“Dammi da bere!”

Commento al Vangelo del 8 marzo 2026.

È uno degli incontri più belli del vangelo secondo Giovanni e di tutto il Nuovo Testamento., quello fra Gesù e la donna samaritana. Un incontro bellissimo perché voluto: Gesù “doveva” passare per la Samaria, era il progetto del Padre e Gesù è sempre sintonizzato con il suo volere. L’incontro con la donna avviene al pozzo, luogo biblicamente legato agli incontri amorosi, ad un orario particolare, ora in cui nessuno esce di casa, se non lei. Sottile è il non detto del testo, che lascia serpeggiare il dubbio: “Perché uscire proprio a quell’ora?” Le risposte possono essere tante, quella più immediata socialmente ha a che fare con la vergogna e il bisogno di nascondersi, probabilmente la sua fama la precede. Ma andiamo per gradi. Il dialogo è incalzante, lungo e denso. Proviamo a coglierne alcune sfumature:

“Dammi da bere!”

È l’inizio del dialogo fra Gesù e la Samaritana. Gesù è provato, ha sete e ha bisogno della donna. Due bisogni si incontrano. Entrambi hanno sete, ma la sete fisica è immagine di seti interiori diverse. Curioso che per la sua sete Gesù si trovi in un posto sconveniente con una persona sconveniente. E che la sete di Gesù corrisponda proprio all’incontro con una donna (infedele lo scopriremo poi) samaritana. Le convenzioni sociali saltano… Questa sete verrà saziata?

“Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”

Il confronto fra Gesù e la donna è come una danza che si regge inizialmente sull’equivoco e sul sarcasmo della samaritana, che crede di trovarsi davanti ad un nemico (giudeo-donna samaritana) che la disprezza e la giudica; a poco a poco le sue resistenze si sciolgono e l’ironia lascia il posto alla curiosità e poi al desiderio sempre

più profondo di saperne di più. Il suo desiderio di acqua viva è grande! Desiderio di vita piena…è già tanto, ma ancora non ha capito chi ha davanti e cosa può e vuole donarle!

“Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui”

L’infedeltà della donna si sovrappone a quella del suo popolo, che da secoli venera 5 divinità oltre a YHWH. L’infedeltà coniugale e quella religiosa non soddisfano la sete della donna, che continua a bramare acqua. L’immagine sponsale di Dio e di Israele è qui lampante: avviene però un passaggio nuovo. La donna riconosce Gesù come profeta, e intercetta la questione più profonda, la sete più vera: chi è veramente Dio, e dove si trova?

Gesù esce dall’alternativa territoriale propostagli dalla donna. La risposta di Gesù non implica un’esclusione: “in Spirito e Verità”. È un ambito relazionale, non geografico.

Spirito e Verità: entrambi con la maiuscola. Gesù è la verità perché è LA Parola. Dio cerca persone che lo adorino entrando in relazione con lo Spirito Santo e nella Verità che scaturisce dalla sua Parola, che si incontra in pienezza nella persona di Gesù.

 Ecco che la Samaritana senza ancora aver capito precisamente chi ha davanti nutre già un afflato missionario perché quell’acqua viva, che ancora non ha assaggiato in modo esaustivo, l’ha già dissetata! Corre dai suoi compaesani a parlare di Gesù, della sua straordinaria persona, del suo misterioso essere Messia. Il mistero di un Messia che libera la fede autentica da tutte le gabbie costruite sulle separazioni etniche e sull’affermazione identitaria dell’appartenenza religiosa. Dio ha sete dell’uomo, e all’uomo chiede di essere dissetato attraverso una relazione d’amore, “in Spirito e Verità”. E se noi abbiamo sete di Dio, Gesù è la risposta. La sua persona, la sua libertà e la sua Parola sono l’antidoto all’immutabilità giudicante del sistema religioso e alle conseguenze che spesso ne derivano e che oggi assumono toni inquietanti, in tutte quelle situazioni in cui il nome di Dio è utile a giustificare odio, discriminazione, distruzione, guerra. E ci accorgiamo, con amarezza, quanto nel 2026 questa tentazione sia ancora molto forte anche fra cristiani (o sedicenti tali) occidentali che mettono a ferro e fuoco il mondo. Il culto a Dio “in Spirito e Verità” è nell’incontro con Gesù di Nazaret e nella sua sequela sulla via della croce; croce che mai ferisce e condanna, ma che attira il male e il peccato su di sé per annientarlo. Dalla croce di Gesù zampilla davvero acqua viva, per il mondo, per la sua pace e per la vita eterna, che va oltre la morte.