In cammino con Abramo: 3. Genesi 18

Gli spunti qui riportati sono la sintesi della condivisione tra i partecipanti alla lectio divina di domenica 8 novembre, offerti a tutta la comunità. Tutti sono invitati a trovare un momento personale o famigliare per la lettura e la preghiera. Chi desidera può inviare le proprie riflessioni in parrocchia (in busta o via e-mail).

Le precedenti meditazioni:

Dal libro della Genesi (18)

1 Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. 2 Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, 3 dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. 4 Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. 5 Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». 6 Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». 7 All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. 8 Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
9 Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». 10 Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui. 11 Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. 12 Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». 13 Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? 14 C’è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio». 15 Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma quegli disse: «Sì, hai proprio riso».
16 Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli. 17 Il Signore diceva: «Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare, 18 mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra? 19 Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso». 20 Disse allora il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. 21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
22 Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore. 23 Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? 24 Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25 Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26 Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».
27 Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… 28 Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». 29 Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31 Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci». 33 Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

Spunti per la meditazione personale

Gen 16: tentativo umano di superare l’ostacolo della sterilità: Sarai dà in moglie ad Abram la schiava Agar. Succede un casino. Dio assume l’azione umana messa in moto da Sarai e la trasforma  in benedizione…

Gen 17:  in 1-3a Dio si auto-presenta ad Abramo in modo simile all’inizio del decalogo (qui: ‘Io sono ‘el sadday: cammina davanti a me e sii integro’, in Dt 5,7: ‘Io sono JHWH tuo Dio: non avere altri dei di fronte a me’). yn:ßp’l. %LEïh;t.hi  (hitehallek lepanai) letteralmente: cammina (davanti) al mio volto’. Abramo si prostra. Segue la promessa di Dio il patto con Abramo (3b-8) con il linguaggio profetico: «essere il tuo Dio; sarò il vostro Dio». Indipendentemente dalla terra, ciò che conta è il rapporto singolare con Dio.

9-14: il comando della circoncisione: Dio chiede ad Abramo di rispondere con un atto che confessa l’agire di Dio ed è il segno della sua accettazione, e precede l’osservanza della legge.

15-21: la promessa per Sara e il patto con Isacco (e la benedizione per Ismaele). 17-18 anticipa il cap 18.

23-27: l’esecuzione del comando della circoncisione: segno di fedeltà, di speranza, di forza nell’attesa del compimento della promessa

Gen 18,1-16 fonde in modo bellissimo i motivi della visita della divinità e la promessa di un figlio (cf. Gdc 13,8ss). Qui la promessa della nascita appare come il dono per la gratuita ospitalità ai tre personaggi.

1-8: l’ospitalità di Abramo. Un modello di sollecitudine, di cortesia, di attenzione, di concretezza del servizio, di coinvolgimento della famiglia…

I tre personaggi sono manifestazione di JHWH (cf. i passaggi dal singolare in 3.10.13 al plurale in 4-9.16), ma altrimenti interpretati (JHWH con due messaggeri/divinità minori; per il midrash i tre arcangeli: Michele reca l’annuncio, Raffaele guarisce Abramo dopo la circoncisione, Gabriele distrugge Sodoma. Cf la famosa icona di A. Rublev.

9-16 il riso di Sara. Il Signore concretizza la promessa: ‘tra un anno tua moglie avrà un figlio’. Come già Abramo (17,17) anche Sara ride: simbolo narrativo della incredulità davanti a una promessa assurda e impossibile. Sara è probabilmente tranquilla a riguardo della sua sterilità, non è incapponita sulla pretesa di avere un figlio…

In altro modo, tante volte mi capita di metterci a ridere e a pensare a Dio: ‘me l’hai fatta anche stavolta’… è un riso di empatia, quando ci si accorge dell’opera di Dio si rimane sorpresi.

14: il culmine teologico: «C’è forse qualcosa di impossibile per JHWH?». Proprio e solo nella impossibilità dei mezzi umani si può manifestare il ‘possibile’ di Dio. Parole che nella loro portata altissima si levano al di sopra del modesto ambiente familiare del racconto, per testimoniare l’onnipotenza del valore salvifico di Dio e orientarvi il lettore (G. Von Rad).

15: Contrasto tra la serietà di Dio e la leggerezza di Sara. Tra la verità che Dio propone e la menzogna meschina (‘non ho riso!’) di Sara. Mentre Abramo sta in silenzio, sta maturando la sua fede…Ci capita a volte di sederci un po’: quel che abbiamo fatto è fatto… Quel che succede (il male, le ingiustizie) lo vediamo, lo sappiamo, ma cosa ci possiamo fare? Deve prevalere invece il senso di affidamento di Abramo, a partire dalle piccole cose! Eppoi, i giusti ci sono! Cercare la giustizia è anche aprire gli occhi verso chi intorno a noi agisce con giustizia, forza, coraggio, determinazione, e soprattutto fiducia!

16b-33 è una pagina di altissima teologia narrativa, sul problema della giustizia di Dio, sul suo modo di agire con i popoli e sul problema della responsabilità personale (Ez 18). Cf ad esempio: Ger 12,1-2 e Ab 2,1-4:

17-19: Dio parla tra sè presentando Abramo come amico (‘io l’ho scelto/conosciuto’: cf anche Ger 1,5 e Am 3,7). Soprattutto, Abramo non deve mettere in dubbio la giustizia divina e deve diventare il ‘padre della giustizia e del diritto’, fondamenti dell’ordine cosmico e della regalità, anima della vita di alleanza con JHWH (Cf. Is 5,7 e Prv 21,3, ma anche Os 2,21!).Tutti noi siamo qui perché siamo scelti, ognuno per un progetto particolare. Anche se non siamo molto bravi, il Signore ci ha incontrato e viviamo nella speranza che anche le persone cui vogliamo bene vivano questo incontro.

