Note per la comprensione del testo
14,1-5: i 144.000 con l’agnello
Dopo la visione delle due bestie (il potere negativo dello stato e il potere della propaganda ideologica e religiosa che lo attua) si dispiega davanti i nostri occhi (vedi!) una scena di salvezza. I 144.000 e poi una successione di 3 angeli, il figlio d’uomo e ancora tre angeli che mostrano l’attuazione della salvezza già iniziata in questo tempo
v. 14,1. Siamo invitati a guardare (idou: ecco, vedi!) l’agnello, che sta in piedi sul monte Sion. Sion è un quartiere di Gerusalemme, il più in alto: nella Bibbia è diventato sinonimo della città in senso positivo e promettente (vedi sa. 2,6 o 48,3) come luogo della presenza rassicurante di Dio in mezzo al suo popolo. Gesù/agnello è presente e ha iniziato la sua opera salvifica che culminerà nella Gerusalemme celeste.
I famosi 144.000 sigillati del cap 7 ora ci vengono presentati esplicitamente. Il sigillo è il nome dell’agnello e di Dio scritto in fronte, segno di appartenenza che coinvolte tutta la persona, ben diverso dal sigillo della bestia. Nel mondo non ci sono solo i malvagi che si lasciano guidare dal drago, ma anche quelli che scelgono di appartenere a Dio e all’agnello.
v. 2-3 la voce potente di Dio (dal cielo, come grandi acque, come in Ez 1,24 e 43,2, come tuono, vedi spc. Sal 29/28) dalla sua trascendenza si rende ancora udibile sulla terra. Alle 3 caratteristiche di forza di questa voce se ne aggiunge una quarta piena di dolcezza musicale che richiama il clima della preghiera liturgica (lett. chitarristi che chitarrizzano con le loro chitarre). La voce divina suscita il dialogo liturgico che è fatto di un cantico nuovo per celebrare la salvezza dell’agnello assieme ai quattro esseri viventi e ai 24 vegliardi che collaborano con l’opera della salvezza. Sempre presente la visione di Ap 4-5.
È un canto che può essere imparato solo dai 144.000 che hanno lasciato che Dio li riscattasse, li comprasse dalla terra a prezzo del suo sangue. Non si tratta di una semplice operazione commerciale, ma della forza coinvolgente dell’amore di Dio in Gesù Cristo: un amore che libera dal male e dal peccato e che attrae dentro ad un alleanza di vita!
v. 4-5 Ci viene spiegato ancora meglio chi riconoscere in questi 144.000, con tre esempi di categorie di persone (il terzo comprende però i primi due).
– quelli che si dedicano in modo speciale e integrale al culto di Dio praticando il carisma della verginità. Nell’AT (Es 19,15: il popolo si prepara a incontrare Dio alle pendici del monte Sinai; o 1Sam 21,5-6: Davide e i suoi possono mangiare i pani sacri) la dedizione al culto è per tutti segnata da una particolare esigenza di astensione dai rapporti sessuali. Vergini sono sia uomini che donne.
– quelli che seguono in modo permanente l’agnello. È l’esperienza vitale, dinamica di quelli che si muovo ogni giorno dedicandosi a tempo pieno a Cristo e alla sua opera di salvezza cooperando con lui.
– quelli che, riscattati/comprati come primizia (inizio di un processo di salvezza veramente in atto sulla terra, in mezzo alla malvagità precedentemente descritta), hanno deciso di vivere con sincerità e rettitudine, senza menzogne (cf sal 32,2; Sof 3,13 ma spc. Is 53,9 sul Servo di YHWH), nella verità e nella luce di Dio. Questo atteggiamento è verificato da Dio (‘non fu trovata menzogna’) e si accompagna con l’essere ‘senza macchia’, cioè come la vittima sacrificale perfetta, senza difetto di Nm 6,14; 19,2, o come la vita integra davanti a Dio di Ef 1,4; fil 2,15; Col 1,22).
14,6-20: i messaggi dei primi tre angeli, il Figlio d’uomo, l’opera degli altri tre angeli
I vv. 6-20 costituiscono una grande scena unitaria: l’annuncio profetico dei primi tre angeli (vv. 6-13) viene attuato negli annunci degli altri tre angeli (vv. 15-20). Al centro la visione del figlio d’uomo seduto sulla nube bianca (v. 14). Contempliamo la liberazione e la condanna definitiva del male!
v. 6-7. Il primo angelo vola altissimo e ha in dono il vangelo per tutti, anche se non tutti sono stati ancora raggiunti. Urge che tutti lo conoscano! È sempre in atto cioè il movimento missionario di Dio che desidera coinvolgere tutti i suoi figli sparsi nel mondo in un rapporto d’amore meraviglioso:
– temete, cioè prendete Dio sul serio!
