In chat con Agostino

Si è svolta lunedì 27 agosto 2018 la serata teologica nell’ambito della festa di S. Agostino. Un dialogo con il nostro patrono su alcuni temi importanti della vita dei giovani.

Ecco i testi che sono stati letti e le reazioni condivise ‘in diretta’ dai presenti tramite smartphone.

La scuola

Il grande salto nell’infanzia di Agostino: la scuola! Per imparare lettere. Per i suoi docenti, che ne avevano intuito le capacità straordinarie, Agostino doveva a tutti i costi emergere nell’arte della lingua. E se si dimostrava pigro veniva picchiato. Preferiva giocare, soprattutto a palla (Tchoukball?).

Era infastidito dal fatto di essere costretto, e aveva in odio imparare a scrivere, a leggere e a far di conto. In particolare gli stavano antipatiche le lettere greche, mentre si appassionò per la letteratura latina. In seguito riconobbe che non avrebbe imparato se non ne fosse stato costretto…

Con profondità, Agostino ragiona sui motivi per cui era costretto dagli adulti allo studio della retorica, riconoscendo che consistevano solo nell’alimentare la vanagloria per emergere sugli altri. Riconosce poi che l’oggetto degli studi letterari era spesso futile e superficiale: per imparare bene la lingua si dovevano imparare storie e figure stupide…

E riconosce ancora che in quel sistema non buono di costrizione e di pigrizia, comunque Dio lo accompagnava arricchendo la sua persona per un bene più grande.

 

Dalle Confessioni di S. Agostino

Dio, Dio mio, quali inganni soffrii allora, quando, fanciullo, mi veniva indicata come norma di vita retta l’ubbidienza a chi voleva rendermi prospero nel mondo ed eminente nelle arti linguacciute, che procurano onori e ricchezze false tra gli uomini! Fui affidato alla scuola per impararvi le lettere, di cui, povero, ignoravo i vantaggi; eppure erano botte, se ero pigro a studiarle. Era un sistema raccomandato dai grandi, e molti ragazzi prima di noi, vivendo quella vita, avevano aperte le vie penose ove eravamo costretti a passare, moltiplicando la fatica e la sofferenza dei figli di Adamo…

Non che mi difettasse, Signore, la memoria o l’intelligenza: tu me ne volesti dotare a sufficienza per quell’età; ma mi piaceva il gioco e ne ero punito da chi, a buon conto, non si divertiva meno di me. Senonché i divertimenti degli adulti sono chiamati affari, mentre quelli dei ragazzi, per quanto simili, sono puniti dagli adulti. E alla fine non c’è pietà per i ragazzi, o per gli altri, o per entrambi. Un giudice onesto potrebbe approvare le botte che mi si davano, poiché, se da fanciullo giocavo alla palla, il gioco m’impediva di apprendere rapidamente le lettere, grazie a cui da grande avrei eseguito più tristi giochi. Ma proprio chi mi dava le botte, agiva diversamente? Se un collega d’insegnamento lo superava in qualche futile discussione, si rodeva dalla bile e dall’invidia più di me, quando rimanevo sconfitto dal mio compagno di gioco in una partita alla palla.

Ascolta, Signore, la mia preghiera: … al tuo servizio sia rivolto quanto di utile imparai da ragazzo, sia rivolta la mia capacità di parlare e scrivere e leggere e fare conti. Mentre io imparavo delle cose superficiali, tu mi davi una disciplina, e i piaceri peccaminosi che in quella vanità io trovai, tu me li hai perdonati. Sì, se appresi per loro mezzo molti vocaboli utili, è possibile apprenderli anche attraverso materie meno vane, e questa è la via sicura, per cui i ragazzi dovrebbero camminare.

 

Scrive un giovane…

Scuola. Gira e rigira si ritorna sempre lì, a parlare di lei.

Anni e anni di studio tra incubi, stress, ansia per preparare quel terribile esame del quinto anno; mentre tu sei ancora lì che ti chiedi a cosa serva la matematica e cosa volesse dire Kant nella Critica della Ragion Pura.

Io sono quella che avevo appena un sei. Me la sono cavata. È come dico sempre ai miei nipoti…. Non è il voto che conta…. Ma quello che poi diventerai. È io ho un bellissimo stipendio!!!!!

