Il Vangelo di questa settimana ci chiede il coraggio di metterci allo specchio, e di guardarci negli occhi – come spesso le nostre vite troppo veloci non ci permettono di fare – per osservare, da un’altezza vertiginosa, la nostra vita stessa. Tutto inizia con una parola di Gesù che, avendola ascoltata, ripetuta, citata troppe volte, ha perso il suo tono assoluto: «Non sia turbato il vostro cuore». Parola che corriamo il rischio di svuotare di senso: ci piace tantissimo questo Gesù che ci consola, ma quante volte poi, nella nostra vita – di fronte a guerre, disastri, incomunicabilità, politiche cieche e sorde, comunità cristiane in difficoltà… – il nostro cuore è radicalmente turbato? Non è che quelle parole di Gesù siano diventate simili a un modo di dire umano, del tipo “Speriamo che tutto vada per il meglio?” E Gesù continua, dandoci anche i motivi per cui non dobbiamo essere turbati: la presenza amorevole sua e di Dio Padre, una presenza che ci accompagna nel nostro “oggi”, cioè nei passi di un cammino che ci porta a casa. Una casa che abiteremo felicemente, in un unico istante senza fine di gioia. Ma Tommaso (il solito Tommaso, verrebbe da dire) gli pone la domanda razionale, quella del buon senso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Tommaso, prendendo alla lettera le parole di Gesù, non fa la cosa più immediata: ascoltare il proprio cuore. La strada la conosciamo – tutti: sia Tommaso, sia noi – benissimo. L’amore non è una regola di comportamento che il Vangelo si inventa. È un desiderio innato in tutti noi. Ed è, precisamente, la strada per arrivare alla casa che ci aspetta. Allora Filippo si aggiunge a Tommaso e chiede a Gesù di “mostrare il Padre” o, in altre parole, di “dimostrare” che le sue parole sono davvero credibili. E qui Gesù ci pone davanti un nuovo specchio in cui guardarci, dicendo: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto?». Il che equivale a dire, per noi che leggiamo oggi questo Vangelo: qual è la tua idea su di me? Che posto ho – io, Gesù – nella tua vita? Sono una relazione viva oppure una specie di bella favoletta ideale che ti torna in mente qui e là nella tua giornata? Pochi versetti, una dozzina, e Gesù ci fa accompagna in un volo altissimo, per guardarci dentro e comprenderci meglio. I timori che costellano la nostra vita ci impediscono di avere piena fiducia in lui? La nostra vita ci appare come un groviglio fitto e misterioso oppure pensiamo che alla fine di questo cammino ci sia una casa che ci attende? Gesù è davvero “con noi”? O, in altre parole, vediamo negli occhi, nelle mani, nelle parole di ogni persona che incontriamo lo sguardo, i gesti, gli insegnamenti di Gesù e la sua presenza consolante? Tre sguardi impegnativi su cui valutarci. Una sfida, come ogni volta che prendiamo Gesù sul serio. Ma una sfida che vale la pena, se ci conduce a fare uscire dal turbamento il nostro cuore.