Procede bene l’esperienza del gruppo giovani in Calabria.
Lunedì il lungo viaggio attraverso tutta la penisola, con tappa a Montecassino e l’arrivo al tramonto e subito un tuffo nel mare cristallino di Cariati. Siamo accolti da Domenico nell’Oratorio di Santa Gemma a Cariati marina.
Martedì mattina l’incontro con suor Giovanna, della Congregazione missionaria di Santa Gemma Galgani. Fa servizio qui da cinque anni e ci racconta la sua esperienza pastorale e la situazione della comunità cristiana. Si lavora molto con i ragazzi, poco con i giovani, che in gran parte si trasferiscono altrove per frequentare l’università. C’è una grande sfida di rinnovata evangelizzazione per superare una fede molto devozionale e vivere con serenità e forza la consapevolezza di essere chiesa minoritaria.
Il pomeriggio si va a Torre Melissa: la famiglia Rizzuti ci aspetta e si passano alcune ore tra tuffi in mare, pranzo squisito, partite a trionfo.
Mercoledì 20 incontriamo Pasquale e Cristina, sposi impegnati in parrocchia e nel tessuto civile. Lui consulente aziendale e collaboratore della pubblica amministrazione per i fondi europei, un passato, tra l’altro, di servizio nel comune di Cariati e nel carcere di Rossano. Tre ore di piacevole dialogo all’ombra del grande pino marittimo nel cortile dell’Oratorio, carezzati da una brezza leggera.
Ecco alcune risonanze dei giovani:
– Oggi abbiamo capito di più un mondo che forse ci sembrava vero solo in tv, e sentire delle vere e proprie testimonianze ha sicuramente aiutato. Mi hanno colpito molto le storie raccontare e le esperienze vissute da Pasquale e sua moglie nel territorio e li ammiro per il loro coraggio. Del resto, che dire, gran mare e gran gelati!!
– L’incontro con Cristina e Pasquale è stato molto forte, a tratti toccante: la loro umanità e fermezza nel combattere la legalità mi ha colpito molto, come la loro volontà di restare nel territorio a costruire la propria famiglia. L’esperienza di Pasquale nella casa di reclusione di Rossano è qualcosa di molto difficile da capire per noi che non ci siamo mai entrati, ma allo stesso tempo il suo racconto ha tenuto l’attenzione su persone (e non criminali) che hanno commesso errori e si trovano quotidianamente a fare i conti con una realtà complicata della quale risentono soprattutto le famiglie. La loro (di Cristina e Pasquale) vita è interamente Aggiungo: il trio Don Giorgio, Pasquale e Domenico il secondo migliore della storia (dopo Padre, Figlio e Spirito Santo)
– L’incontro di questa mattina ci ha permesso di avvicinarci molto a una realtà che per noi è lontana e, nella nostra vita quotidiana, non tocchiamo con mano. Mi hanno colpito molto le esperienze della vita di Pasquale e Cristina, il loro modo di vedere e di vivere questo territorio, sapendolo raccontare con tanta consapevolezza e molta ironia.
La scelta di vivere qui e di impegnarsi per dare il proprio contributo alla grande lotta contro la criminalità per noi può essere visto come un atto di coraggio ma, dalle loro parole, è sembrata la “normalità”. Come ha detto Cristina: “se tutti scappano da tutto, i problemi non si risolvono mai” ed è proprio così, l’ho percepito come un invito a impegnarci per le cose in cui crediamo davvero: anche se il lavoro da fare è enorme, si inizia sempre da un piccolo passo.
– L’incontro bellissimo di questa mattina, quello di ieri diverso ma ugualmente bello con suor Giovanna, i tanti e stupendi momenti di fraternità vissuti fino ad oggi sono e devono essere nutrimento per la nostra vita spirituale, stimolo per uscire da una condizione di vita comoda ma soporifera, che lascia stare le grandi domande perché scomode. Dalla giustizia fino alla fede. L’invito che ci è stato rivolto mi sembra proprio questo. Non accontentiamoci di una libertà apparente che è poi solo una forma comoda di schiavitù, ma accettiamo la sfida di impegnarci insieme per crescere, come cittadini e cristiani.
– Il mondo della mafia e della criminalità vissuto sulla pelle da Pasquale lo avevo fino ad ora osservato e compreso solo tramite canzoni e film, ed è inutile dire che sentirne parlare così animatamente da lui e Cristina fa un diverso effetto. Sono rimasto affascinato dalla loro alchimia e intesa nel formare una vera e propria coppia di lotta all’illegalità: una dedizione che, come la loro fede religiosa, decidono di scegliere ogni giorno, per portare avanti uno stile di vita basato su valori saldi che hanno trasmesso ai propri figli. è da ammirare il loro coraggio di restare nonostante le avversità, il non volersi arrendere ed è altrettanto apprezzabile il modo in cui ci hanno accolto e mostrato il loro paese come fossimo loro fratelli.
il resto della giornata è stato un ottimo scarico di pressione nell’incantevole mar Ionio
– La naturalezza, consapevolezza e comprensione con cui oggi Pasquale e Cristina hanno testimoniato la loro esperienza mi ha sconcertato. Portare avanti una lotta come quella contro la malavita, per la legalità prima che contro i clan (nonostante lo stato come abbiamo già visto a volte si dimentica di guardare alle periferie d’italia) è di per sé ammirevole, costruirci una famiglia come ci hanno raccontato è qualcosa che necessariamente affonda le radici in una fede profonda che lì assiste quotidianamente.
Gli aneddoti e le esperienze che ci hanno raccontato sono tante, hanno camminato con me tutto il giorno, ora lì sto ancora digerendo assieme al ottimo pesce della cena. La cosa che più mi sorprende è la comune necessità di una spiritualità. Tanto la nostra fede pratica, di servizio alla legalità quanto a fragili o giovani, come alla fede devozionistica legata a tradizioni che in qualche modo nobilita e giustifica i metodi opressivi dei clan.
La riposta facile è che tra questi due approcci ci sia una forte differenza di cultura e istruzione, quella in cui credo è che la risposta sta nella complessità di arretratezza che mai si è tentato di risolvere e un sistema educativo e rieducativo mai stato adeguato alle necessità del nostro paese.
– L’incontro di stamattina ce lo ricorderemo per molto tempo, forse anche per sempre, Pasquale e Cristina sono due persone da prendere come esempio per il coraggio e la dedizione che mettono nel loro lavoro (anche se è riduttivo chiamarlo così). Mi hanno colpito molto le parole di Pasquale, perché negli svariati anni in cui ha lavorato nel centro di reclusione ha conosciuto e stretto legami con decine di malavitosi: dai semplici scagnozzi che in cambio di qualche soldo si sono fatti beccare mentre spacciavano a boss che tengono in pugno svariate aziende in tutta Italia e mercati di spaccio internazionali; ma a prescindere dal reato che queste persone hanno compiuto lui ha sempre visto una persona che merita di essere perdonata e aiutata per quanto possibile. Questa coppia tutte le volte che si è ritrovata in situazioni scomode o potenzialmente pericolose e queste si sono risolte hanno attribuito il “merito” al fatto che il Signore li ha assisti e che è sempre con loro.







