Che bello vedere i ragazzi che sgambettano per i servizi: i quattro gruppi si danno da fare, dopo colazione, per tirare a lucido – si fa per dire – la casa, dall’alto al basso, condividendo le poche scope e pestandosi un po’ i piedi tra le strette scale. Si fa con calma: non si può partire presto per la gita ché stanno asfaltando la stradina che porta a Carisolo e bisogna aspettare un po’.
Verso le dieciemmezza ci raduniamo dalla fontana davanti alla casa, stamattina sotto un cielo macchiato di bianchissime nuvole. Offriamo la giornata al Signore, preghiamo per la pace nel mondo e poi partiamo, a gruppetti, sul pulmino: destinazione l’imbocco della val Nambrone, sulla strada verso Campiglio. Intanto Elena porta una delle ragazze all’ambulatorio ortopedico dell’ospedale di Tione: una brutta storta ieri sera sulle scale.
Dopo un’oretta finalmente ci si incammina sul largo stradone, allegramente. Ci vuole fiato: presto diventa ripido ripido e si fa un bell’esercizio di pazienza e di tenacia. Un po’ si canta, un po’ si lagna, un po’ si sosta per ricompattare il gruppo. Oscar ci ha detto questa mattina che vale la pena raggiungere la piana del rifugio Nambrone. Finalmente, dopo un’ora e mezza di piccoli passi affannati in salita, cambia la pendenza e si apre la vista sulla conca pianeggiante di prati falciati, attorniati dai boschi e attraversati, laggiù, dal serpente azzurro e bianco del torrente che s’allarga in placide acque e si stringe in rumorose e brevi rapide. Un incanto. Ma lo stomaco urla e a stento si aspettano gli ultimi per divorare i panini che ognuno ha nello zaino. Il cielo è annuvolato per metà e la piana è attraversata da un fresco venticello. Il gruppetto del trionfo si attiva subito mentre gli altri parlottano allegramente. Arriva dall’ospedale la notizia che non c’è nulla di rotto, solo una distorsione.
Intanto cresce la voglia di tuffarsi nelle fresche acque, ma il cielo non lo permette. Ci si accontenta di saltellare abilmente (chi più chi meno) tra i sassi di un’ansa del torrente. Sono pochi quelli che scivolano con un piede in acqua, mentre qualcuno, infreddolito, se ne sta a riva avvolto in felpe e mantelle per la pioggia.
Ormai il cielo è coperto. Come da previsioni… E ci avviamo al vicino rifugio, seguendo il torrente che si fa attraversare da ponticelli sulle acque sempre più limpide, sotto il bosco di abeti secolari.
Al rifugio ci sistemiamo sotto il tendone esterno e ordiniamo dolci e bevande. Una festa di strudel, cheese cake, crostate alle arachidi (ops: noci!), yogurt coi frutti di bosco, Sacher… I ragazzi rumoreggiano allegramente tra i tavoli.
Alle prime gocce di pioggia il don parte per recuperare il pulmino. In un’oretta e mezza di spola e di pioggerella si rientra tutti alla Antica Vetreria, merenda e doccia. Salutiamo tutti assieme Francesca, che in questi giorni ha servito in cucina, assieme a Mario e Pier. Si merita i fuochi artificiali! Per la cena ci ha preparato pure un dessert con crumble, nutella, yogurt, frutti di bosco e menta!
Dopo la cena un misterioso cartomante guida i giochi della serata, tra gamberoni e lattine da mettere in equilibrio dalle tre squadre identificate dalle lettere A, C, R!
Alle 11 il coprifuoco: c’è proprio bisogno di riposare per bene!