Io le botte le prendevo dà mia madre se non studiavo

Schiere di professori non esitano a rinfacciarti che non studi abbastanza. Al ricevimento con mamma e papà se ne escono con la tipica frase: «Ha le capacità, ma non si applica, potrebbe fare di più». È una abitudine vecchia. Lo stesso Agostino era consapevole di essere dotato di grandi talenti, ed era costretto a mettersi in gioco in materie che odiava.

Agostino riconosce una sola molto semplice e, credo, condivisibile: è più facile apprendere qualcosa tramite la libera curiosità piuttosto che con la costrizione.

Diciamoci la verità: a nessuno di noi piacciono le costrizioni; non piace essere costretti a fare qualcosa.

Tuttavia, non basta nella vita fare solamente ciò che ci piace. Non sarebbe vera libertà. Per questo Agostino dice: «non avrei imparato se non fossi stato costretto».

S’imparano anche cose che non ci piacciono, se considerate magari sotto un altro punto di vista o sotto un’altra forma: per esempio, il giorno prima della verifica di matematica s’impara a condividere con i compagni il proprio panico e a cercare insieme un modo per capirci qualcosa per arrivare ad un trionfale 6, oppure si impara “l’arte della copiatura”.

È importante fare tesoro di tutte le attività, specialmente di quelle che non si fanno volentieri, perché nella vita non sempre può capitare ciò che si sogna, desidera, vuole.

Un giorno, rimanendo proprio in tema di scuola, un prof mi disse: «Un uomo si riconosce dai sacrifici che fa». In fondo, che merito ne avremo se facciamo bene solo ciò che piace? (Luca, 21 anni)

 

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Un uomo si riconosce dai sacrifici che fa

Consapevole di essere dotato di grandi talenti

‘non basta fare solamente ciò che ci piace, non sarebbe vera libertà’

“I divertimenti degli adulti sono chiamati affari, mentre quelli dei ragazzi, per quanto simili, sono puniti dagli adulti”

Io ricordo ancora perfettamente i professori che avevo alle superiori, a loro devo quello che sono oggi in parte, perché non attraverso lo studio ho scoperto di saper fare cose che non avrei mai immaginato.

Al tuo servizio sia rivolto quanto di utile imparai da ragazzo, sia rivolta la mia capacità di parlare e scrivere e leggere e fare i conti

“Non avrei mai imparato se non fossi stata costretta”

Domani c’è l’interrogazione. Oggi dovrei studiare ma non mi va e preferisco uscire a fare una passeggiata. In fondo c’è il sole e non mi va di stare chiuso in casa. Forse me ne pentirò per avere preso un brutto voto e allora imparerò

La scuola è strada in salita…proprio come la vita…ma quello che apprendi ti aiuta ad affrontarla ogni giorno…e a farla diventare  bellissima discesa…

” Un uomo si riconosce dai sacrifici che fa!”

Che Dio ci permetta a sapere supportare le costrizioni e vivere le nostre pigrizze per arrichirci ancora di più!

Gli educatori di oggi stimolano sufficientemente i ragazzi alla materia che insegnano?

Valorizzano di più il piacere d’imparare e di capire oppure fanno pesare troppo il senso del dovere?

…e comunque Dio lo accompagnava, arricchendo la sua persona per un bene più grande!

“Che merito ne avremo se facciamo bene solo ciò che ci piace?”

Come stimolare la curiosità, la voglia di faticare per andare a fondo nella conoscenza nel tempo di google?

A. Venditti, Notte prima degli esami

 

 

 

La mia autonomia

Lontano da casa, travolto dalle esperienze affettive e ludiche

Dal 371 al 374 Agostino poté studiare a Cartagine. Ci confida questa esperienza nel libro terzo delle Confessioni, dove racconta le sue esperienze d’amore giovanile.

