Umili o esaltati?

Nella pagina evangelica di oggi (Lc 7,1.7-14) il Signore ci invita ad essere semplici, umili, a mettere da parte l’orgoglio e la vanagloria che continuamente vengono fuori dalla nostra paura di non essere amati e stimati… La medicina contro l’orgoglio è la sicurezza dell’amore del Padre, manifestato nella creazione e nella Pasqua del Figlio, e reso continuamente presente dallo Spirito nella nostra persona… Ascoltiamo Agostino (disc. 339, nell’anniversario della sua ordinazione):

6. Avete appena ascoltato parlare il Signore, a tutti noi egli ha parlato: Quando dài un banchetto, non invitare i tuoi amici ha mostrato in qual caso saresti generoso: escludi i congiunti che hanno di che ricambiarti, ma invita poveri, storpi, ciechi, zoppiindigenti che non hanno di che ricambiarti. Devi forse perdere? Riceverai ricompensa al riconoscimento dei giusti. Quanto a te – egli dice – devi dare, io ricevo, metto in conto, restituisco. Così ha parlato Dio, ed a questo ci ha esortati perché mettiamo in pratica tali cose, e ci possa ricambiare. Quando ci avrà ricompensati, chi ce lo toglierà? Se Dio è per noi, chi è contro di noi?  Eravamo peccatori e ci ha donato la morte di Cristo; viviamo nella giustizia e ci ingannerà? Non per i giusti infatti, ma per gli empi Cristo è morto. Se agli ingiusti ha donato la morte del Figlio suo, che riserva ai giusti? Che riserva loro? Non ha da riservare loro meglio di ciò che ha dato per loro. Che ha dato per loro? Non ha risparmiato il proprio Figlio. Che riserva loro? Lo stesso Figlio, ma per far godere Dio in lui, non l’uomo destinato a morire. Ecco a che Dio invita. Ma così come tu sei interessato al godimento cui invita, degnati di badare anche a quale via vi conduce, degnati di fare attenzione anche al modo di percorrerla. Appena, però, sarai in porto, ti si dirà forse questo: Dividi il tuo pane con l’affamato; vesti uno che vedi ignudo? Ti sarà data lettura di questa frase riassuntiva: Quando dài un banchetto, invita zoppi, ciechi, indigenti, bisognosi? Ivinessuno sarà nel bisogno, nessuno sarà zoppo, nessuno sarà cieco, nessuno storpio, nessuno forestiero, nessuno nudo; tutti sani, tutti pieni di vitalità, tutti ricchi, tutti vestiti della luce dell’eternità. Chi vedi là che sia straniero? È proprio la nostra patria quella; quaggiù siamo esuli, quella dobbiamo desiderare. Mettiamo in pratica quel che ci viene raccomandato per esigere poi le promesse, per ricevere quanto è dato in più. Se noi avanziamo delle richieste, sembra che Dio non voglia dare: ma darà immancabilmente, non defrauderà alcuno. Riflettete a questo, fratelli miei, notate quante cose buone dia ai cattivi il Signore nostro Dio: la luce, la vita, la salute, le sorgenti, i frutti, la discendenza, per lo più onori, dignità, poteri; egli dà sia ai buoni che ai cattivi tutte queste cose buone. Ci vien forse da pensare che nulla riservi ai buoni, chi dà tante cose buone anche ai cattivi? Nessuno si lasci penetrare da questo pensiero. Fratelli miei, sono grandi i beni che Dio riserva ai buoni, ma si tratta di quelle cose che occhio non vide né orecchio udì né mai entrarono in cuore di uomo. Non puoi fartene un concetto prima di averle ricevute.