Campo ACR a Carisolo: 11 luglio 2024

Non ci mettono molto ad alzarsi questa mattina i ragazzi. Sveglia alle 7 per prepararsi alla gita in quota! Dopo la colazione e le raccomandazioni per lo zaino, inizia il servizio navetta per raggiungere la fermata dell’autobus davanti al municipio di Carisolo, mentre il sole si leva sempre più forte illuminando la valle. La giornata parte limpida.

L’autobus riservato arriva per tempo e via per Madonna di Campiglio, sulla strada che s’insinua tortuosa nella valle che fiancheggia il Brenta. Si scorgono le prime cime, e poi s’apre lo sguardo sulla meraviglia della Val Brenta e sulle imponenti ed eleganti pareti, ancora imbiancate, in alto, dalla candida neve.

A Campiglio ci si ferma al laghetto: lì vicino parte la cabinovia che porta su su al monte Spinale. Ci si arriva in pochi minuti, i ragazzi sparsi nelle piccole cabine che fan venire la voglia di sciare, tanto più quando s’apre lo sguardo sull’enorme comprensorio dei boschi tagliati dalle verdi strisce delle piste. Si capisce che qui tutti ‘sti impianti son fatti più per l’inverno.

Sulla cima la vista è mozzafiato. Peccato per le nubi che già coprono le alte montagne a ovest, i ghiacciai della Presanella, dell’Adamello, del Cevedale… Breve sosta allo Chalet che sembra d’essere in centro a Milano e poi si prega contemplando il tempio costruito dal creatore in centinaia di milioni di anni perché noi ne godessimo oggi, da figli e fratelli. Via per il sentiero 331, prima su uno stradone cementato e poi (dopo la foto di gruppo prima che le cime s’annuvolino) finalmente nella traccia che s’inoltra zigzagando in un vasto altipiano come di dune verdi, profumate di timo e rododendro, punteggiate da un caleidoscopio di fiori e cespugli colorati. I ragazzi camminano parlottando allegramente. Qualcuno inizia a restare un po’ indietro, aiutato dai pazienti animatori. Forse quota 2000 fa perdere un po’ di fiato. Al Lago Spinale piccola sosta a rimirar migliaia di girini e poi via per l’ultimo tratto verso il Graffer. Non ci sono se non pochi abeti qua e là, mentre il sole splende sempre più forte, talvolta nascosto dall’ombra delle bianche nuvole che avanza velocemente sui pendii.

Al rifugio s’arriva quasi nei tempi previsti. Ci si accoccola all’ombra per il pranzo, per la briscola e per accarezzare i meravigliosi e placidi cani dei proprietari del rifugio.

Dopo le crostate e le torte ai frutti di bosco, un gruppetto continua la salita verso il vicino rifugio Stoppani, che sta proprio sul passo del Grostè. Ci s’arriva in mezz’ora, passando sullo stradone che in alto è ancora ricoperto di neve. Dal Passo l’occhio vede ancora più in là, mentre il vento soffia più fresco e forte. La cosa più divertente è la discesa, scivolando sui mucchi di neve piuttosto ghiacciata della invernale scuola di snowboard, con le mani che si congelano e i pantaloni che s’inzuppano, tra le risate dei compagni.

Di nuovo tutti al Graffer, abbiamo tempo per rimanere in quota. Si sta un po’ a giocare sulle panchine, sulla paretina di legno per arrampicare, sul tappeto elastico che richiede un accesso regolato per evitare bisticci. Ci raggiungono tre amici della parrocchia. Patrizia, Anna e Lorenzo sono da queste parti e si sta volentieri insieme a chiacchierare un po’.

Ormai è ora di avviarsi, di nuovo sull’altipiano verde, per tornare allo Spinale, dove s’arriva assetati e sudati. C’è poca gente in giro, a pochi minuti dalla chiusura della cabinovia.

Tornati a valle, bisogna aspettare il pullman, che si fa attendere creando un po’ di apprensione. È solo in ritardo di un quarto d’ora. E ci porta velocemente a Carisolo dove il buon Piermaria inizia a portare col pulmino il primo gruppo di ragazze per la doccia. Gli altri s’avviano a piedi e in breve tutti a casa. Quasi è ora di cena: i cuochi han preparato pasta con pannapiselliepancetta, farinata di ceci, polpette vegetariane al curry e ottimi pomodori gratinati. Una mangiata!

Dopo cena un’oretta di wildopoli e poi velocemente a nanna, dopo aver insieme ringraziato e chiesto scusa. Si fa silenzio presto stasera.