Nel frattempo fu preso dalla passione per gli spettacoli del teatro, quello tragico in primo luogo, durante i quali amava soffrire nel far propri gli eventi luttuosi e tragici e, nello stesso tempo, provandone piacere, pur trattandosi di eventi finti…

 

Dalle Confessioni di S. Agostino

Giunsi a Cartagine, e dovunque intorno a me rombava la voragine degli amori peccaminosi. Non amavo ancora, ma amavo di amare e con più profonda miseria mi odiavo perché non ero abbastanza misero. Amoroso d’amore, cercavo un oggetto da amare e odiavo la sicurezza, la strada esente da tranelli. Avevo dentro di me un appetito insensibile al cibo interiore, a te stesso, Dio mio, e quell’appetito non mi affamava, bensì ero senza desiderio di cibi incorruttibili, né già per esserne pieno; anzi, quanto più ne ero digiuno, tanto più ne ero nauseato. Malattia della mia anima: coperta di piaghe, si gettava all’esterno con la bramosia di sfregarsi miserabilmente a contatto delle cose sensibili, che pure nessuno amerebbe, se non avessero un’anima. Amare ed essere amato mi riusciva più dolce se anche del corpo della persona amata potevo godere. Così inquinavo la vena dell’amicizia con le porcherie delle passioni incasinate, ne offuscavo il chiarore con il Tartaro della libidine. Sgraziato, volgare, smaniavo tuttavia, nella mia straripante vanità, di essere elegante e raffinato. Quindi mi gettai nelle reti dell’amore, bramoso di esservi preso… Fui amato, raggiunsi di nascosto il nodo del piacere e mi avvinsi con i suoi dolorosi legami, ma per subire i colpi dei flagelli arroventati della gelosia, dei sospetti, dei timori, dei furori, dei litigi.

Mi attiravano gli spettacoli teatrali, colmi di raffigurazioni delle mie miserie… Come avviene che a teatro l’uomo cerca la sofferenza contemplando vicende luttuose e tragiche? e che, se pure non vorrebbe per conto suo patirle, quale spettatore cerca di patirne tutto il dolore, e proprio il dolore costituisce il suo piacere? Strana follia, non altro, è questa. A quei casi si commuove infatti di più chi è meno immune dalle passioni che agitano; eppure, mentre di solito si definisce miseria la propria sofferenza, le sofferenze per gli altri si definiscono misericordia. Ma infine, dov’è la misericordia nella finzione delle scene? Là non si è sollecitati a soccorrere, ma soltanto eccitati a soffrire, e si apprezza tanto più l’attore di quelle figurazioni, quanto più si soffre, e se la rappresentazione di sventure remote nel tempo oppure immaginarie non lo fa soffrire, lo spettatore si allontana disgustato e imprecando; se invece soffre, rimane attento e godendo piange.

 

Scrive un giovane…

Solito dilemma del sabato sera: discoteca, film a casa o giretto ‘easy’ in città?

Esci con Giulio, il tuo moroso, con le tue super amiche festaiole o con i compagni di classe molto più sobri?

Ok, per stavolta vada per la discoteca con le amiche. Prima di partire ti fermi un attimo dalla nonna: «Dove vai?», domanda di rito. «In disco con Francesca». «In discoteca?? Ti sembrano luoghi da frequentare?».

Non mi sono mai sballata….. e mi dispiace!!!

Xché accontentarsi di un uomo solo? Alla volta…

Parte il senso di colpa: «Eppure sono contenta di vedere la Frenci, siamo ragazze alla buona e ci divertiamo un sacco a ballare, cosa sto facendo di male?».

È vero, tante volte le persone che ci circondano hanno voglia di mostrarsi, di andare oltre ogni limite, magari proprio i nostri amici. Siamo sicuri, però, che sia il luogo a creare la visione tanto negativa della nonna?

In fondo, tutti i posti che si frequentano offrono opportunità di gioia vera e altre di sballo… cosa fa la differenza? La tua persona. Sì, proprio tu puoi cambiare le carte in tavola! Come? Con la tua esperienza, la tua personalità, con il bagaglio di insegnamenti che porti nel cuore. Essere in discoteca, al bar o al centro parrocchiale non importa, ciò che veramente conta è come ti comporti, come vivi, se sei capace di essere te stesso anche quando gli altri sembrano andare in un’altra direzione. È una questione di scelte.

Essere cristiani è uno stile, lo si dice sempre, no? Lo stile cristiano non vuol dire snaturarsi, cambiare la propria identità, anzi, vuol dire far emergere ciò che di più bello sta in noi.