– date gloria, cioè riconoscete la gloria/amore/bellezza di Dio con gioia ed entusiasmo
– adorate, cioè rispondete all’amore concreto di Dio che vi ha creato e ha creato ciò che è essenziale per la vostra vita
Motivo della glorificazione è in modo particolare che venne l’ora del suo giudizio: Dio non è rimasto estraneo alla storia, ma è intervenuto prendendo posizione chiara e dichiarando il suo amore nella Pasqua dell’agnello.
v. 8. Qual è il giudizio di Dio su Babilonia? Il secondo angelo annunzia che verrà certamente distrutta. Già viene annunziata la sua caduta (vedi Is 21,9). Babilonia è la figura simbolica del modello di vita negativo perché solo terrestre, scollegato dalla trascendenza di Dio. Uno stile molto attraente, affascinante, passionale, inebriante per tutte le genti
v. 9-11 Il terzo angelo chiarisce ancora di più: chi si è lasciato marchiare dalla bestia farà i conti con la chiarezza dell’amore passionale di Dio, con il quale non si scherza. Se Babilonia ha un vino inebriante, anche Dio ce l’ha, spumeggiante e non mischiato con altro e verrà il momento in cui tutti e ne accorgeranno. Non ci si potrà nascondere (davanti all’agnello e agli angeli santi): giungerà il momento in cui la forza senza tentennamenti dell’amore di Dio sarà riconosciuto da tutti E chi lo rifiuterà non potrà illudersi di stare bene, ma sarà tormentato (fuoco e zolfo, che rendono impossibile la vita) nella scelta di non amare più, per sempre, giorno e notte.
v. 12. Torna l’appello diretto dell’autore al lettore: Qui, a questo punto del libro, che cosa decidi? Conservare con preseveranza i comandamenti e la fiducia in Gesù è veramente l’unica via della tua felicità!
v. 13. Un intermezzo di dialogo: l’autore riceve di nuovo l’ordine di scrivere, e l’oggetto è una delle sette beatitudini di Ap. La beatitudine di chi muore, adesso, per il Signore. Adesso, in questo tempo della storia, la morte non è un ineluttabile e sconosciuto destino, ma può essere vissuta come momento definitivo di unione con il Signore morto per amore! L’autore dà gioiosamente il suo assenso (si!) e dà voce allo Spirito che promette la tregua dalle fatiche a chi ha deciso di vivere facendo il bene. Le opere buone non vanno mai a finire nel nulla, ma sono sempre ricordate da Dio!
v. 14. Al centro torna la visione del figlio d’uomo (vedi 1,7!). Ora sa seduto, segno di esercizio del potere, su una nube bianca, segno della condizione di risorto. Ha sul capo la corona, segno di vittoria (cf. 6,2). In più tiene in mano una falce tagliente, strumento operativo efficace e rapido.
v. 15-16. Un altro angelo viene da Dio (dal tempio) ed esorta il Figlio di uomo con un ordine preciso: lanciare la falce per mietere la terra. È una immagine molto positiva. Sulla terra molti uomini hanno vissuto e stanno vivendo sotto l’influsso buono di Gesù Cristo: sta crescendo e in parte è già maturato il raccolto buono che Dio riconosce e fa suo per sempre, trasfigurandolo nella Gerusalemme nuova!
v. 17. Un altro angelo esce dal tempio, casa di Dio e casa dei santi che pregano sollecitando l’intervento di Dio.
v. 18. Ancora un terzo angelo viene dall’altare (vedi 8,3: l’altare sul quale stanno le preghiere dei santi che salgono a Dio come incenso e che Dio ascolta) e pure lui grida al figlio dell’uomo di lanciare la falce. Questa volta non sulle messi di grano, ma sui grappoli delle viti che sono maturati. Ancora è racchiuso un significato positivo. La vite/popolo di Dio ha prodotto frutti buoni maturandoli nella storia complicata del mondo, e Dio li riconosce e li raccoglie.
v. 19-20. La falce viene lanciata all’angelo e la vite viene vendemmiata. Al significato positivo appena descritto si affianca molto realisticamente anche la dimensione negativa e drammatica. Ancora una volta torna la rivelazione dell’amore chiaro, profondo, appassionato di Dio, che reagisce con sdegno molto netto davanti al male. Con immagini molto forti si manifesta il fatto che il male e i malvagi non vinceranno, ma saranno sconfitti e calpestati. Il tino grandissimo dello sdegno di Dio li raccoglie e contiene la loro opera malvagia (cf. anche Is 63,3-6). È una cosa seria e Dio lo sa: il male è diffusissimo sulla terra (il sangue dei malvagi che esce dal tino, chè l’uva diventa sangue…, arriverà al morso dei cavalli per un area estesa quasi 300 km), ma è stato vinto dalla Pasqua dell’Agnello i cui effetti si manifesteranno in modo definitivo ed efficace.