“Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio peso leggero”

Che paradosso … così come poco prima nelle “Beatitudini”, anche qui Gesù rivela la poesia e dolcezza dell’opposto!

Il Maestro si rivolge ora a tutti coloro che sono stanchi e oppressi invitandoli a riposare presso di lui: «Venite a me» (Mt 11,28). La stanchezza che Gesù scorge nel cuore della gente non è soltanto quella causata dalla fatica di annunciare il Regno di Dio ma è più inclusiva e comune alla vita quotidiana di ogni uomo e donna, vita a cui ciascuno è chiamato a dare un progetto ed un senso: facile da risolversi nella gioia e nella piena vitalità; molto meno nella fatica e nella malattia.

Il cuore di Gesù è una casa aperta all’accoglienza e al ristoro, ma ha un prezzo: donandoci la sua ospitalità che rinfranca il cammino della vita, egli ci invita alla piena condivisione con lui, che della vera vita è l’unica via.

La logica del paradosso, allora, si risolve in una proposta di comunione piena con Cristo e, in lui, con tutti coloro che faticano e soffrono nel mare dell’esistenza. Il “venite a me” che risuona piacevole sulle labbra di Gesù ci rivela, così, anche il senso stesso della sofferenza, senza la quale, banale ed inutile risuonerebbe alle nostre orecchie il suo invito.

Cristo ci chiama quotidianamente alla comunione della sua croce per insegnarci a scorgere in essa non il motivo del dolore ma il senso della redenzione.

don Saverio