Agostino in una parte della sua vita sceglie di sballarsi, si abbandona al sesso e al piacere, trascinato dal desiderio di gratificazione. Nel suo cuore, tuttavia, rimane un vuoto che saprà colmare solo anni dopo, quando troverà se stesso. Dio non lo abbandona nei momenti più bui.

Anche noi dovremmo vivere con questa consapevolezza: siamo amati di un Amore gigante e, nonostante le nostre cadute, c’è Qualcuno che ci tende la mano sempre.

Sfrutta le opportunità che ti vengono donate, ma vivile con i valori che ti sono stati trasmessi.

Giada, 21 anni

 

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Lo stile cristiano non vuol dire snaturarsi, cambiare la propria identità, anzi, vuol dire far emergere ciò che più bello sta in noi

Sfrutta le opportunità che ti vengono donate, ma civile con i valori che ti sono stati trasmessi

Si abbandona al sesso

nonostante le nostre cadute, c’è Qualcuno che ci tende la mano, sempre

“Ci divertiamo un sacco a ballare, cosa sto facendo di male?”

Io adoro le passioni dei GIOVANI, nelle cose mettono  tutto se stessi, i giovani vedono la solo il nero e il bianco,  ignorano le sfumature, ma é la loro forza, l’energia trainante di questo mondo. Io adoro i GIOVANI!

Cosa fa la differenza? La tua persona. Sì, proprio tu puoi cambiare le carte in tavola!

Cosa fa la differenza? La tua persona, le scelte che fai e come vivi ogni singola situazione! Sei tu a decidere!

C’è Qualcuno che ci rende la mando sempre

“È una questione di scelte”

Nell’adolescenza, e non solo, scegliere non è così semplice. Come facciamo a prendere una scelta? Come possiamo capire se quella sia la scelta giusta? E se è quella sbagliata?

Non può un luogo o un contesto sociale decidere per me come comportarmi. Non è libertà! Sono io a dover decidere, sempre

Dio mi ama. Nonostante me!

A volte lo dimentico…

A volte penso non sia così..

E debbo continuare a ripetermelo…

“Sfrutta le opportunità che ti vengono donate,ma vivile con i valori che ti sono stati trasmessi”

Possa il Signore donarci la Grazia e la consapevolezza che siamo i suoi CAPOLAVORI per brillare della Sua luce, per ritrovare il coraggio e la speranza per vivere secondo la nostra più profonda IDENTITÀ !!!

Sii… Proprio tu puoi cambiare le carte in tavola…! Aumenta in noi la consapevolezza che siamo amati di un AMORE GIGANTE…. BELLISSIMO 💓💓 GRAZIE SIGNORE ☺💓💃🏽🙏

La differenza la fa la nostra persona, il come viviamo li diverse esperienze.🏾🙏🏾

Nel suo cuore, tuttavia, rimane un vuoto che saprà colmare solo anni dopo, quando troverà se stesso. Dio non lo abbandona nei momenti più bui.

Siamo amati di un Amore gigante e, nonostante le nostre cadute, c’è Qualcuno che ci tende la mano sempre.

Cosa fa la differenza? La tua persona

..far emergere ciò che di più bello sta in noi, questo è lo stile cristiano

Il bello è mettersi in gioco

Che bello Dio ci ama nonostante noi!❤

Nek – Freud feat. J-Ax

 

 

 

L’amicizia vera

Il sogno di costruire qualcosa di grande insieme

A Milano, il trentenne Agostino, in piena ricerca del senso della felicità, godeva del rapporto con molti amici, e soprattutto con Alipio e Nebridio, incontrati già a Cartagine. Di Alipio ricorda la sfrenata passione per il circo, da cui riuscì, a fatica, a liberarlo. Uomo comunque integerrimo, anche in presenza di minacce da parte di persone potenti, alla ricerca, lui pure, di una strada di vita da seguire.

Nebridio era un altro grande amico di Agostino. Aveva lasciato Cartagine per pura amicizia con Agostino e sostanzialmente con le stesse problematiche di natura spirituale, alla ricerca com’era della verità. Era un ricco possidente, fervente indagatore della vita felice come Agostino e assai acuto scrutatore delle questioni più difficili.

