NOVENA DI NATALE – 16 dicembre – BEATI I POVERI IN SPIRITO (Mt 5,3)

Iniziamo la Novena di Natale: la Chiesa ci invita ad intensificare la preghiera, cioè la scelta di stare in compagnia del Signore che si è incarnato, ha assunto la nostra carne mortale, per vivere ‘da Dio’ la nostra esperienza umana e aiutarci a fare altrettanto.

Il suo stile di vita è quello delle Beatitudini, che abbiamo ricevuto dallo Spirito come Parola da approfondire quest’anno. E in questa Novena guardiamo Gesù, nel presepio, assieme a Maria e Giuseppe, e contempliamo in lui, fin dall’inizio della sua esperienza umana, lo stile delle Beatitudini. Sappiamo infatti che quando Gesù parla di felicità e di come si vive felici, parla prima di tutto di se stesso e della sua esperienza… sconcertante.

BEATI I POVERI IN SPIRITO, PERCHÈ DI ESSI È IL REGNO DEI CIELI (Mt 5,3)

Signore, nel presepio vediamo chiaramente la tua scelta: tu, il figlio di Dio, creatore dell’universo assieme al Padre e allo Spirito, risplendente di gloria, di potenza, di eternità e di sapienza… entrando nel mondo hai voluto essere povero. Vista la tua dignità, non potevi nascere a corte, circondato dagli agi e dal lusso? Non potevi nascere al calduccio, con i migliori medici attorno? Non potevi nascere con i giornalisti fuori dalla clinica per dare subito la notizia così importante per la storia di tutta l’umanità? Sì, potevi. Ma non lo hai fatto. Quanti vorrebbero essere ricchi, ma non riescono. E tu che ci saresti riuscito senza fatica, ha scelto di nascere povero. Guardandoti nella mangiatoia, ci viene in mente qualche parola di san Paolo, che aveva capito la faccenda: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). Oppure «…pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (Fil 2,6-7). Forse riusciamo ad intuire qualcosa… la tua povertà esteriore, la tua scelta di nascere e vivere nella semplicità più assoluta dipende da qualcosa che è dentro di te, dal tuo dna di Figlio di Dio. Dipende dalla ricchezza paradossale dell’amore: amare vuol dire svuotarsi, riversarsi sugli altri, entrare in sintonia con gli altri senza far sentire nessun senso di superiorità, senza fare forza, senza violentare, senza pretendere nulla in cambio. Vuol dire farsi mangiare. Per questo sei nato in una mangiatoia, nella città del pane (Bet-lehem). Grazie Gesù: hai scelto di essere povero perchè ognuno di noi ti sentisse vicino. Hai scelto di essere semplice perchè ogni uomo non avesse paura o soggezione di te. Hai scelto di essere essenziale nell’uso delle cose per farci vedere che l’essenziale è vivere da figli che ricevono tutto e condividono tutto. Che felicità, Signore, in questa libertà! Che bellezza arrivare a dire, come te, tutto è dono, tutto è in prestito, tutto mi serve solo per fare il bene degli altri. È così che irrompe il regno dei cieli, cioè un nuovo modo di vivere l’umanità, non più governato dal potere, dall’avere e dal successo, ma solo dal dono e dalla condivisione… Il regno irrompe nel mondo non dal nostro impegno, ma dalla tua presenza che riconosciamo in modo rinnovato in questo Natale.