NOVENA DI NATALE – 22 dicembre: BEATI GLI OPERATORI DI PACE

Ci hai già accennato alla ‘pace’, qualche giorno fa, Signore, Bambino nel presepio: «Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno…» (Sal 85,11-12). E un sacco di volte, nei salmi e nei profeti, lo Spirito ha parlato di te, re di giustizia e di pace: «Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace, finché non si spenga la luna. E dòmini da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra» (Sal 72,7-8). Riconosciamo che sei tu quello che opera la pace, che la fa, che la porta e la dona: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27)..

Ci piace questa parola, Signore. Ci richiama anzitutto una situazione interiore che desideriamo molto: quella della tranquillità, della serenità, della libertà dalle tensioni, dalle ansie e dalle paure. Vorremmo essere in pace dentro di noi per poter vivere bene.

Ci richiama poi i rapporti tra di noi: vorremmo che fossero liberi dai pregiudizi, dai torti, dalle invidie, dalle liti, dai sospetti, dalle vendette… Vorremmo che non ci fossero più guerre tra di noi. E allargando lo sguardo al mondo, quasi rimaniamo smarriti di fronte alle situazioni di conflitto che imperversano e fanno soffrire tantissimi nostri fratelli e sorelle. E ci sentiamo molto impotenti…

Abbiamo bisogno di pace! Ma tu Signore, come ce la porti? Che ci dici della pace? Come operi, ‘fai’ la pace?

Guardandoti nel presepe ci rendiamo conto che è molto strano il modo in cui tu dài pace. D’altronde, l’hai detto anche tu: «Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,27). Il mondo fa la pace con i trattati, perchè pensa che la pace sia l’assenza di guerra. Anche tra di noi, rischiamo di fermarci a questo: facciamo pace e ognuno va per la sua strada, senza pestare i piedi agli altri. Vivi e lascia vivere. È la pace della indifferenza. Il mondo poi fa la pace con la minaccia di una nuova guerra, mostrando i muscoli degli armamenti. Anche noi rischiamo di mantenere un clima di tranquillità con la minaccia della forza…

Ma tu non minacci mai, non mostri mai i muscoli. Non organizzi eserciti o tribunali. Tu ti mostri come Dio bambino che si consegna per amore e con amore. Per te la pace non è semplice assenza di conflitto, ma relazione vivace in cui offri tutto il tuo amore e la tua sapienza, e così metti gli altri (penso prima di tutto a Maria e Giuseppe) nella condizione di tirare fuori il meglio di sè, nell’armonioso dono reciproco dei propri carismi. Così è la pace che tuo Padre ha annunziato con i profeti: il dono di una riconciliazione che porta tutti a stare dentro alla vita del Popolo con vivacità, con la possibilità di mettere in comune le proprie ricchezze personali. Tu bambino, ti metti nelle nostre mani. Lo farai anche da grande, quando sarai consegnato nelle mani dei tuoi persecutori senza fuggire o lamentarti, senza distruggerli, ma guardandoli con misericordia e perdonandoli. Ecco, qui parte la tua opera di pace: dal cuore misericordioso del Padre che vibra nel tuo cuore di figlio e porta dentro alla storia il vostro sguardo compassionevole, il vostro sguardo di stima e di fiducia per ogni persona. Tu, Figlio di Dio che prendi la carne umana, ti associ a ciascuno di noi perchè ci consideri nient’altro che figli del Padre e fratelli tuoi.

Intuiamo, Signore, che diventeremo operatori di pace quando sapremo guardare agli altri semplicemente per quello che sono: figli del nostro Padre che è nei cieli, fratelli tuoi, per i quali ti sei fatto uomo e sei morto e risorto.