Ap 13,1-18 Le due Bestie

Note per la comprensione del testo 

13,1-10: la prima bestia che sale dal mare

Eravamo rimasti sulla spiaggia del mare, dove il grande drago rosso si era appostato dopo aver fallito i tentativo di nuocere alla donna, pronto a fare guerra ai discendenti di lei. Lo aiutano due bestie che partecipano della sua natura maligna e rendono operativa la sua malvagità nella storia.

v. 13,1-3a. Dal mare, sede abissale delle potenze negative, sale ora una bestia quasi chiamata dal drago e che assomiglia al drago, perché è collegata al drago e partecipa della sua natura negativa e all’esercizio del suo potere (trono ed energia). Anch’essa ha teste che pensano il male e corna che ne esprimono il potere. Ha diademi che fanno pensare a stemmi di re e imperatori. Ha in ogni testa un nome di bestemmia: offesa a Dio e pretesa di usurparne le prerogative.
Il testo di Daniele 7,3-7 è il contatto letterario: lì sono quattro le bestie che salgono dal mare e che rappresentano gli imperi di Babilonia, dei Medi, dei Persiani e di Alessandro Magno e i suoi successori. Nell’orecchio si insinua il riferimento ai potenti della terra, asserviti al drago.
La testa colpita a morte e poi guarita allude probabilmente alla leggenda del Nero redivivus, secondo cui l’imperatore Nerone (che si era tolto la vita nel 68 d.C.) sarebbe tornato a capo dei Parti. Si allude anche alla pretesa della bestia e del drago di avere la prerogativa divina di vincere la morte, come il Cristo/agnello

v. 3b-4. La reazione degli uomini è di stupore, di ammirazione che sfocia in una vera e propria adorazione, non della bestia ma del drago, il quale si vuole fare simile a Dio e ricevere il tributo che si deve solo a Dio, che è incomparabile (cf. Es 15,11; Dt 3,24; Sal 86,8; Ger 10,6)

v. 5-7. Che fa la bestia? Anzitutto agisce anch’essa sottoposta a Dio, che, come abbiamo visto tante volte, misteriosamente permette che accada il male che però non ha una forza pari a lui: ne sono segno le espressioni ‘le fu dato’ e il tempo di 42 mesi, tre anni e mezzo, metà di 7.
Questa bestia soprattutto parla e straparla contro Dio e contro tutto ciò che circonda Dio. Vuole negare Dio, negare il cielo e assolutizzare la terra. Pretende di avere il potere di Dio, di sostituire Dio.
Questa bestia combatte contro i santi che rendono presente Dio nella storia e sulla terra. E ha il potere temporaneo di vincerli: è l’esperienza dei martiri, che allo sguardo solo terreno sembrano vinti, come il Signore crocifisso prima della risurrezione.
Dio concede che questa opera riguardi tutti: tribù e popolo di Israele e anche ogni lingua e nazione.

v. 8. Ancora la reazione degli uomini, riferita al futuro: decideranno di adorare la bestia, scegliendola personalmente al posto di Dio. C’è una scelta di mezzo. Impressiona che si dica tutti gli abitanti della terra… tutti sono nella condizione libera di adorare Dio o di lasciarsi salvare da lui, attratti dalla sua trascendenza (il nome scritto sul libro della vita). Si chiarisce nel contempo che adorare la bestia non può avere un carattere di salvezza definitività, poichè solo chi è dalla parte di Dio ha una felicità senza fine, stabilita fin dalla fondazione del mondo!

v. 9-10. L’appello ora è direttamente rivolto alla comunità che ascolta che è chiamata al discernimento e alla scelta. L’immagine dell’orecchi oche ascolta è frequentissima nella Scrittura e anche nei vangeli (Mt 11,15; 13,43; Lc 8,8…). È una provocazione a prendere posizione, nella consapevolezza che il male agisce nella storia e in particolare nei centri politici di potere che tendono a farsi adorare quasi con atti di culto. Re, imperatori, dittatori, governanti senza scrupoli che pretendono di dominare la vita di tutti. Nella chiarezza che il male porta male e chi lo fa se l’aspetti (cf. Ger 15,2: Così dice il Signore: Chi è destinato alla morte, alla morte, chi alla spada, alla spada, chi alla fame, alla fame, chi alla schiavitù, alla schiavitù.)
Qui si vede:
facendo discernimento l’assemblea arriva a fare il punto della situazione (vedi anche 13,18; 14,12; 17,9). Ciò che conta e rimane un punto fermo nel disastro di male della storia di potere sono la Perseveranza, cioè la capacità di sopportare, di resistere soffrendo e superando le difficoltà, e la Fede, cioè la fedeltà a Gesù, l’affidamento a lui, degno di fede, nelle difficoltà.

