Esercizi spirituali 5: la preghiera di intercessione

Marcello Panzanini, diacono

(Appunti non rivisti dall’autore)

«Oggi ricordati tu di me, perché io non avrò tempo di ricordarmi di te»: è la preghiera di un soldato prima della battaglia di Gettysburg.

Questo soldato ha capito tutto della preghiera.

La preghiera non sono le nostre formule.

La preghiera è la spina dorsale di una giornata e della vita di una persona.

In certe situazioni non si ha la forza e la lucidità di mettersi davanti a Dio a pregarlo.

Qualsiasi preghiera che viene dal cuore dell’uomo è ‘il profumo’ che piace a Dio.

Nell’AT spesso si dice che Dio si adira, ma quando gli arriva il profumo dei sacrifici dell’uomo Dio si commuove e decide di non sterminare…

La preghiera che viene dal cuore, anche se fatta con rabbia e con ribellione, è gradita a Dio.

Quel soldato con questa preghiera ha orientato tutta la sua giornata, tutte le sue azioni, mettendole sotto l’ala di Dio, con un atto di totale fiducia.

Sicuramente non avrà avuto tempo di pregare in quella giornata, ma quella preghiera ha dato il sapore di Dio alla sua giornata.

La chiesa ha strutturato la preghiera della Liturgia delle Ore proprio perché tutta la giornata sia orientata verso Dio. E per chi lavora è possibilissimo farlo! Lo avevano capito i monaci. In una abbazia cistercense, nel ‘200, terminate le Lodi i monaci andavano nei campi cantando Salve Regina. Continuavano a pregare, con un altro modo di mettersi in contatto con Dio: quello del lavoro.

Se noi riusciamo a capire che basta orientare la nostra giornata con pochi pensieri a Dio (a Lui non piacciono gli affabulatori, a Lui piace il cuore che veramente ama), noi possiamo anche non pensare a Dio mentre ad esempio lavoriamo. Fare il nostro lavoro al meglio delle nostre possibilità è già una preghiera, perché vivo la mia giornata alla luce di Dio. E sono in grado id riconoscere i segni che Dio mi manda: le persone o mille altre occasioni che possono tramutarsi in preghiera.

È così che esercitiamo il nostro sacerdozio battesimale: celebriamo la lode di Dio con la nostra vita quotidiana, con le nostre azioni, con quello che siamo capaci di fare.

Cf. Il film ‘Il pranzo di Babette’: quella cuoca impiega i soldi vinti alla lotteria per preparare un grande pranzo per le persone con le quali si doveva sdebitare. Il pranzo è un grande atto liturgico, indipendentemente da quel che si mette in tavola.

Se si è attenti a far bene anche le cose semplici, questo davvero è un atto di culto che io presento a Dio, mentre sono impegnato ad amare le persone. Quel che conta è ‘come’ facciamo le cose. Nella nostra vita facciamo un sacco di atti di culto inconsci, tutte le volte che accogliamo le persone e ci mettiamo al loro servizio.

La preghiera è vivere bene, orientati verso Dio, le nostre giornate.

Qui si innesta la preghiera di intercessione.

Tante volte si pensa che sia il mettersi davanti a Dio a presentargli i problemi del mondo. È  come dire a Dio che non sta facendo bene il suo mestiere…

Intercessione è mettersi nella situazione: non tanto ricordare a Dio quel che lui secondo me non ha fatto.

È sacrosanto dire a Dio le mie necessità, come fanno i figli con i genitori: è giusto farlo.

Ma quando prego per gli altri, devo cercare di mettermi nella loro situazione! Specialmente delle persone che mi sono vicine e per le quali posso fare qualcosa.

Ad esempio le situazioni di fame: le persone bisognose hanno prima di tutto bisogno di essere ascoltate!

Posso fare ben poco per sfamare il mondo, ma posso guardare come sfamare il fratello nel suo desiderio di essere ascoltato! Così mi calo nella situazione di povertà e di fame, e non sto lì a dire a Dio che c’è qualcuno che ha bisogno, ma sedendomi con lui mi faccio intercessore presso Dio per quella persona. È quando mi lascio interrogare e interpellare dalle persone che divento veramente intercessore.

Cf. Gen 18,16-33. Abramo si mette dalla parte degli abitanti di Sodoma e Gomorra e cerca di mercanteggiare la salvezza di quegli uomini. Rischia, con ardire, davanti a Dio.

Cf. Gv 2,1-11. Maria è dentro alla festa di nozze a Cana, probabilmente è lì per dare una mano alle famiglie degli sposi. Maria si limita a dire ‘Non hanno più vino’, gli presenta semplicemente la necessità, senza pretendere niente da Gesù.

Altra figura molto bella è quella di Mosè: Quando il popolo ebraico si lamenta con Dio, Mosè si para davanti presentando la situazione del popolo e mettendosi dalla parte del popolo.

La preghiera di intercessione è fondamentale perché ci proietta in un amore diverso: nell’amore di Dio, nel momento in cui ci facciamo carico del fratello vivendo la sua situazione, per come ne siamo capaci. Questo ci pone al di fuori di noi stessi: la preghiera è per gli altri, non per noi stessi, perché abbiamo toccato con mano che cosa sta vivendo il fratello.

