Campo Celentino 19 agosto

Ancora una volta le campane accompagnano il nostro risveglio in una serena mattina montanara. Poche nuvole macchiano il cielo azzurro mentre i ragazzi si apprestano a fare colazione: il clima ideale per una giornata di cammino.

L’obiettivo di oggi è il Rifugio Cevedale Guido Larcher, punto di riferimento dal 1880 per gli escursionisti della zona del gruppo Ortles-Cevedale. In 140 anni di storia è stato protagonista di numerose ristrutturazioni e rinnovamenti che lo hanno mantenuto accogliente e moderno, passando da una piccola casetta di mattoni ad un edificio imponente dalle curiose imposte biancazzurre.

Nel salone principale i ragazzi mangiano velocemente i cornetti e il pane con la marmellata per poi salire a preparare gli zaini. Il clima dovrebbe essere dalla nostra parte, ma le improvvise piogge dei giorni scorsi convincono tutti ad aggiungere il k-way alla dotazione già ben fornita: crema solare, coltellini svizzeri, carte da gioco e soprattutto i panini preparati in mattinata dagli educatori.

Il viaggio con i due pulmini si rivela più lungo del previsto, tra andata e ritorno ci vuole almeno un’oretta, e la prima metà del gruppo si ritrova quindi ad aspettare sulle panchine all’inizio del sentiero. Per fortuna le carte da gioco si rivelano essere l’amico più fidato dei ragazzi, che si cimentano in diverse partite di trionfo tra la leggera brezza montana e le coloratissime farfalle che si appoggiano sui giocatori.

Il motore raggiunge facilmente i 4000 giri per la pendenza, ed il traffico di certo non è d’aiuto, ma ecco che dopo un po’ di spola anche la seconda metà raggiunge la partenza. E allora via per i sentieri boschivi, tutti insieme allineati in un’unica grande fila.

L’inizio della passeggiata non si rivela troppo complicato, complici anche gli innumerevoli indovinelli che tengono la mente impegnata e fanno dimenticare la fatica nelle gambe. Arriviamo presto alla Malga Mare, da cui passiamo velocemente per non interrompere troppo spesso il ritmo della camminata. Come in ogni escursione in compagnia, le diverse andature e familiarità con la montagna hanno infatti iniziato a sfilacciare il gruppo, ma basta qualche pausa qua e là per ricompattarci.

La vera pausa pranzo ce la concediamo circa a metà percorso, in un grande spiazzo di erba che si presta perfettamente alla causa. I panini con speck e formaggio oggi vanno per la maggiore, ma non mancano altre varietà di salumi e opzioni vegane. Non manca però neanche chi si dimentica i panini a casa, trovandosi quindi costretto ad elemosinarne qualche pezzo dagli amici più cari.

Ne approfittiamo anche per un breve momento di riflessione che ci serva da spunto per tenere la testa impegnata durante l’ultimo tratto. Ad ognuno di noi viene consegnata una parola che si ricolleghi ai temi trattati ieri e su cui ci viene chiesto di meditare personalmente.

Prima di ripartire il gruppo decide di dividersi: alcuni dei ragazzi ritornano verso i pulmini con qualche educatore, mentre la parte restante del gruppo si incammina per raggiungere il rifugio Larcher. Il panorama è ormai completamente diverso da quello che ci ha accolti. I sentieri sterrati in mezzo ai pini hanno lasciato posto alle rocce millenarie lasciate sul percorso da frane antiche.

Le chiacchiere continuano allegre nonostante la stanchezza inizi a farsi sentire, specialmente sulle cosce. Il rifugio, visibile già dal punto in cui ci siamo divisi, sembra non avvicinarsi mai e solo gli ultimi 10 minuti ci rendiamo veramente conto di quanta strada abbiamo fatto, fino ad arrivare finalmente al suo cospetto.

Qualche kaiserschmarrn condivisa o una fetta di sacher, sono tutto ciò che ci serve per riacquistare le energie consumate all’andata. La vista panoramica sulla valle si occupa invece di riempire gli occhi e giustificare lo sforzo e la fatica compiuta. La mente intanto ritorna alle parole di ieri e alle testimonianze ascoltate che stanno piano piano germogliando in ognuno dei ragazzi.

Riempita la pancia e lo sguardo, ripercorriamo in discesa il percorso che ci ha portato fino ai 2607 metri del rifugio Larcher, aggiungendo solo una piccola deviazione per vedere delle cascate vicine al percorso. Arriviamo veloci ai pulmini, su cui saliamo stanchi, per poter finalmente riposare le ginocchia dalla lunga discesa. Una volta a casa ci attenderà una ricca cena e una lunga partita a Lupus prima di poter finalmente chiudere gli occhi e goderci il meritato riposo.