13,11-18: la seconda bestia che sale dalla terra

v. 11. Appare (vidi) un’altra bestia. Questa sale dalla terra e non dal mare. Viene dal mondo degli uomini, ma è collegata al demoniaco. Ha due corna, solo due corna, poverina: una goffa inferiorità al Cristo/agnello che cerca di emulare (5,6: sette corna e sette occhi) ma di cui non ha il potere; come cerca di emulare il drago con la parola: anzi, la bestia è proprio portatrice della parola del drago! Questa bestia è tutta propaganda (vedi anche 19,20: il falso profeta che opera con la bestia)… È un falso profeta. Viene in mente Mt 7,15: Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! 

v. 12. Questa seconda bestia è come il braccio operativo della prima. Attua il suo potere e fa di tutto perché tutti la adorino (lei e il drago). Tende ad organizzarne il culto (‘davanti a lei’, come davanti a Dio).
Attua una manipolazione delle coscienze degli abitanti della terra perché si mettano ad adorare la bestia con una scelta interiore, ammirati dalla apparente forza di superare la ferita mortale (cf. supra v. 3).
Insomma: si parla delle pressioni organizzate a livello politico nel corso della storia, che vanno contro la pratica cristiana. Pressioni di manipolazione, di propaganda, attuate anche dal potere religioso asservito al potere politico! Anche nella storia della Chiesa si possono leggere esperienze di questo tipo…

v. 13. La propaganda religiosa/politica è capace di fare segni grandi e convincenti, pur di convincere gli uomini. Pretende di fare cose proprie di Dio, come fare scendere il fuoco sulla terra (cf. Elia in 1Re 18,38).

v. 14. È capace di ingannare/fuorviare gli abitanti della terra sprovveduti, organizzando un sistema che si illude di sostituire la presenza di Dio introducendo l’adorazione dell’Imperatore, o dello Stato, o di altre organizzazioni politiche e centri di potere cui ci si sottomette acriticamente.

v. 15. All’immagine fisica proposta all’adorazione, si aggiunge il tentativo di dare uno spirito alla prima bestia, uno spirito di vita, una parvenza di forza spirituale che imita quella di Cristo, ma che ovviamente è solo una illusione. Se il male non avesse questa parvenza di spiritualità e fosse solo meccanico non ci crederebbe nessuno. L’ideologia diventa forte quando c’è la compromissione personale con una identità personificata, cui si aderisce indiscriminatamente e totalmente.
Al punto che si crede di esser vivi e che la vita abbia senso solo se si è legati alla bestia. Oppure che si può rimanere vivi solo se si adora l’immagine personificata: se non adori, sei morto (cf. Daniele 3,6: Chiunque non si prostrerà e non adorerà, in quel medesimo istante sarà gettato in mezzo a una fornace di fuoco ardente).
La propaganda manipolatrice, politico/religiosa, arriva a questo effetto cogente e totalitario, che usurpa il potere di vita e di morte che è solo di Cristo!

v. 16-17. L’influsso della prima bestia riguarda proprio tutti (vedi il settenario del v. 16), a tutti i livelli sociali. La seconda bestia cerca di imprimere il marchio della prima sulla mano (operatività) e sulla fronte (pensiero) di tutti! Come per gli schiavi. E se non hai il marchio non puoi vivere, perché non puoi commerciare. Allusione interessantissima alle mode e ai marchi di fabbrica che tanto conquistano. Oppure ai sistemi o agli strumenti economici che vengono imposti e senza dei quali pare non si possa vivere…
C’è chi ne è consapevole e organizza questo sistema in giusto di profitto; c’è chi lo organizza in modo occulto, senza farsi vedere; c’è chi ne è immerso conoscendone i difetti; c’è chi vi partecipa acriticamente, senza accorgersi delle ingiustizie.

v. 18. Rivolto all’assemblea, Giovanni fa ancora il punto, invitando a discernere e a decifrare l’opera della bestia. A partire da un esempio concreto, che è molto probabilmente la figura dell’imperatore Nerone Cesare, per arrivare ai tanti ‘Nerone’ che attraversano la storia esprimendo l’opera del drago e delle sue bestie.

Per la gematria (valore numerico delle lettere dell’alfabeto ebraico): NRWN QSR = nun 50, resh 200, wau 6, nun 50, qof 100, samekh 60, resh 200… in tutto 666).