Novena di Natale: lettera al proprietario della mangiatoia

Egregio Signor padrone della mangiatoia in cui è nato il mio Signore,

mi permetta di rivolgerle sincere parole di ringraziamento. Il nostro Evangelista Luca ci ha ricordato che Gesù è nato nella sua casa, a Betlemme. Purtroppo non si dice nulla di lei, ma si intuisce la sua ospitalità verso Maria e Giuseppe, giunti per il censimento decretato da Cesare Augusto. Se ho capito bene, anche se la sua casa era piena (forse la vostra famiglia aveva altri ospiti, presenti per il censimento?), lei non ha voluto rifiutare l’accoglienza ad una giovane donna incinta e al suo giovane sposo, e ha messo a disposizione lo spazio attiguo alla stanza principale della sua casa, la stalla con gli animali. A proposito: è vero che la stalla era ricavata in una grotta? Sa, da san Giustino in poi noi cristiani abbiamo ritenuto che fosse così…

In realtà, caro signore, lei s’è fatto una brutta fama, perché molti hanno inteso le veloci parole di Luca come insinuazione di una mancanza di accoglienza, ma a stia tranquillo: pare che Luca ci volesse dire soltanto l’estrema semplicità che il nostro Salvatore ha scelto anche nel suo venire al mondo: tra l’altro, la stalla era sicuramente il posto più caldo… Grazie perché ha aiutato quella ragazza che proprio quella notte ha partorito il suo figlio primogenito! Che sarebbe stato poi l’unico figlio di Maria. Forse lei non s’è nemmeno accorto di aver dato una mano al Salvatore: ma a sentire Lui, proprio quel bambino diventato grande, chi fa qualcosa di buono, anche senza sapere che lo fa a Lui, va in paradiso…

Chissà se lei aveva notato qualcosa di strano, in quei giorni… Chissà se quegli sposini le hanno detto qualcosa… Ma ssì! Lei si ricorda che sono venuti quei pastori, di notte, a dire che avevano visto gli angeli, e che gli angeli avevano annunciato loro una grande gioia, e che avrebbero trovato un bambino avvolto in fasce dentro una mangiatoia… Luca dice che ‘Tutti quelli che udivano si stupivano delle cose dette dai pastori’ (2,18). Immagino che lei fosse tra le persone stupite, molto stupite: i pastori avranno bussato da lei e le avranno chiesto dove trovare il bambino. Vaneggiamenti, quelli dei pastori? O rivelazione di un nuovo, misterioso intervento di Dio nella storia? Quasi non oso pensare al suo stato d’animo…

Ma poi lei si è trovato davanti ad un’altra visita strana, che le deve aver aumentato lo stupore e la curiosità per ciò che era veramente successo nella sua stalla, nella sua povera stalla. Parlo dei magi, venuti da oriente seguendo la stella che s’era fermata proprio sopra Betlemme. Avevano un interesse incredibile per quel bambino adagiato nella sua mangiatoia, e lo hanno dimostrato con i loro doni. La stella, l’oro, l’incenso e la mirra… ma chi era questo bambino? Maria e Giuseppe le hanno nascosto qualcosa di importante… O forse anche loro non sono riusciti a decifrare tutto e subito! Si sarà accorto di Maria, persona attenta, gentile e riservata, che custodiva tutte queste cose  meditandole nel suo cuore (Lc 2,19)? Credo che l’atteggiamento delicato e gioioso dei due sposi abbia frenato gli eccessi della sua curiosità e abbia favorito in lei lo stesso tratto di riflessione e di attenzione al mistero.

Caro signor proprietario della stalla, mi auguro che, passati gli anni, anche lei si sia reso conto di tutto. E che lo stupore di quei giorni si sia trasformato in convinta adesione di fede. Il nostro Dio è fatto così: è entrato discretamente nella nostra storia, ha assunto una carne in tutto simile alla nostra, si è fatto in tutto simile a noi, considerandoci fratelli. E poi, quando è giunta l’ora, ha rivelato pienamente la sua gloria. In un modo che ha mantenuto però i tratti di quegli inizi: la semplicità e l’umiltà, la fraternità e la condivisione. Questo è veramente e continuamente stupefacente: che la gloria di Dio (di cui le hanno parlato i pastori e che era significata nell’oro e nell’incenso dei maghi) consiste nell’amore che si fa piccolo…