In men che non si dica, terminato il campo ACR inizia quello per i giovanissimi, che come succede da anni non si fa tra i boschi, ma in giro per il mondo, a conoscer gente ed esperienze belle e ricche. Quest’anno si fa a Torino, all’Arsenale della pace, sede dal 1983 del Sermig (Servizio Missionario Giovani), iniziato nel 1964 da Ernesto Olivero e sua moglie e un manipolo di amici che volevano risolvere il problema della fame del mondo.
È proprio un vero arsenale, una vecchia e grande fabbrica di armi sulla riva della Dora nel quartiere di Porta Palazzo, quello che ci accoglie dopo un viaggio senza intoppi in treno. Prima un arsenale per la guerra, ora per la pace.
Sistemati i materassini nei grandi saloni del settore Università del Dialogo, mangiamo qualche panino con i dieci gimi che hanno deciso di partecipare a questa esperienza. Intanto arrivano alla spicciolata altri gruppi di ragazzi vocianti, che piano piano riempiono i saloni. Alla fine siamo oltre duecentocinquanta ospiti in questa struttura che ci viene presentata come la casa della fraternità che qui vive stabilmente, in una forma di vita che ha a che fare con l’antica esperienza monastica della preghiera e del lavoro.
Alle 14.30 tutti nell’Auditorium. Daniele ed Elena danno il benvenuto e iniziano a dare le note organizzative della settimana. Importante la questione della sicurezza, che necessita di un spiegazioni chiare, chiarissime per vivere in tranquillità questi giorni.
La visita all’Arsenale si fa per gruppi. Noi siamo assieme ad una ventina di giovani di Prato. Mattia ci conduce nell’ampio ed articolato complesso di padiglioni, corridori, vialetti, sale e scale… Quel che si fa qui (un sacco di cose) è nato nel tempo, ci racconta, a seconda delle esigenze, delle iniziative, delle proposte, delle possibilità lette nella fede e nella disponibilità di chi ci stava. I membri della fraternità sono affiancati da un migliaio di volontari che curano l’accoglienza notturna, la raccolta e distribuzione di vestiario e cancelleria (tonnellate di roba ogni settimana), le attività con duecentocinquanta bambini del quartiere, la scuola di italiano, le attività sportive nel nuovissimo Palasermig, la scuola del restauro e quella di musica, l’emporio… È un po’ impressionante la dimensione di questo caleidoscopio di carità e delle sue strutture, costruite e finanziate quasi totalmente con l’iniziativa e i denari donati dai privati, torinesi e non. Mattia ci presenta a frammenti tante cose della storia di questa comunità , che sarà la nostra casa in questa settimana. Iniziano a risuonare alcuni ritornelli: che il bene si fa bene, che bisogna restituire, che ognuno è un tesoro prezioso…
Dopo la merenda nel cortile dei popoli è ora della Messa, nella grande chiesa dalle pareti grigie, dal soffitto stellato, dai banchi disposti ad emiciclo. Guardano l’altare e la luminosa croce scavata nella parete di fondo. Tutta la baracca, qui, sta in piedi perché la fa stare in piedi il Signore che ogni giorno si mette al servizio rinnovando il dono della sua vita, della sua Pasqua, della sua forza e sapienza.
Per la cena il nostro turno è alle ottounquarto. Appena in tempo per tornare nell’auditorium e continuare le faccende della impostazione organizzativa, prima tutti insieme e poi nel nostro gruppo con i pratesi. Ci si conosce un po’ con un infinito ma utile giro di nomi e ci si organizza per i servizi. Domani pomeriggio a noi toccano pulizie, artigianato e smistamento abiti. Ogni mattina invece si fan girare le rotelle del cervello, con incontri di riflessione guidati dagli amici del Sermig e con approfondimenti sulle attività dell’Arsenale: domani si sceglie tra i temi della restituzione tecnologica, della comunicazione in un mondo che cambia, dello sport che ti fa scoprire squadra.
Poi a nanna. Qui c’è proprio il coprifuoco alle 23.30, chè nei padiglioni accanto ci sono tanti ospiti che meritano di essere rispettati nel loro bisogno di riposare.





