Paura & smania di essere primi

Commento al Vangelo del 19 settembre 2021.

La prima volta era stato Pietro a non capire un tubo dell’annuncio di Gesù. Ora tutto il gruppo dei discepoli si mostra fuori fase: non capisce, non entra nella testa e nel cuore del Signore. Gesù ripete la sua ferma decisione di andare a Gerusalemme, sapendo che «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà» (Mc 9,30-37). Sa, il Signore, che è una roba difficile da capire. E i suoi amici si rendono conto che c’è qualcosa di strano, tanto che «avevano timore di interrogarlo». Dopo gli entusiasmi iniziali dei mesi vissuti con Gesù, ora bisogna andare più in profondità, e vengono fuori tutte le resistenze.

È normale, anche per noi, discepoli di oggi.

Quel che han fatto allora i discepoli è discutere «tra loro chi fosse il più grande». Maledetto orgoglio che ci frega sempre… Sempre questa voglia di essere i più grandi, i primi, urgenza di sentirci migliori, di avere potere e dominare, di avere ragione, di essere ascoltati. Fin dall’inizio è stato così, è la voglia di essere come Dio, di non aver bisogno di Dio: «… si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio» (Gen 3,5).

Gesù, quasi con ironia, prende sul serio la cosa, quasi si mette ad assecondare il desiderio di essere primi. «Se uno vuole essere il primo», dice, con molta calma, dopo aver fermato i suoi (stavano camminando per strada…) e averli fatti sedere. E spiega come si fa ad essere i primi, secondo lui. Secondo Dio: chi vuol essere il primo, «sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Una rivoluzione che conosciamo bene. Almeno a parole.

Ma perché, Gesù? Non ti sembra una regola morale troppo difficile? In realtà, qui non si tratta prima di tutto di regole di comportamento: si tratta di vivere il segreto della felicità. Di vivere l’identità più profonda del nostro essere. Noi siamo bambini accolti da Gesù e dal Padre. Gesù ha vissuto sempre da bambino, pieno di fiducia nel Padre che gli dà tutto, che si mette a sua completa disposizione. Nella Trinità la vita è servizio.

Siamo maledettamente orgogliosi perché abbiamo paura di non essere amati. Ma Gesù sta facendo di tutto per convincerci e farci sperimentare l’amore incrollabile del Padre, e l’assurdità della paura che Lui non ci voglia bene o che ci neghi il dono della vita e della conoscenza del bene e del male.