Commento al Vangelo del 22 marzo 2026.
Stiamo percorrendo questo ultimo tratto di strada verso Gerusalemme e Gesù ha cambiato passo, si propone ai discepoli, ai giudei e ai suoi amici con segni sempre più prodigiosi e provocatori nel loro significato!
Quando si trova a vivere l’esperienza della morte di un amico come Lazzaro, il Signore decide di glorificare il Padre attraverso il segno che più di tutti parla al nostro cuore e alla nostra vita: la vittoria sulla morte.
Tutto ciò che amiamo si infrange contro questo muro incrollabile. Questa vita è finita, dovremmo farcene una ragione ma non ci va proprio giù che tutto ciò che siamo si annichilisca…siamo polvere e polvere ritorneremo ma…Gesù non è del parere. Marta, sorella di Lazzaro, esprime quasi rassegnata la fede del suo popolo: “so che risusciterà nella risurrezione nell’ultimo giorno” (Gv 11,24). Il Signore rilancia: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (Gv 11,25). Il significato profondo del ritorno alla vita di Lazzaro (che è temporaneo e non definitivo come la vita risorta inaugurata da Gesù) è da leggere proprio a partire da queste parole. Chi crede in Gesù e vive secondo la sua Parola (le due cose non possono essere disgiunte) ha già la vita eterna, la vita biologica spesa fon questa componente spirituale acquisisce una struttura indistruttibile, sulla quale la morte non ha potere! Ciò che ha a che fare con la vita dopo la morte, realtà per noi sconosciuta, è da ricercare in quel vivere “secondo il vangelo” che può far parte della nostra esperienza di tutti i giorni. Per noi è inconcepibile, ma per Gesù la nostra vita è questione molto seria, non dice cose alla leggera. È questione talmente seria che, davanti all’altra sorella Maria che manifesta tutto il suo dolore, non può far altro che condividerlo per l’affetto fraterno che anch’egli prova per Lazzaro e piange. Piange lacrime vere, perché anche la sua umanità, pur essendo cosciente della risurrezione “dell’ultimo giorno”, è indignata di fronte al dolore e alla morte. E se il Figlio ha questa reazione nei confronti della morte umana, dovremmo sfatare tante nostre false immagini dell’indifferenza o peggio dell’indole punitiva di Dio Padre. Il segno della risurrezione di Lazzaro anticipa la pienezza dell’evento della risurrezione di Gesù, quella definitiva. E dà concretezza alle parole del Maestro citate in precedenza: non si tratta di magia, ma della constatazione che ciò che è abitato dall’amore di Dio, ciò che ci rende veramente e pienamente umani, già ora ha vinto la morte ed è destinato all’eternità. Pensiamo alla bellezza di questo annuncio: le nostre relazioni più vere e piene, ciò che facciamo senza pretendere un tornaconto, la ricerca di pace e di riconciliazione troveranno pienezza, ma già oggi sappiamo essere eterne. Ascoltiamo anche noi la voce del Signore che ci chiama: “Vieni fuori!”: prepariamoci alla vittoria definitiva!