Con questi ed altri amici, Agostino aveva anche progettato di andare a vivere insieme, condividendo il proprio patrimonio, lontano dalla folla, per avversione alle noie e ai disturbi della vita umana…

 

Dalle Confessioni di S. Agostino

Così conversavamo gemendo fra noi amici, accomunati dalla medesima vita. Ma più che con gli altri e con maggiore confidenza discorrevo di queste cose con Alipio e Nebridio. Alipio, nativo del mio stesso paese, era più giovane di me, e infatti era stato alunno alla mia scuola nei primi tempi del mio insegnamento sia in patria, sia poi a Cartagine. Mi amava molto, credendomi virtuoso e dotto, e io lo ricambiavo con pari affetto a motivo della sua indole fortemente e visibilmente inclinata alla virtù fin da giovane età. Ciò nonostante il vortice della moda cartaginese, fervida di spettacoli frivoli, lo aveva inghiottito con una passione forsennata per i giochi del circo… Venuto a conoscenza della sua funesta passione per il circo, ero profondamente afflitto dal pensiero che avrebbe guastato, se non l’aveva già fatto, le più belle speranze; ma come ammonirlo o richiamarlo duramente, se non potevo giovarmi né dell’affetto di un amico, né dell’autorità di un maestro?

… Un giorno sedevo al mio solito posto, gli allievi di fronte a me, quando Alipio entrò, salutò, sedette e cominciò a seguire la trattazione in corso. Io tenevo per caso fra mano un testo, e nel commentarlo pensai bene di trarre un paragone dai giochi del circo per rendere più piacevole e chiara l’idea che volevo inculcare, schernendo mordacemente le vittime di quella follia. Allora, tu sai, Dio nostro, non pensavo a guarire Alipio dalla sua peste; senonché egli si appropriò delle mie parole come se le avessi pronunciate espressamente per lui; e se altri ne avrebbe tratto motivo di risentimento verso di me, quel giovane virtuoso ne trasse motivo di risentimento verso di sé e d’amore più ardente verso di me… Alipio, dunque, dietro il suono di quelle parole si gettò fuori dalla fossa profondissima, in cui affondava compiaciuto e con strano diletto si privava della luce; scosse il suo spirito con vigorosa temperanza, e ne schizzarono lontano tutte le sozzure del circo, ove non mise più piede; quindi, vincendo le resistenze del padre, mi prese per maestro.

Anche Nebridio aveva lasciato il paese natio, nei pressi di Cartagine, e poi Cartagine stessa, ove lo s’incontrava sovente; aveva lasciato la splendida tenuta del padre, lasciata la casa e la madre, non disposta a seguirlo, per venire a Milano con l’unico intento di vivere insieme a me nella ricerca ardentissima della verità e della sapienza. Investigatore appassionato della felicità umana, scrutatore acutissimo dei più difficili problemi, come me anelava e come me oscillava. Erano, le nostre, le bocche di tre affamati che si ispiravano a vicenda la propria miseria, rivolte verso di te, in attesa che dessi loro il cibo nel tempo opportuno. Nell’amarezza che la tua misericordia faceva sempre seguire alle nostre attività mondane, cercavamo di distinguere lo scopo delle nostre sofferenze; ma intorno a noi si levavano le tenebre. Rivolgendoci allora indietro, ci domandavamo tra i gemiti: “Per quanto tempo dureremo in questo stato?”, e ripetevamo spesso la domanda, ma senza abbandonare per ciò quella vita, mancandoci ogni luce di certezza a cui aggrapparci dopo averla abbandonata.

 

Scrive un giovane…

Amicizia! Sempre alla ricerca dell’amico giusto. Di amici ne abbiamo tanti: la rubrica è piena di contatti; i gruppi su WhatsApp mandano notifiche a tutte le ore; su Facebook poi non ne parliamo… Ogni giorno cerchi amici, cerchi di farti vedere da loro, di renderti simpatico, attraente, pubblichi foto, storie, post, ogni tanto magari ti metti in vetrina, come fossi un prodotto in vendita su Amazon durante il Black Friday. Rimanere soli è probabilmente la cosa più brutta che ci sia. Siamo per natura amicizia, che in effetti si realizza attraverso l’attuazione di un sogno. Il sogno di costruire qualcosa di grande insieme, il sogno di cambiare un aspetto importante e troppo pesante della vita, il sogno di condividere la propria storia, ma quella vera, non quella che dopo un giorno si cancella e di cui nessuno si ricorda più.

