L’amore per Dio prima di tutto, perché fonte di ogni amore (Lc 14,25-33)

A quale scopo mirano queste similitudini lo manifestò abbastanza chiaramente nella conclusione, poiché disse: Così dunque, chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi beni, non può essere mio discepolo.

3. Per conseguenza le spese occorrenti a costruire la torre e i diecimila soldati capaci di tener testa all’altro re che ne dispone di ventimila, non significano altro se non che ciascuno deve rinunciare ai suoi beni. Il preambolo del discorso concorda con la conclusione. Nel fatto per cui ciascuno rinuncia ai propri beni è compreso anche quello di odiare il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita. Tutte queste cose, infatti, sono come beni particolari di ciascuno e sono, per lo più, d’impaccio e d’ostacolo per entrare in possesso, non già dei beni esclusivi di ciascuno, che sono destinati a passare col tempo, bensì dei beni comuni a tutti ed eterni. Per il fatto, per esempio, che una donna è tua madre, per ciò stesso non è certo la mia. Si tratta quindi d’un bene temporale e passeggero, come appunto puoi constatare ch’è già passato il fatto d’averti concepito, d’averti portato nel seno, d’averti dato alla luce e d’averti allattato. Per il fatto invece ch’essa è sorella in Cristo lo è non solo per te, ma anche per me e per tutti coloro ai quali è promessa l’unica eredità del cielo e hanno Dio per padre e Cristo per fratello, in virtù dell’amore che ci unisce in una sola famiglia. Questi, sì, sono i beni eterni e non si consumano per l’ingiuria del tempo; sono i beni che tanto più sicuramente speriamo di possedere, quanto meno predichiamo che si possono ottenere per diritto privato piuttosto che per diritto pubblico. (…)

5. I genitori poi non devono adirarsi contro il Signore che ci ordina di odiarli, dal momento che la medesima cosa ci viene ordinata riguardo all’anima nostra 8. Poiché, allo stesso modo che ora ci viene ordinato di odiare l’anima e i genitori per amore di Cristo, così può applicarsi molto bene anche ai genitori ciò che in un altro passo il Signore dice dell’anima: Chi ama la propria anima, la perderà 9. Dirò anzi senza esitazione: ” Chi ama i propri genitori, li perderà”, poiché riguardo all’anima usò in quel passo odierà come in questo perderà. Ma questo precetto di ” perdere ” la nostra anima non significa che dobbiamo ucciderci, cosa che sarebbe un delitto imperdonabile, ma significa che dobbiamo estirpare dall’anima l’affetto carnale, impedimento, questo, per la vita futura, a causa del quale si ama la vita presente: questo infatti vuol dire l’espressione evangelica ” odierà la propria anima ” e ” la perderà “; ma ciò si compie amando, dal momento che nel medesimo precetto (Cristo) ricorda molto chiaramente il frutto che consiste nel guadagnare la propria anima, dicendo: Chi l’avrà perduta in questo mondo, la troverà per la vita eterna. Allostesso modo, con tutta ragione, dei genitori si può dire che, se uno li ama, li perde non già uccidendoli come fanno i parricidi, ma in modo che chi li ama, animato da spirito di pietà e di fede, colpisca con la spada della parola di Dio e uccida il loro affetto carnale, col quale tentano d’impastoiare se stessi e i propri figli nei lacci del mondo, e faccia vivere in essi il vero amore cristiano in virtù del quale sono fratelli e insieme coi loro figli temporali riconoscono come genitori eterni Dio e la Chiesa. (Agostino, disc. 243)