Messaggio del vescovo al termine del 2016

Carissimi figli e figlie della chiesa particolare di Ferrara-Comacchio,

la Provvidenza nei suoi imperscrutabili disegni ha fatto sì che questo mio “Te Deum” di ringraziamento al Signore per l’anno appena trascorso, si debba svolgere in una situazione di malattia e di fatica che, anche se non grave, fa ricordare a me, e a tutti voi, quanto le circostanze della vita non dipendano ultimamente da nessuno di noi ma siano abilmente e pedagogicamente usate dal Signore Gesù per la nostra maturazione.

Siamo giunti alla fine di un anno che, per la vita diocesana, ecclesiale e sociale è stato di un’intensità straordinaria, per le prospettive che ha aperto ed approfondito ma anche per le difficoltà che ci ha posto dinanzi.

Straordinarietà di prospettive perché mai come oggi la responsabilità di brandire l’avvenimento della fede, di viverlo con autenticità, di proporlo con verità a tutti gli uomini e donne che ci circondano, risulta essere l’unico compito della vita. Tutta la forza e la letizia della nostra esistenza sta proprio nel fatto che noi ottemperiamo realmente a questo compito che ci deriva dal battesimo; il compito della nuova evangelizzazione, che è riportare il mistero di Cristo a contatto con la vita e le istanze profonde del cuore dell’uomo nello svolgersi della sua quotidianità. Per noi, per la chiesa, non c’è altro compito superiore a questo, né alternativo.

Ringraziamo dunque Dio perché attraverso una serie di eventi molto importanti, di cui il principale è stato certamente l’Anno Santo della Misericordia – di cui siamo permanentemente grati a Papa Francesco – e altri grandi incontri con laici ed ecclesiastici che ormai considerano la nostra diocesi come un punto di riferimento e di ospitalità, siamo stati richiamati ad uscire dalle nostre piccole e qualche volta banali vicissitudini particolari per assumere il grande respiro della missione.

Le prospettive universali della chiesa sono le dimensioni normali della vita del cristiano, ci ricorda Papa Pio XII nella sua enciclica “Fidei Donum”.

Fratelli e sorelle, ringraziamo Dio perché nel nostro dialogo di comunione, fra il vescovo e voi, è diventato meno difficile vivere la nostra quotidianità nell’orizzonte della missione. Una missione che non è formalità ma sostanza stessa del mangiare e del bere, del vegliare e del dormire, del vivere e del morire.

Grazie al Signore e grazie alla Madonna, ma grazie anche a ciascuno di voi.

Questo è l’aspetto positivo ed eccezionale del cammino di quest’anno, ma insieme non possiamo nascondere che permangono grandi difficoltà nella chiesa, sia quella locale che quella universale, di fronte al compito appena descritto.

Grandi e forti sono i condizionamenti, non sempre evitati e qualche volta favoriti. Non sempre infatti emerge con assoluta nettezza la priorità dell’evangelizzazione, dalla quale ogni altro aspetto deriva, a partire dalla condivisione nella carità di tutti i bisogni dei nostri fratelli uomini, quali che siano le condizioni di vita da cui provengono o in cui vivono.

Sembra, a volte, che si manifesti il pericolo di uno spostamento delle preoccupazioni, magari più orientato alle considerazioni del mondo, alla ricerca del consenso umano, come se fossimo preoccupati di conformarci alla mentalità di questo mondo, da cui ci mette in guardia San Paolo ricordando che si tratta di un pericolo grave che incombe in ogni momento sulla comunità cristiana. 

Consideriamo con oggettività e con tranquillità questo limite, che entra nella nostra vita in tanti modi e assume il volto di quel pensiero unico dominante a cui dobbiamo quotidianamente opporci con tutte le nostre forze.

Queste due “fonti”, quella della letizia e quella della preoccupazione, convivono dentro il nostro cuore e sono supportate da un’irreversibile e gioiosa speranza che ci fa chiedere alla Beata Vergine delle Grazie – gli appuntamenti con la quale in questo anno sono stati così significativi, fino all’ultimo dell’8 dicembre – di sostenere il passo del suo popolo di Ferrara-Comacchio verso un’immedesimazione sempre più profonda con il mistero di Cristo e della Chiesa, così da rendere la vita quotidiana, personale e sociale, parte viva di quella missione che offre agli uomini il volto misericordioso del Signore Gesù Cristo.

Prego per voi, mi affido alla vostra preghiera e, nella certezza di rivederci presto, vi assicuro la mia incondizionata affezione.

Vi benedico di cuore.

+ Luigi Negri

Arcivescovo di Ferrara-Comacchio e Abate di Pomposa