Due passeri non si vendono forse per un soldo?

Proseguendo l’ascolto del Vangelo di Matteo, sempre più ci accorgiamo della viva preoccupazione dell’evangelista per la sua comunità: egli sente di donare loro forza e coraggio d’innanzi alle atroci persecuzioni che subivano attribuendo queste e la loro stessa testimonianza di fede e resilienza alla dichiarata volontà del Maestro.

In mezzo a queste discutibili sollecitazioni troviamo un’espressione autentica di Gesù che recupera a sua volta un Midrash (detto ebraico) di profondissima sapienza:

Due passeri non si vendono forse per un soldo?…

Questa è la premessa che indirizza la riflessione rassicurandoci sulla cura di Dio per l’uomo che è immensamente più attenta rispetto a quella per i passeri; chissà se per la mamma di questi due passeri questo ragionamento di Matteo sia ineccepibile?…

Mi viene invece da pensare quanto sia drammatica la degenerazione di questa umanità che non solo nell’atto di acquistare e vendere si è impossessata della creazione – di cui anche i passeri fanno parte – ma che voglia attribuire ad essa un prezzo.

È evidente che vendere due passeri per un soldo o vendere un uomo per trenta denari non sia la stessa cosa ma indiscutibilmente il principio è il medesimo: mi impadronisco di un essere che non mi appartiene e gli attribuisco un valore in denaro, facendo di questo ciò che voglio!

La direzione in cui dovremo invece accogliere la parola di Gesù è quella propria della tradizione ebraica in cui questa citazione “dei due passeri” va colta come un approfondimento al valore del Tempio che è per noi Gesù stesso; egli, alla stregua del Tempio santo di Gerusalemme, non si regge sulla forza del corpo o sull’aiuto di creature terrene, bensì sulle fondamenta spirituali della Torah (studio), Avodah (servizio/preghiera) e Chesed (atti di bontà).

Don Saverio