Novena di Natale: lettera a Gabriele

Caro arcangelo Gabriele,

il tuo nome mi richiama la forza di Dio, e tu sei venuto ad annunciare la nascita del ‘forte’: nelle tue parole alla vergine Maria risuona la profezia di Isaia: Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno (Is 9,6-11).

Un angelo forte, per parlare di un Dio forte!

Chissà che emozione (se si può dire di un angelo…) in quel momento. Tu che conoscevi benissimo, nella tua intelligenza purissima, il progetto di Dio; tu che conoscevi benissimo tutte le parole dei profeti, nelle tue parole hai distillato tutte le promesse antiche, concentrandole nel tuo dialogo con quella giovane donna di Nazaret. Che dialogo importante. Non si doveva sbagliare una parola. Non si doveva dire una parola di troppo, né una di meno. A quel dialogo di pochi minuti, atteso da secoli, stava appesa la salvezza del mondo. Mi piace che tu abbia cominciato a parlare di gioia. Penso sempre alla fonte della gioia (Dio Padre che ti ha inviato) e alla destinataria della gioia (Maria, la Chiesa, l’Umanità). Ma ora guardo a te, partecipe pienamente di quella gioia. Sono sicuro che traspariva dalla tua immagine, dal tono della tua voce, dai tuoi dolcissimi movimenti. Penso ti scoppiasse il cuore (se si può dire di un angelo…): che onore essere inviato, proprio tu, per quella missione! È che fra gli angeli non c’è questo problema: fosse stato uno di noi, un po’ di invidia l’avremmo avuta.

È bello, caro Gabriele, vedere in te un lampo dello splendore di Dio, che è Trinità e comunione, che riversa il suo amore nelle sue creature, che coinvolge le sue creature nei suoi disegni di salvezza. Sì, Dio non vuole (anche se potrebbe) fare tutto da solo. Gli piace condividere, lavorare insieme, amare insieme. E voi angeli buoni ci state fino in fondo, in un modo purissimo: siete manifestazione della bellezza di Dio, e collaboratori del suo progetto di salvezza, che ha il suo centro nel Figlio, nel quale anche voi siete creati. Ti sei messo proprio al servizio del Figlio di Dio, che tu conoscevi da chissà quanto tempo (se si può parlare di tempo tra gli angeli…), inviato ad entrare nella storia e prendere il nome di un uomo (che tu stesso hai indicato: Gesù). La mia intelligenza si smarrisce: noi uomini siamo immersi nello spazio nel tempo, voi angeli siete fuori del tempo. Noi conosciamo solo storicamente lo sviluppo della economia della salvezza, voi angeli cogliete l’essenza dell’amore di Dio…

Forse anche per te dev’essere risultato strano toccare il tempo in quell’incontro con Maria e rivelarle solo un tratto di ciò che tu conoscevi già in pienezza… Dev’essere stato curiosamente gioioso rassicurarla nel suo turbamento e spiegarle un poco la potenza dell’opera dello Spirito che ci copre come ombra…

Comunque, anche se non capisco molto, mi basta ciò che anche con le tue parole Dio ci ha rivelato. E da te capisco che la gioia piena consiste nel decidere di accettare di essere creature amate. Tu hai accettato serenamente di essere angelo, senza metterti in competizione con il tuo creatore. Nel tuo dialogo con Maria si vede bene: non hai proposto nessun inganno (diversamente da quell’altro angelo decaduto…) e hai trovato in lei una sincera e intelligente fiducia (diversamente da quell’altra donna che s’è lasciata ingannare). Aiutami, caro Gabriele: intercedi per me, perché anch’io accetti serenamente di essere creatura follemente amata dal Padre per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.

P.S.: Ringrazia per favore anche l’angelo (non so come si chiama) che è apparso quella notte di Natale ai pastori, e pure la moltitudine dei cori celesti che cantavano gloria e pace: non vedo l’ora di ascoltarli anch’io con le mie orecchie in paradiso.