Buon anno, nel Signore

Iniziamo un nuovo anno, secondo il conteggio civile e convenzionale dei giorni. Lo iniziamo da cristiani, sotto il mantello della nostra Mamma celeste, che riconosciamo e veneriamo oggi come Madre di Dio: un titolo straordinario, umanamente illogico e impossibile, che racchiude tutto il mistero del Natale e ci rimanda alla persona del nostro Signore Gesù Cristo. Facciamo un test: sappiamo veramente quel che professiamo? Rileggiamo le parole del Concilio di Calcedonia (451): potremmo, nella nostra preghiera personale in questi giorni, fare risuonare con calma queste parole e professare più consapevolmente la nostra fede in comunione con la Chiesa.

«Seguendo, quindi, i santi Padri,

all’unanimità noi insegniamo a confessare

un solo e medesimo Figlio: il Signore nostro Gesù Cristo,

perfetto nella sua divinità

e perfetto nella sua umanità,

vero Dio e vero uomo,

[composto] di anima razionale e del corpo,

consostanziale al Padre per la divinità,

e consostanziale a noi per l’umanità,

simile in tutto a noi, fuorché nel peccato,

generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità,

e in questi ultimi tempi

per noi e per la nostra salvezza

da Maria vergine e madre di Dio, secondo l’umanità,

uno e medesimo Cristo Signore Unigenito;

da riconoscersi in due nature,

senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili,

non essendo venuta meno la differenza delle nature

             a causa della loro unione,

ma essendo stata, anzi, salvaguardata la proprietà

             di ciascuna natura,

e concorrendo a formare una sola persona e ipostasi;

Egli non è diviso o separato in due persone,

ma è un unico e medesimo Figlio, unigenito,

Dio, verbo e signore Gesù Cristo,

come prima i profeti e poi lo stesso Gesù Cristo

             ci hanno insegnato di lui,

e come ci ha trasmesso il simbolo dei padri.

Imparando da Maria, che ha accolto il Figlio di Dio nel suo cuore e nel suo grembo, oggi iniziamo il nuovo anno accogliendo il Signore Gesù, vero Dio e vero uomo, nella nostra storia. Vogliamo che nemmeno un giorno dell’anno che ci sta davanti passi senza accorgerci della presenza di Cristo nel tempo, nel nostro tempo. E nelle parole augurali di ‘buon anno’ che ci scambiamo oggi vogliamo che sia sottinteso il desiderio che tutti viviamo con la fede nella incarnazione del Figlio di Dio.

Perché solo Lui sa come si sta in questo mondo, e dobbiamo imparare ogni giorno da lui a stare in modo maturo dentro alla nostra vita. Si sta con i piedi ben piantati per terra solo se, come Lui, ci si rende conto che anche quest’anno è un tempo orientato al compimento. È una tappa del pellegrinaggio della nostra vita verso la pienezza della risurrezione. Un tempo provvisorio, nel quale anticipare e insieme preparare il più possibile la comunione perfetta che la Trinità ci vuole donare. Siamo infatti «scelti da Dio, santi e amati» (cf. Col 3,12-21, la seconda lettura della solennità della S. Famiglia).

Come vivere dunque questo anno? Come augurarci di viverlo? San Paolo ci dà delle buone dritte, di grande concretezza, un po’ fuori moda e controcorrente: «rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro». È lo stile profetico e rivoluzionario di Gesù, mite e umile di cuore, la cui forza sta nella debolezza, nell’amare e lasciarsi amare a tutti i costi, rifiutando qualsiasi forma di violenza e di potere.

Continua Paolo: «Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!». La carità si verifica nella disponibilità a perdonare: che la nostra comunità sia una scuola di perdono e una luogo profetico della pace che Cristo vuole donare a tutti.

E ancora: «La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre». La Parola al centro dei nostri ragionamenti e delle nostre esperienze: tutto quello che, in quest’anno, non sarà illuminato dalla Parola, sarà tempo perso.