La preghiera ci proietta nel cuore di Dio anche perché esprime la fiducia in Lui! Maria a Cana ha fiducia che Gesù possa fare qualcosa. Non c’è bisogno di contrattare: Dio non è un bottegaio, Dio vuole tutto, perché dà tutto!

La vera preghiera di intercessione è quella che mi fa dire quello che Dio vuole! Non perché Dio mi toglie la capacità di intendere e volere, ma perché ragiono con i pensieri di Dio nei confronti dei fratelli! Il fatto di farmi carico dei fratelli mi rende più simile a Gesù che ha compassione di tutti!

Non possiamo pensare l’intercessione come se fossimo noi a risolvere i problemi. L’intercessione è capire che cosa posso fare perché quel che posso fare può essere un mezzo che Dio ha per arrivare al mio fratello.

Al centro c’è il cuore di Dio, e il desiderio di accettare di essere strumenti del cuore di Dio.

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Inter-cessione, da ‘cedere’, abbandonarci, fidarci… Entrare nel pensiero di Dio e pregarlo con le sue parole. Niente di mediazione sindacale! Quando si cade, si cede, si va verso il basso, si sta dentro alla situazioni della realtà. Ma paradossalmente il cedere nella fede è risalire verso Dio!

Siamo chiamati a vivere senza difese anche nella vita quotidiana, con le porte aperte, a disposizione di tutti.

Attorno a Dio c’è molta gente che sa come vanno le cose quaggiù: non c’è tanto bisogno di raccontargliele!

Parlare di noi serve a noi per conoscerci! Dio sa già quello di cui abbiamo bisogno, ma noi dobbiamo impararlo.

Che tutta la nostra vita possa essere preghiera, come esercizio del sacerdozio battesimale, è una cosa grandissima. Non ci deve essere frattura tra contemplazione e azione! È preghiera incontrare bene le persone, fare bene le cose che dobbiamo fare… Se viviamo di corsa e nell’affanno arriviamo svuotati. Ci vorrebbe un po’ di calma per fare le cose e preoccuparci di incontrare le persone!!!

Ogni anno facciamo questo ciclo di esercizi, e ogni anno ci è lasciato qualcosa di importante… Per me la sintesi di quest’anno è stata fatta ieri sera: una ragazza ha espresso un atto di fede profonda in una situazione di sofferenza reale. Una giovane che insegna agli anziani una cosa da conservare, da tenere presente e da tirare fuori nelle situazioni difficili che ci potranno capitare.

Ringrazio che ci siano occasioni come queste, nelle quali si può andare in profondità.

E parole forti di queste serate sono accoglienza, fiducia, abbandono, pienezza e gioia. L’immagine che ho avuto è che noi eravamo lì, e adesso non ci siamo più.

L’altra immagine è l’abbandono totale di Dio che si fa bambino…

C’è dentro di noi una nostalgia infinita di questa scintilla di amore infinito.

Di qui il discorso dell’educare e dell’educarci, nella nostra libertà, alla scelta di Dio. Occasioni come questa danno un grande contributo a questa dimensione, ma questo avviene in ogni istante della nostra vita!

La preghiera che mi viene ogni giorno è di avere il coraggio di vivere la forza della decisione per Dio, e con lui avere il coraggio di vivere!

Sul senso di pregare i santi.

Abbiamo fatto dei santi dei ‘santini’, dimenticando la loro umanità. Sono persone di estrema concretezza e umanità, a cominciare dalla Madonna, che non capiva quel che le stava succedendo (Lc 2,52) ma aveva una grande fiducia che l’ha portata a consegnarsi in tutta la sua vita a Dio. I santi hanno fatto lo stesso: hanno colto quello che c’era da fare. Sono le persone del fare. Francesco ha capito che doveva richiamare la chiesa a uno spirito evangelico e povero, rimanendoci dentro. Camillo del Lellis muore di peste perché nessuno si prendeva cura degli appestati. Sono persone che si sono messe in mezzo alle situazioni, pagando con la vita e rimanendo fedeli.

Chiedere l’intercessione dei santi significa chiedere aiuto a persone che sanno quel che passiamo perché ci sono passate prima! Non devo cercare il santo ‘più potente’, ma quello più vicino a me e che con tutta la sua umanità presenta la mia preghiera a Dio; perché i santi sono nel cuore di Dio, hanno ragionato con il cuore di Dio sulla terra e adesso il loro cuore è pienamente in sintonia con Lui. Non sono degli avvocati che portano l’ago della bilancia dalla mia parte, ma sono in grado di capire le due facce della medaglia: quello di cui io ho bisogno e quello che è il pensiero di Dio in quella situazione.

Pregare la Madonna e i Santi va benissimo: sono persone che sono diventate sante grazie alla loro umanità. La fedeltà a Dio è passata in loro proprio in una costante fiducia, nella scelta perenne di rimanere fedeli a Dio e di avere sugli altri lo stesso sguardo di Dio, non uno sguardo che schiaccia o giudica, ma lo sguardo che rimette in piedi e dà un’altra possibilità (cf. l’adultera o il buon ladrone).