Fratelli e sorelle e madri di Gesù!

Commento al Vangelo del 9 giugno 2024.Dopo il lungo periodo liturgico della Pasqua e delle grandi solennità dopo la Pentecoste, riprendiamo il cammino normale, feriale della nostra sequela: stiamo dietro al Maestro nella vita di ogni giorno, lasciando che lui ci spieghi in questa quotidianità semplice la sua e la nostra identità, il suo e il nostro progetto di vita.

In questo ci aiuta quest’anno, come sappiamo, l’evangelista Marco, che abbiamo iniziato ad ascoltare nelle prime settimane del Tempo Ordinario, in gennaio. Oggi leggiamo una parte del capitolo terzo (Mc 3,20-35) in cui si racconta di Gesù contestato e incompreso, mentre offre se stesso come il più forte contro il male e come colui che ci offre un fondamento nuovo per le nostre relazioni.

Capiamo la meraviglia e lo stupore dei suoi parenti… l’hanno visto per trent’anni come un normalissimo ragazzo e giovane del paese, certo molto in gamba, e trovarselo che inizia a predicare in modo strano, ad avere un gran successo, a mettere in discussione tante cose della religiosità tradizionale li fa reagire male nei suoi confronti. Forse vogliono proteggerlo, forse vogliono proteggere la famiglia da uno che può metterli nei guai contestando l’autorità costituita. Quasi si giustificano dicendo che Gesù ‘è fuori di sé’! Siccome non lo capiscono, lo bollano come uscito di senno.

Anche gli scribi lo contestano. Sentendosi indeboliti dalla predicazione di Gesù, cercano evidentemente di difendere il loro onore e la loro reputazione cercando di squalificare Gesù. E il modo che trovano è di bollarlo da indemoniato, di accusarlo di essere manovrato da Beelzebul. In lui opera lo Spirito del Padre con segni forti ed evidenti (la parola autorevole, la capacità di scacciare i demoni, i segni di guarigione…), ma quest’opera e l’intenzione di Gesù non viene riconosciuta. Un fatto molto grave, che Gesù commenta con parole piuttosto dure. Intanto mette in chiaro che Satana non sarebbe molto furbo se il suo regno fosse diviso, ma soprattutto assicura che lui, Gesù, è il più forte, che non può essere legato dal Nemico. E se anche sulla croce darà questa impressione, con la risurrezione mostrerà definitivamente la sua onnipotenza d’amore e la sua capacità di vincere tutte le tentazioni e il male che vengono da satana e che attraversano il cuore umano. Questo è consolante per noi, che siamo nella tentazione e nella tribolazione: siamo sempre con il più forte, con il vincitore che è a nostra disposizione perché ci vuole un bene da matti!

Ancora, Gesù annuncia in questo brano la nuova fraternità che è venuto ad annunciare e a realizzare. Cercato dalla madre e dai suoi fratelli e sorelle, ne approfitta per un affondo impressionante sulla autenticità dei legami che ci possono essere tra di noi. Il legame famigliare, di sangue, è importante, ma non è quello più duraturo, non è quello originario, non è quello definitivo della nostra esistenza. Perché l’unico che può darci una vita definitiva è lui, il Signore, e perciò è l’unico su cui si possono fondare rapporti definitivi e profondi d’amore. L’unico legame indistruttibile che possiamo avere è quello con la Trinità, che non viene mai meno nel suo amore verso di noi. Per questo se noi ci stiamo a questo legame continuamente e gratuitamente offerto, se ascoltiamo la Parola, sperimentiamo la famigliarità infinita con il Signore.