Agostino trentenne, nel pieno della sua carriera, ricerca proprio questo nei suoi amici, e lo trova in Alipio e Nebridio. La loro è un’amicizia vera nella sua complessità: questi tre amici si aiutano a vicenda, si sostengono nei momenti bui, si lasciano cambiare per arrivare ad una vita piena, felice, insieme. Certo, un’amicizia così costa fatica: è più facile far finta che le cose vadano sempre bene e farsi gli auguri quando Facebook ce lo ricorda.

È per tutti auspicabile avere vicino qualche persona con la quale aprirsi alla confidenza, senza mai escludere i genitori: il riferimento va ad animatori e animatrici di valore, ad un prete che conosci e stimi.

Corrado, 21 anni.

 

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Siamo per natura amicizia

Rimanere soli è probabilmente la cosa più brutta che ci sia. Questo però non può accadere perché ci sarà sempre dio ad amarci

Sono convinta che Dio abbia messo sul mio cammino delle Amicizie così preziose, da salvarmi tante volte..

è più facile far finta che le cose vadano sempre bene

Ho sempre creduto all’amicizia. Ho speso tutta la mia vita x l’amicizia . E si soffre eh@!! Mi tocca ammettere che Gesù è il vero amico è tale rimane.

Ho scelto la castità x amare come amava Gesù. In libertà

È per tutti auspicabile avere vicino qualche persona con la quale aprirsi alla confidenza

In vetrina come fossi un prodotto in vendita su Amazon…

… rimanere soli è probabilmente la cosa più brutta che ci sia.

Il mio gruppo di amici più stretti si sta perdendo piano piano, non so cosa fare

Signore, aiutaci a circondarci di persone da seguire e per le quali lasciare quello che abbiamo

Siamo sempre alla ricerca dell’amico giusto! Quello di cui fidarci, quello a cui poter confidare tutti i  segreti più profondi…ma di chi veramente possiamo fidarci?

Al posto mio, Gesù, cosa farebbe?

Capisci che un’amicizia è una vera amicizia quando insieme si affrontano le difficoltà più grandi e insieme le si superano, sopratutto se riguardano noi stessi. Capisci di aver perso tempo e ti senti mancare qualcosa quando pensavi di avere una bella amicizia, ma strade diverse l’hanno fatta soffocare

“Rimanere soli è probabilmente la cosa più brutta che ci sia”

Come mai pensiamo di avere tanti amici ma spesso, comunque, ci sentiamo così soli?

Senza dubbio meglio soli che male accompagnati. Però a volte senza qualcuno vicino soffri molto. Basterebbe anche solo una cena, una serata, senza troppe pretese. Ma un amico speciale già ce l’ho io. Che peccato non venga mai con me a fare Ape

Rimanere soli è probabilmente la cosa più brutta che ci sia

Amicizia.

Difficile parlarne.

Difficile definirla.

Per ogni età ha caratteristiche diverse…

Una è la grande certezza: l’amore che doni agli amici, quelli veri,  porta frutto, sempre sempre.

I veri amici si aiutano a vicenda,si sostengono nei momenti bui,si lasciano cambiare per arrivare ad una vita piena, felice, insieme. Che il signore protegga i miei amici veri!

” Siamo per natura amicizia ”…. Che in effetti si realizza attraverso l’attuazione di un sogno, il sogno di costruire qualcosa di Grande insieme… Il sogno di condividere la propria storia.. Ma quella vera!!

É bello trascorrere momenti in solitudine per apprezzare le amicizie… I doni preziosi del Signore

Amicizia è la realizzazione di un sogno: costruire qualcosa di grande insieme, cambiare un aspetto troppo pesante della vita, condividere la propria storia…

Lasciarsi cambiare per arrivare ad una vita piena e felice

I’ll come running to see you again

Essere compagni di viaggio, pronti ad allungare le distanze, anche a perdersi, ma anche a ritrovarsi. Questo è essere amici. Gesù fa così con noi.

