NOVENA DI NATALE – 23 dicembre: BEATI I PERSEGUITATI PER LA GIUSTIZIA

La faccenda si fa sempre più seria, Signore, divino Bambino che contempliamo nel presepio.

Ci hai accompagnato con la tua promessa di felicità. Tu sei la felicità! Tu sei il Figlio che ha vissuto in pienezza lo stile della felicità di Dio dentro a questa nostra umanità, con la nostra umanità, con un cuore di uomo, una intelligenza di uomo, una volontà di uomo… Ti sei incarnato per mettere la felicità di Dio nella nostra persona che si trova immersa in una fragilità durissima. Hai vissuto con profonda consapevolezza la povertà, la sofferenza, la mitezza, il desiderio di giustizia e di pace. La misericordia del Padre è la luce che hai portato, che ti ha spinto e sostenuto.

Ma oggi, Signore, ci pare che chiedi un po’ troppo. Dici che un perseguitato è beato? Come si fa? A noi la persecuzione, qualsiasi tipo di persecuzione, non va proprio giù. E, nel mondo, ce ne sono tante di esperienze di persecuzione. Per i motivi più disparati: differenze di cultura o di religione, di provenienza o di condizione sociale… Tutte cose insopportabili. Ma tu, Signore, aggiungi una cosa ancora più insopportabile: la persecuzione a causa della giustizia. Uno si da da fare per la giustizia, lo perseguitano e tu dici che è beato?!

Ma lasciamo perdere per ora i perseguitati del mondo… Vogliamo guardare te. E a quello che di te si è detto fin da bambino. Simeone, al tempio, ha detto ai tuoi genitori che tu eri lì «per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione… affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». E che anche alla tua mamma una spada avrebbe trafitto l’anima (cf. Lc 2,34-35). Affamato e assetato di giustizia, cioè pieno di desiderio che nella nostra storia dilagasse ciò che tuo Padre ritiene buono e giusto, sei nato sapendo che questo ti avrebbe provocato dei bei guai. D’altronde i profeti lo avevano largamente previsto. E non ti sei tirato indietro. Mai. Guardandoti nel presepio vediamo tutta la poesia di questa nascita, ma affiora alla nostra mente quel che già sappiamo. Le tue prese di posizione a favore dei poveri, le tue denunce contro il sistema di potere che schiacciava il popolo, i tuoi insegnamenti su una religiosità vera ed autentica che mettevano in cristi le autorità di Gerusalemme. E fina da subito la reazione di quelli a cui rompeva le scatole, tanto da mettere sul piatto la decisione di farti fuori: solo pochi giorni di predicazione a Cafarnao e  Marco si ricorda che « i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3,6). In un crescendo di minacce, hai tirato dritto. Innamorato del Regno dei cieli, non sei mai scappato e anzi hai pazientemente preparato i tuoi discepoli a sopportare la scandalosa persecuzione della croce, massima espressione della giustizia di Dio, massima dichiarazione dell’amore giusto di Dio. E persino per i tuoi persecutori hai avuto, sino all’ultimo respiro, il desiderio della giustizia di Dio. Cioè che apparisse loro l’amore giusto e bello di tuo Padre. Qualcuno – e questo è straordinariamente bello – guardandoti morire, perseguitato, in quel modo carico di incrollabile e testardo amore, si è meravigliato, e ha riconosciuto che «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!» (Mc 15,39).

Signore, bambino nel presepio… ti ammiriamo molto. Svelaci il tuo segreto. Ci piacerebbe avere la tua chiarezza e la tua  resistenza. Ci piacerebbe essere così uniti al Padre, così sicuri del suo amore (così forte che nemmeno la morte lo può spezzare) da essere sempre, come te, forti dentro a qualsiasi persecuzione, senza più «paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla» (Lc 12,4.)