa di nuovo nel suo percorso, aiutando i discepoli a chiarire la sua identità e di conseguenza a prendere posizione con più chiarezza nei suoi confronti.

Sono rivolte in modo pressante anche a noi le parole del Signore, il Figlio dell’uomo che deve soffrire, essere rifiutato e ucciso e, dopo tre giorni, risorgere! Evidentemente Lui ritiene, se ci dice queste cose oggi, che dobbiamo conoscerlo meglio per amarlo di più. E per sentirci veramente amati da Lui, chè tutto parte dall’iniziativa sua. Come ama Dio? Come ci ha amato e ci sta amando in Gesù Cristo? È Lui che decide. E ha deciso con molta determinazione che il modo di amarci «doveva» essere quello della passione, della morte e della risurrezione. Fa impressione quel ‘doveva’ sulla bocca di Gesù. È il segnale non tanto di una sorte ineluttabile, ma di una decisione profonda del cuore di Dio: svelarsi nella croce, farsi conoscere nel buio, farsi vivo nella morte. Non è una via opzionale, né per Lui, né tantomeno per noi. È invece la via sicura, obbligatoria per essere raggiunti dall’amore e dalla vita di Dio.

Forse continua a darci fastidio questa via, che ci pare assurda e paradossale. Forse anche noi, come Pietro, preferiamo un Dio muscolare, che magicamente fugge dai problemi, che esercita il potere intervenendo con i suoi miracoli nella nostra storia e nella storia del mondo. Dava fastidio anche a Pietro, che addirittura s’è messo a «rimproverare» Gesù, a fargli da maestrino. «Satana!»: così l’ha apostrofato il Signore! Siamo in un punto decisivo della nostra fede e della nostra conversione: la scelta tra il pensare secondo Dio e il pensare ‘secondo me’.

Ebbene, Dio pensa che l’amore non si possa rendere credibile se non dentro alla condivisione della sofferenza e della morte. Che noi non avremmo creduto al suo amore se non avessimo fatto l’esperienza di sentirci perdonati gratuitamente e benevolmente nelle cavolate più grandi. Dio pensa che la vita ce l’ha in tasca solo Lui e che la vuole donare a tutti, in un modo che è più forte della morte.

Nella vita spirituale (che è lo stile di vita che decidiamo di darci in tutto) si pretende di stare davanti, di non avere bisogno della Guida che è il Signore. Si cercano le vie più facili e più comode, si fugge la fatica… Ma è una illusione demoniaca. Satana, il divisore, ci prova sempre ad allontanarci dal Maestro, facendoci apparire troppo difficile la sua via e dandoci l’illusione che comunque possiamo farcela da soli. Mixata con il nostro orgoglio e la nostra vanagloria (e con la nostra ignoranza), questa tentazione in realtà ci spegne, non ci fa vivere un amore autentico, né verso Dio né verso gli altri. Ci richiude, in fondo, in noi stessi o nella piccola cerchia dei nostri ‘amici’.

La via di Gesù è difficile, ma è la più bella, la più vera. È quella che fa di noi delle persone umili e forti, capaci di edificare veramente con Lui una comunità nuova, vivace, attraente. Una comunità che vive la testimonianza della Sua presenza nel mondo rifiutando ogni forma di potere e di dominio e di imposizione. Che parla con ‘parresia’, cioè con franchezza e apertamente, senza timore di presentare lo stile di vita di Gesù come lo stile più umanizzante e promozionale di ogni persona.

I nostri cammini formativi, le nostre attività caritative, i nostri incontri comunitari non avrebbero significato se non fossero fondati sulla scelta consapevole di appartenere a Gesù Cristo e di andare dietro a Lui, crocifisso e risorto.