Servi degni di fiducia e prudenti

Commento al Vangelo del 7 agosto 2022.

Non temere. Torna nel vangelo di questa domenica (Lc 12,32-48) una delle parole preferite nella Bibbia: ‘Non temere!’. Dio conosce il nostro bisogno di sicurezza, di stabilità e di serenità. A questo bisogno noi spesso rispondiamo con il possesso delle cose (e talvolta cercando di possedere le persone…). Dio invece risponde donandoci una relazione sicura, un amore incrollabile, forte e delicato insieme, e aiutandoci a vivere a nostra volta rapporti carichi di generosità e di lealtà. Il Regno è questo: lasciare che Dio regni nella nostra vita e costruire con lui ogni giorno un popolo nuovo, una umanità più bella.

La Trinità è servizio. La cosa bella è per Dio regnare è servire! Gli permettiamo di regnare su di noi perché ci ha dimostrato che non vuole spadroneggiare, ma mettersi al nostro servizio, dandoci la vita e la sua Parola e la sua presenza amante, sempre. Nelle parabole sul servizio che ci è richesto, Gesù parla in qualche modo anche di se stesso, del suo instancabile servizio alla Chiesa e alla casa di suo Padre. C’è una parola, tra l’altro, molto commovente, uno squarcio stupendo sull’atteggiamento di Dio verso di noi: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli» (v. 37). In realtà è ciò che accade in ogni Messa: Gesù ci fa sedere a tavola e ci serve il cibo della vita.

Dio si fida di noi. Ognuno è come quell’amministratore di cui Gesù parla nella parabola. Dio ci affida la nostra persona, con la ricchezza della nostra dignità e delle nostre qualità buone. Ci affida le persone che ci stanno accanto (famigliari, amici, vicini…). Ci affida compiti e impegni nei quali mettere a frutto il buono che siamo. E pensa che possiamo diventare sempre più persone ‘fidate e prudenti’. Fidate vuol dire degne di fede, affidabili. Che bello quando le persone si fidano di noi! Prudenti vuol dire sagge, intelligenti, che sanno quel che fanno.

L’obbedienza. La via per diventare fidati e prudenti è l’obbedienza a Dio, il quale ci dona il suo Spirito. È la via coraggiosa di chi sente figlio e non pretende di scegliere e fare da solo, ma si mette in ascolto di Dio che sa cosa è vero, buono e giusto. È la via della riflessione e della preghiera, dell’ascolto della Parola. È la via della vigilanza, cioè di una vita vissuta con attenzione, con piena consapevolezza di sè, lontana dalle pigrizie e dalle ubriachezze. È la via del discernimento fatto insieme ai fratelli e alle sorelle della comunità, in ascolto dello Spirito che ci fa corresponsabili della casa comune: che sicurezza quando si fanno le cose decise insieme, con l’ascolto di tutti!

Chi non serve, non serve. Nelle parole del Signore ci lascia forse perplessi il discorso sulla punizione che il padrone di casa riserva all’amministratore che s’è fatto la bella vita approfittando della sua assenza. Sappiamo che Dio non desidera punire nessuno (Gesù sulla croce ha perdonato i suoi crocifissori!), ma vuole metterci seriamente in guardia: vivere al di fuori della logica fedeltà e del servizio porta senza dubbio alla distruzione della nostra persona e delle nostre relazioni. Quando viviamo così ci cacciamo nei guai, ci facciamo del male (e facciamo del male agli altri), e Dio, che ci ha fatti nella libertà, non mette le briglie a nessuno, non comanda nessuno come un burattino. Si prende il rischio (il nostro creatore e Signore) che usiamo male la nostra libertà e rifiutiamo la nostra responsabilità. Con il dolore immenso di un buon padre che vede i figli far male…