Chi dà il vino buono?

Commento al Vangelo del 17 gennaio 2016.

Continuiamo a celebrare la ‘manifestazione’ (epifania) di Gesù: ciò che è accaduto alle nozze di Cana (Gv 2,1-12) è strettamente legato, nella tradizione liturgica, alla visita dei Magi e al Battesimo al Giordano.

Gesù è lo sposo. Secondo il racconto di Giovanni, il Signore sceglie con accuratezza il contesto di una festa di matrimonio per dare inizio ai suoi ‘segni’: i profeti avevano usato spesso il linguaggio sponsale per dichiarare l’amore di Dio per il suo popolo. E a Cana lo sposo è proprio Gesù, che manifesta la sua gloria, cioè l’amore del Padre che si rende visibile nella vera umanità del Figlio incarnato! È lui che dà il vino nuovo e buono dell’alleanza d’amore tra Dio e l’umanità, prefigurazione del sangue, versato dal suo cuore trafitto (Gv 19,34). Un’altra piccola annotazione è importante nel testo del quarto Vangelo: la sezione che va da 1,19 a 2,12 rappresenta una ‘settimana inaugurale’ del ministero di Gesù. Ciò che accade a Cana è nel settimo giorno (il compimento) di questa settimana. Gesù manifesta la sua gloria e i suoi discepoli iniziano a ‘credere’ in lui: si innesca il cammino della fede, che proseguirà lungo tutto il racconto evangelico.

Non abbiamo più vino. A Cana, Gesù incontra l’umanità che cerca la gioia ma non riesce a darsela in modo duraturo. Una umanità che vorrebbe sempre il vino, ma rimane solo con l’acqua. Una umanità che comprende di essere fatta per l’amore, ma sperimenta drammaticamente l’incapacità di vivere da se stessa un amore autentico e stabile. È chiaramente la nostra umanità quella presente a Cana. A noi e agli uomini e alle donne di tutto il mondo Gesù offre oggi il vino nuovo e buono che è il suo amore. Maria dice anche di noi: «non hanno più vino»! È importante riconoscerlo. E forse non sempre lo riconosciamo. E non tutti lo riconoscono: non abbiamo più vino! Siamo schiavi della nostra autosufficienza o della continua illusione (o tentazione) di farcela da soli.

Maria è la Chiesa/sposa. L’incontro nuziale è segnato dalla presenza della Madre di Gesù. È lei che, con semplicità, constata che non c’è più vino e, con discrezione e confidenza, sembra suggerire a Gesù: puoi fare qualcosa? Quello stranissimo «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora» (che sembra un po’ una rispostaccia) è una frase molto difficile da interpretare. Possiamo pensare che, in realtà, Gesù intende la parola ‘vino’ in modo diverso. Letteralmente: «Cosa (quale vino) c’è tra me e te, donna?». Maria pensa al vino materiale, mentre Gesù pensa subito al significato biblico del vino, simbolo della sua missione d’amore nel mondo. E la seconda parte della sua risposta è in realtà anch’essa una domanda: «Non è venuta la mia ora?». Gesù parla della sua ‘ora’ che culminerà nella glorificazione sulla croce, ma che inizia adesso! E infatti inizia qui, come abbiamo visto, la manifestazione della sua gloria.

Ancora, Maria è chiamata da Gesù «Donna»: sulle prime può sembrare una specie di presa di distanza. Ma in realtà è un complimento enorme quello che Gesù fa a Maria: oltre ad essere sua madre, ella è la nuova Eva, è la Figlia di Sion, è la rappresentate della nuova umanità che si apre all’iniziativa di amore di Dio. È la Chiesa! Anche dalla croce Gesù la chiamerà così, affidandole il discepolo amato: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19,26).

Ogni Messa è Cana. Siamo dunque invitati alla festa di nozze. Gesù è lo sposo che ci dà l’amore gratuito del Padre. Maria è la Chiesa che dice il suo sì e invita a fare altrettanto: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!». In ogni celebrazione eucaristica si rinnova questo ‘matrimonio’ tra noi e Dio. È una cosa seria e bella, questa perenne proposta del Padre, che ogni settimana invita noi, che non abbiamo più vino, a dissetarci del sangue/amore del suo Figlio risorto…