Che bella serata sono con amici veri.

Renato Zero, Amico

J. Taylor, You’ve got a friend

F. De Gregori, Compagni di viaggio

 

 

Le scelte

Il massimo grado della libertà

Agostino sentiva sempre più forte il bisogno di riflettere sul suo passato. Rimase sorpreso e addolorato di aver trascorso un tempo lunghissimo, da quando aveva letto l’Ortensio di Cicerone, nell’incapacità di dare una svolta saggia alla sua vita. Gli si impone poi l’interrogativo della morte. Vorrebbe decidersi a lasciare tutto per seguire esclusivamente la via della sapienza e della verità. Ma nello stesso tempo esita, attratto dalla piacevolezza delle cose del mondo.

 

Dalle Confessioni di S. Agostino

Ed eccomi ormai trentenne, vacillante ancora nello stesso fango, avido di godere del presente fugace e dispersivo, mentre mi andavo dicendo: “Domani troverò. Ecco che il vero mi si manifesterà chiaramente, e l’afferrerò; ecco che verrà Fausto e mi spiegherà tutto. O accademici, spiriti grandi, nessuna certezza si può davvero raggiungere a guida della vita. Ma no, cerchiamo con maggiore diligenza anziché disperare. Ecco ad esempio che quelle che sembravano assurdità nei libri ecclesiastici, non lo sono più: è possibile intenderle in maniera diversa e degna. Prenderò dunque come appoggio ai miei passi il gradino ove fanciullo mi posero i genitori, finché mi si riveli chiaramente la verità. Ma dove cercarla? quando cercarla? Non ha tempo Ambrogio, non abbiamo tempo noi per leggere, e poi, anche i libri dove cercarli? da chi e quando ottenerli, a chi chiederli? Riserviamo del tempo e assegniamo alcune ore alla salvezza dell’anima.

Molti anni della mia vita si erano perduti con me, forse dodici da quello in cui, diciannovenne, leggendo l’Ortensio di Cicerone mi ero sentito spingere allo studio della sapienza; e ancora rinviavo il momento di dedicarmi, nel disprezzo della felicità terrena, all’indagine di quell’altra, la cui non dirò scoperta, ma pur semplice ricerca si doveva anteporre persino alla scoperta di tesori, di regni terreni e ai piaceri fisici, che affluivano a un mio cenno da ogni dove. Eppure da giovanissimo, ben misero, sì, misero proprio sulla soglia della giovinezza, ti avevo pur chiesto la castità. “Dammi, ti dissi, la castità e la continenza, ma non ora”, per timore che, esaudendomi presto, presto mi avresti guarito dalla malattia delle passioni incasinate, che preferivo saziare, anziché estinguere.

 

Scrive un giovane…

Almeno una volta nella vita capita a tutti di trovarsi nella situazione che sta vivendo Agostino: rimorsi, rimpianti, occasioni mancate, scelte sbagliate, tempo sprecato. Agostino si ritrova in trappola, schiavo sottomesso al suo passato, incapace di dare vita a quel domani tanto invocato ma che non arriva mai.

Quante volte i nostri sbagli ci condizionano e ci rendono miopi, incapaci di vedere le situazioni nelle quali oggi possiamo essere protagonisti e riscattarci anzitutto di fronte alla nostra coscienza. Il nostro passato è come un bicchiere d’acqua: di per sè non pesa molto e proprio per questo motivo non ci si stanca a sollevarlo una volta. Ma se lo si sollevasse per un’ora? Per un giorno? Per un mese? Per una vita? Il bicchiere diventerebbe pesantissimo, il nostro braccio cederebbe sotto un peso che sembrava invincibile, pur essendo sempre lo stesso bicchiere. Se ci focalizziamo sul passato diventiamo proprio come quel braccio, che stremato dal bicchiere non riesce più a muoversi. E proprio l’immobilità è un altro di quei problemi che affronta Agostino. Sa cosa è meglio per lui, ma non riesce a metterlo in pratica, non ha il coraggio di fare scelte importanti, non sa scegliere. Ma dentro ognuno di noi c’è scritto “più in là”: siamo chiamati ad andare oltre i nostri limiti, a fare cose grandi, a non a stare con le mani in mano. Chi non sceglie subisce la vita, verrà scelto, sarà schiavo di qualcos’altro: scegliere, e farlo subito, sono il massimo grado della libertà.

