NOVENA DI NATALE – 17 dicembre – BEATI QUELLI CHE SONO NEL PIANTO (Mt 5,4)

Signore Gesù, bambino a Betlemme, ai tuoi evangelisti hai fatto ricordare poche cose della tua nascita, ma molto interessanti. Hai scelto di entrare nell’afflizione del mondo, nel pianto degli uomini figli di Dio, tristi e afflitti per un sacco di cose. Sei nato trovando posto solo nella stalla, perchè non ce n’era nell’alloggio. Sei nato dentro a un popolo oppresso da stranieri potenti, che hanno costretto Giuseppe e la tua mamma a viaggiare per farsi contare. Sei stato fin da subito cercato per essere perseguitato e bambini innocenti sono stati massacrati a Betlemme per lo strazio delle loro madri; hai dovuto vivere da profugo per scampare a Erode… Eppure quei racconti di quando eri appena nato sono carichi di una strana serenità, di una forza che ci par di vedere nei volti sereni di Giuseppe e di Maria. Che mistero! Che contrasto: lo vedremo dispiegato nella tua Pasqua, quando l’afflizione del mondo peserà tutta sulle tue spalle e sarà bruciata nella consolazione della tua risurrezione. Stare dentro all’afflizione a testa alta è stata una tua scelta molto consapevole. Ci stupisce sempre quel tuo triplice annuncio della tua passione. E quella tua consapevolezza sconcertante che hai comunicato a Cleopa e al suo compagno andando a Emmaus: «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 2426). No, Signore, secondo noi non bisognava proprio! Secondo noi potevi trovare un’altro modo per mantenere la tua consolazione e darcela a piene mani! O, almeno, noi fossimo stati in te, ce la saremmo scansata, l’afflizione. E tu, che eri l’unico in grado di scansarla, l’hai scelta volentieri, te la sei presa addosso con libertà… Che mistero, Signore… Duro, ma, a pensarci bene, consolante. L’autore della lettera agli Ebrei ha tentato di spiegarcelo così: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono…» (Eb 5,7-9). Aiutaci a contemplare. Aiutaci a capire. Aiutaci a vivere nelle piccole fatiche di oggi la beatitudine della consolazione che viene dal prendere su di sè l’afflizione, vincendo sempre il male con il bene (cf. Rm 12,21).