Giornata intensa qui all’Arsenale. Come da programma. I duecentottanta ospiti della casa sorgono dai loro giacigli in una mattinata tutto sommato fresca, nei saloni inondati di luce. Dopo la colazione per turni il ritrovo è in chiesa, alle 8.30 per la preghiera che dà l’avvio a ogni servizio e ad ogni riflessione. Dalla Parola nasce tutto. La Parola del Signore che passa e che guarda. L’incrocio di sguardi tra il Battista, Gesù e i suoi primi discepoli secondo il racconto di Giovanni è al centro dell’attenzione. Viene narrato e viene rappresentato da un gruppo di giovani nell’ampia area attorno all’altare. Gesù passa, passa sempre. In mezzo alla umanità che cammina ora indifferente ora attenta. Tesse relazioni profonde con chi ci sta.
Per noi del gruppo B la mattinata è d riflessione su queste cose, mentre il gruppo A si dedica ai vari servizi. Suddivisi per fasce d’età , tutti (ragazzi, accompagnatori, preti, ognuno secondo il proprio linguaggio) sono aiutati dagli animatori del Sermig a ragionare sugli sguardi di Gesù, sulla sua fiducia e accoglienza, suo suo stile coinvolgente e attento, sulla sua persona affascinante. Vola un’ora e mezza di lectio.
Poi ci sono i ‘focus’. Alcuni partecipano a quello sulla Restituzione Tecnologica: all’Arsenale da sempre si tenta di dare risposte a richieste di aiuto tecniche dai missionari in giro per il mondo, inventando aggeggi che servano per purificare l’acqua, per catturare energia, per coltivare meglio, far mattoni… All’altro focus si parla di comunicazione in un mondo che cambia. Un giornalista racconta l’esperienza della università del dialogo, in piedi da anni qui all’Arsenale: momenti di incontro, di formazione, di crescita con persone di ogni orientamento culturale. Sono decine gli incontri proposti negli ultimi vent’anni, sui temi più svariati. Ci si sofferma poi sullo stile del dialogo e i suoi fondamentali… Non rimane tanto tempo per il dibattito, in parte sequestrato dagli adulti presenti, che non lasciano spazio ai giovani.
Andando a prendere un caffè incontro Ernesto Olivero. Lucido e gentile, con gli occhi luminosi e semplici mentre si muove un po’ malfermo. Si ricorda dell’incontro a Ferrara, nella nostra parrocchia per la giornata missionaria mondiale dell’ottobre 2018.
Prima del pranzo una bella pausa (abbiamo l’ultimo turno, quello delle 13.15). Si gioca a James e a Uno, accovacciati sul Prato dei Popoli.
Il pomeriggio è di servizi. Ci dividiamo nelle pulizie della chiesa, lo smistamento delle tonnellate di abiti e giochi e materiali di cancelleria, il laboratorio in cui sa fanno tante cosette utili (dall’imbustare le maglie del Sermig alla etichettatura dei vasetti di miele). Fianco a fianco con gli altri giovani del gruppo di Prato il tempo scorre in fretta, e si inizia a sentirsi più di casa qui all’Arsenale.
La Messa raccoglie i pensieri e i servizi, nella comunione con il Signore che ci nutre e ci sferza con la sua parola provocante. C’è anche Ernesto Olivero, là in fondo nella cappella mariana. Lo vediamo distribuire l’eucaristia assieme a i presbiteri.
Anche per la cena abbiamo l’ultimo turno, giusto in tempo per andare in chiesa: il martedì sera, da più di quarant’anni, la fraternità del Sermig prega, adorando il Signore che s’è fatto pane assieme agli amici che lo desiderano. É una preghiera semplice, di dialogo con il Signore sulla sua promessa di pace. Un canto, la lettura della Parola, il silenzio, la preghiera scritta su un foglietto portato da tutti ai piedi dell’altare, la benedizione. La chiesa è piena.
Subito dopo ci si raduna con Mattia per i servizi di domani: falegnameria, cucina, smistamento aiuti umanitari, casellario degli abiti.
Prima del coprifuoco si gioca a carte sui tavoli nel prato. Questa volta unendosi agli amici di Prato.