20: il ‘grido’ è termine tecnico di una querela di chi ha subito un torto (nel cap 19 si dirà che è  l’inospitalità di Sodoma e Gomorra). Cf Es 2,24. JHWH è un buon giudice e vuole vederci chiaro…

23-32: gusto della trattativa commerciale… Finezza psicologica e delicatezza di Abramo in favore dei giusti: se si presuppone la responsabilità personale (cf. Ez 18), come vengono trattati i giusti in una città colpevole? Qui si rimane però in una prospettiva di responsabilità collettiva: ci si ferma a 10 (numero minimo per la preghiera in sinagoga?) e la questione rimane in sospeso. Ci saranno veramente almeno quei dieci?Rimane sempre l’interrogativo sul mistero della preghiera nella mia vita. Serve a Dio? Direi di no: Dio non ha bisogno di nulla. Serve alle persone, a me? Sicuramente sì: attraverso la preghiera, il Signore stesso ci svela chi siamo, qual è il nostro bene e il nostro posto sulla terra e noi entriamo nella sua mentalità, nel suo sguardo misericordioso verso tutti.Ma leggendo la ‘contrattazione’ di Abramo con Dio, viene da pensare che in qualche modo, molto misteriosamente, serva anche a Dio… forse è necessario che rimanga questo mistero…L’intercessione è imparare a ‘stare in mezzo’ dentro a una realtà non semplice! Certo, Abramo arriva a trattare con Dio perché lo conosce e ha voglia di conoscerlo di più. Sulla base di questa conoscenza Dio gli permette di trattare! Se voglio essere utile o intercedere per le cause giuste, vere e costruttive della mia vita, devo conoscere e rispettare chi mi sta davanti. Sento il bisogno di rinforzare la mia conoscenza di Dio, per poter ‘trattare’ con lui, mettermi in gioco, mettermi in mezzo per le persone che hanno bisogno, per la giustizia…

Spunti cristologici

In Gesù sappiamo che Dio è Padre dell’ospitalità, che ha preparato un banchetto per tutti i popoli: Gesù ne è il servitore (Lc 12,35). La comunione che La Trinità desidera è una ospitalità reciproca, un dimorare di Dio in noi e di noi in Dio (passim nel vangelo di Giovanni). Vedi anche lo stupendo Ap 3,20!

‘Nulla è impossibile a Dio’ viene ripetuto dall’angelo a Maria (Lc 1,37) e da Gesù ai discepoli (Lc 18,27). Il contrasto più grande tra la serietà di Dio e lo scherno degli uomini è certamente nella Passione di Gesù (ad es. Lc 23,35).

Gesù è Colui che afferma in pienezza la ‘giustizia’ di Dio e propone ai discepoli di vivere secondo la giustizia, di cercare anzitutto il Regno e la sua giustizia (Mt 5,33).

L’intercessore perfetto davanti al Padre per gli uomini è Gesù. In lui vediamo compiuta la rivelazione del cuore misericordioso di Dio che non vuole distruggere niente e nessuno, non vuole condannare, ma solo salvare (cf. ad es Gv 3,16ss). È un intercessore che non mette solo le parole, ma la sua stessa vita, prendendo misteriosamente su di sè il peccato e il male del mondo.

Soprattutto il quarto carme del servo di JHWH ne aveva anticipato l’immensa novità.

La lettera agli Ebrei sviluppa la riflessione sul sacrificio di Gesù a favore dei fratelli e dice, per esempio, che egli <è sempre vivo per intercedere a nostro favore>(7,25). In Gesù capiamo definitivamente il senso della intercessione: non è quello di far cambiare idea a Dio, ma quello di essere in sintonia con Lui, di far entrare i suoi pensieri e i suoi progetti in noi, come è stato per Gesù in modo perfetto, e Maria.

Sant’Agostino: DISCORSO 361

  1. 20. Giona aveva annunciato non la misericordia, ma la punizione imminente; non aveva detto che entro tre giorni Ninive sarebbe stata distrutta, e che invece Dio li avrebbe risparmiati, se avessero fatto penitenza in quei tre giorni. No, egli minacciò soltanto la distruzione e la preannunciò. Tuttavia quelli, sperando nella misericordia di Dio, si convertirono facendo penitenza, e Dio li risparmiò. Non si può dire che il profeta avesse mentito, come potrebbe sembrare se si interpretano in senso carnale le sue parole; se ne deve cogliere il senso spirituale per comprendere che avvenne proprio come il profeta aveva detto. Di fatto Ninive fu distrutta. Se si considera che cosa era Ninive, si vede che fu distrutta. Ninive era quella città dove si mangiava e beveva, si comprava e vendeva, si piantava e edificava dandosi agli spergiuri e alle menzogne, alle ubriachezze, ai delitti, alla corruzione: questa era Ninive. La Ninive che ci viene presentata, dove tutti si battono il petto tristi, si affliggono con cilici, si cospargono di cenere e fanno digiuni e preghiere, è un’altra Ninive. La precedente Ninive fu dunque davvero distrutta, perché sparì tutto quel modo di vivere.

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