Giuseppe: un uomo giusto!

Commento al Vangelo del 18 dicembre 2016. Avvicinandoci al Natale, cominciamo ad ascoltare nella Messa i conosciutissimi racconti dell’infanzia di Gesù. In questa domenica Matteo ci racconta come «fu generato Gesù Cristo» (Mt 1,18-24), e lo fa presentando l’esperienza di san Giuseppe, che era impegnato con Maria come sua promessa sposa. Dovevano ancora andare a vivere insieme, cioè iniziare la vita sponsale vera e propria. E Maria «si trovò incinta per opera dello Spirito Santo». L’evangelista lo ripete anche qualche versetto più avanti: «il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo». Il testo è perfettamente concorde con il racconto di Luca: «lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35). Gesù è nato in modo diverso da tutti gli uomini: perché? Che cosa indica questo modo di venire al mondo? È una conseguenza della identità di Gesù, che la Chiesa ha capito poco a poco: Gesù è vero Dio, ed è vero uomo. Il fatto che sia stato concepito per opera dello Spirito nel grembo verginale di Maria è un miracolo (il Creatore può far quel che vuole!), ed è un indizio importante della divinità di quel Figlio, generato dal Padre con la potenza dello Spirito sia nella sua eternità sia nella sua umanità. La verginità di Maria (un dogma così discusso e da tanti purtroppo un po’ snobbato) è in realtà un dogma cristologico: ci dice qualcosa di essenziale su Gesù. Un semplice uomo non avrebbe potuto salvare l’umanità. Il vero Dio fattosi veramente uomo sì.

CONFESSIONI

In occasione del Natale, possiamo celebrare con calma il Sacramento della Riconciliazione, vera esperienza della misericordia del Padre:

PER I RAGAZZI: venerdì 23, alle 15.30

PER TUTTI:

– Venerdì 23 dalle 16.30 alle 18.30

– Sabato 24 ore 9 – 12 e ore 16 – 19.30

 

Ma torniamo a Giuseppe: da chi altri se non da Maria aveva appreso la notizia? Quale tormento per quel promesso sposo, stretto fra la paura delle conseguenze, per Maria, di una maternità fuori dal matrimonio (la lapidazione) e la comprensione che quella faccenda aveva a che fare con l’intervento di Dio, di cui Giuseppe, assieme a Maria, si fidava. Era infatti, ricorda Matteo, «un uomo giusto». La decisione di non accusare pubblicamente Maria e di ripudiarla in segreto doveva essere per lui soprattutto un lasciare spazio a Dio, che aveva fatto una cosa straordinaria in Maria, a Dio che mostrava di avere progetti diversi. In questo clima di profonda riflessione, di preghiera, di dialogo straordinario con Dio (il cui proporsi gratuito e potente è manifestato dall’esperienza del sogno), Giuseppe capisce un po’ di più. Almeno due cose: la prima è la conferma della iniziativa dello Spirito di Dio in Maria in vista della nascita di colui che «salverà il suo popolo dai suoi peccati»; la seconda è che pure lui, Giuseppe, è coinvolto in questo progetto. Non deve tirarsi indietro, ma essere protagonista di questa straordinaria vicenda. Sia come sposo che come padre. Chiamato alla comunione e alla condivisione di tutta la vita con la donna più straordinaria del mondo. Chiamato a prendersi cura, a custodire e a crescere il Figlio di Dio. Giuseppe è stato immediatamente disponibile: «prese con sè la sua sposa». Un onore e una responsabilità enormi: Dio si è fidato un sacco di Giuseppe!

Con lo sposo di Maria ci avviciniamo al Natale. Imparando da lui ad accogliere integralmente e seriamente il Figlio di Dio e Figlio di Maria, l’unica persona del Signore nostro Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. E imparando da lui a metterci a disposizione dei progetti di Dio, che sono enormemente più belli, anche nelle nostre piccole vite, dei più bei progetti che possiamo fare noi.