Chiamati ogni mattina anche noi!

Commento al Vangelo del 14 luglio 2024.

Nel cuore dell’estate il Signore ci smuove e ci provoca di nuovo alla missione. Nel racconto evangelico di oggi (Mc 6,7-13) lo fa con i Dodici. Vediamo la loro esperienza missionaria per capire come il Signore chiama e invia anche noi, facendoci eventualmente uscire dal nostro torpore e dal nostro modo senza fede di vedere la nostra vita e la vita del mondo.

Anzitutto Gesù ‘chiama’. Prende l’iniziativa. È sempre lui a riflettere, decidere, operare. Pietro e gli altri non si sono proposti come missionari. Erano però in ascolto, attenti alle parole e ai gesti del Maestro. Pronti a far quel che diceva. Gesù chiama sempre. Chiama anche noi ogni giorno. Chi chiama alla vita, al servizio del regno, a mettere la nostra persona a sua disposizione. Ne ha il diritto? Secondo lui sì: è il nostro creatore, è il nostro Signore, è il Dio che ci dona una vita definitiva. Nessun altro può farlo. Per lui si può spendere la vita fino all’ultimo respiro perché lui è l’unico che ci dà la vita oltre il nostro respiro, la vita definitiva, la vita piena di sapienza e gioia.

Il problema, per noi, è avvertire la chiamata. Non vediamo il Signore in carne e ossa come lo vedevano i Dodici. Non sentiamo la sua voce dolce e autorevole come loro. Dobbiamo imparare ad ascoltarlo nella Parola, nei lievi movimenti interiori che il suo Spirito suscita in noi, nella lettura dei segni della vita, nelle parole buone dei fratelli.

Ma, ancora, la nostra lentezza nell’ascolto dipende dal fatto che non sempre vogliamo veramente gestire la nostra vita con lui. Le nostre giornate, le nostre settimane, le nostre famiglie e tutte le cose che facciamo nella nostra vita le organizziamo spesso da soli, come se lui non ci fosse. Magari gli chiediamo aiuto nelle difficoltà, ma non ci sentiamo chiamati ogni giorno, non partiamo dalla sua chiamata ogni giorno. Diciamo nel Padre nostro ‘Sia fatta la tua volontà’, ma spesso rimane una frase concretamente vuota.

Sarebbe molto bello, invece, iniziare veramente le nostre giornate dicendo: Signore, che cosa desideri da me oggi? Che cosa vuoi che faccia con te e per te?

Gesù invita i suoi a due a due. Le cose si fanno sempre insieme. Anche oggi. Nella Chiesa, nella famiglia, tra amici. Questo a due a due dovrebbe caratterizzare di più la nostra vita di discepoli. Anche per noi preti. E questo dipende dalla Trinità, le cui Persone divine non fanno mai nulla ognuno per conto suo, ma sempre insieme.

Poi Gesù impone ai suoi ad una sobrietà estrema. Impone loro con molta forza una scala di importanza delle cose. Anzitutto la preoccupazione per il regno. Pane, valigia, soldi non sono in primo piano. In primo piano c’è l’annuncio e c’è l’accoglienza degli altri. Un grande tema per tutti noi, che dobbiamo pensare alla pagnotta, per noi e per i nostri figli, e per i poveri. Mettere in fila le preoccupazioni quotidiane non è certo facile, ma la tensione che Gesù ci ripropone oggi è molto bella. È una prospettiva di grande libertà, di fiducia nella provvidenza, e quindi di dedizione vera a ciò che conta!

Possiamo poi soffermarci, durante questa settimana, sui tratti essenziali del compito dei discepoli, tratti che ci mettono forse un po’ in crisi: che vuol dire per noi, oggi, proclamare la conversione? Che vuol dire scacciare i demoni? Che vuol dire ungere e guarire gli infermi?