«Ma che senso ha vivere se un giorno moriremo?». Bella domanda, senza dubbio. Forse però la domanda giusta da porsi è: «Che senso ha morire senza mai aver vissuto?».

Noemi, 20 anni

 

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se ci focalizzassimo sul passato diventeremmo come quel braccio, che stremato dal bicchiere non riesce più a muoversi

Siamo chiamati ad andare oltre i nostri limiti!

Occasioni mancate, scelte sbagliate, tempo sprecato

Quante volte i nostri sbagli ci condizionano e ci rendono miopi

Non ho mai letto l’ortensio di Cicerone. Cosa dice?

Essere coerenti con quello che si è veramente, scegliere senza conformarsi alla moda, ma in piena sintonia con se stessi. Ci vuole coraggio. Spesso facciamo le scelte che ci sono più comode, non quelle che sono più giuste. Ci vuole coraggio. Non abbiate paura…. Chi l’ha detto? Non ricordo…. 😜

Sa cosa è meglio per lui, ma non riesce a metterlo in pratica, non ha il coraggio di fare scelte importanti, non sa scegliere.

Io auguro ai miei figli di trovare un amico vero che sia capace di accompagnarlo nei momenti felici e difficili, ma che rimanga loro accanto fedelmente. E Anche in questo Gesù è maestro, lui che ha aspettato con pazienza che i discepoli lo riconoscessero. Un vero amico lo riconosci sempre.

Nessuna certezza si può davvero raggiungere a guida della vita

La vera libertà è riuscire a liberarsi del passato, quel che è successo è successo! Nessuno può modificare il proprio passato…la vera libertà è avere il coraggio di cambiare, senza paura!!

“Dove cercarla?”…la verità non è un concetto, è una persona: Cristo! Questo mistero non riusciremo mai a comprenderlo interamente e a farlo nostro, perché è l’essenza della vita stessa; però una gioia immensa deve guidare la nostra esistenza: Lui è via, verità e vita!

“Rimorsi, rimpianti, occasioni mancate, scelte sbagliate, tempo sprecato” Agostino è stato schiavo di tutto ciò, spesso abbiamo questi sassolini nella scarpa che non riusciamo a togliere, forse solo con l’aiuto di Dio riusciremo a toglierli definitivamente?

Dammi ti dissi la castità e la continenza ma non ora

Dammela magari domai così magari risorgo nel duemilacredici

Chi non sceglie subisce la vita, verrà scelto, sarà schiavo di qualcos’altro

Per scegliere bisogna avere coraggio e spesso scegliere viene sostituito dall’adattarsi

“Libertà non è stare sopra un albero, libertà è partecipazione” (G. Gaber), è scegliere di partecipare ad un progetto di vita!

Nella mia esperienza tutte le scelte fatte, nel bene e nel male, mi hanno condotto ad essere ciò che sono…anche gli errori e le cadute mi hanno comunque portato ricchezza…mi hanno aiutato e mi aiutano a riconoscere la strada…quella giusta

Scegliere significa essere libero!!

Grazie Sant’Agostino di avermi permesso di usare il telefono in chiesa e di gustarmi queste belle canzoni! Quando mi ricapita.…

Riserviamo del tempo e assegniamo alcune ore alla salvezza dell’anima per scegliere con LIBERTÀ. Senza libertà non c’è vita, senza un’identità saremo schiavi…. Non voglio essere schiava.. NOOO Signore donaci il coraggio di Scegliere… Donaci la Grazia di essere LIBERI…. PAZZI, FOLLI.. POCO IMPORTANTE….. LIBERI LIBERI E LIBERI DENTRO PER VOLARE E FARE LE OPERE DEL SIGNORE!

Che senso ha morire senza aver vissuto?

Siamo chiamati ad andare oltre i nostri limiti, a fare cose grandi!!!

Dentro ognuno di noi c’è scritto “più in là”. Ogni tanto bisogna osare

Jovanotti, Viva la libertà

Aretha Franklin, Think! (Pensa!)