Col Pastore o coi ladri?

Commento al Vangelo del 3 maggio 2020.

Con grande fantasia e concretezza, Gesù ha cercato di presentare la sua persona a quelli che lo ascoltavano, solleticando la loro curiosità e provocandoli all’apertura a lui. A gente abituata a vedere pastori, e ovili, e greggi il Maestro parla con la naturalezza di chi sa usare bene il linguaggio per toccare le corde più profonde del cuore.
I suoi esempi risuonano con dolcezza in chi riconosce di avere bisogno di una guida forte e soave nella vita. Per chi sente il bisogno di essere accompagnato da qualcuno che gli offra una condizione di sicurezza e gli apra prospettive belle di arricchimento personale.
Risuonano però anche come vibrante provocazione in chi si sta lasciando turlupinare da false autorità, che puntano solamente, sotto sotto, ad esercitare il potere per interessi personali.
Ha delle pretese, Gesù! Da una parte c’è lui, il pastore buono, che vuole dare la vita in abbondanza, che tiene al sicuro le pecore nell’ovile, che le conduce nei pascoli migliori. Con lui le pecore possono entrare e uscire senza timore, possono muoversi con la libertà di chi cerca il bene e vuole comunicare il bene.
Dall’altra parte ci sono i mercenari, i ladri, i briganti, i lupi. Il loro scopo è rubare, uccidere, disperdere. Perché la logica del potere e del possesso (esattamente contraria a quella dell’amore) è così: porta alla distruzione della vita. Se tu sei in cerca di potere, in qualche modo devi sfruttare, piegare, demolire gli altri. A tutti i livelli della nostra vita possiamo usare questa cartina di tornasole: nei rapporti interpersonali dentro alla famiglia, tra vicini di casa, nel mondo del lavoro, nella società, nella gestione del potere politico e amministrativo… Dal piccolo al grande, dal nucleo famigliare ai rapporti tra le nazioni, se c’è uno stile mercenario c’è distruzione di qualcuno. Perché si cerca il proprio interesse o quello del proprio gruppo preferito, inevitabilmente a scapito degli altri.
Il buon pastore invece ha una visione del mondo diversa. Senz’altro difficile da realizzare e da costruire, ma essere un solo gregge sotto un solo pastore, in un modo che rispetta le diversità e le originalità di tutti integrandole, è un progetto fantastico. Il Signore risorto ripropone instancabilmente questo sogno, da sempre. E anche davanti ai fallimenti più grandi e diffusi, anche davanti a una situazione mondiale che farebbe perdere ogni speranza ai più ottimisti, lui rimane testardamente convinto che si può camminare, insieme, nella via della sua vita.
La cosa funziona se ci si mette ad ascoltare la sua voce. Tutti. Senza paura che lui voglia indottrinare o manipolare. Su questo possiamo stare tutti tranquilli: questo pastore non urla, non impone, non punisce: ha scelto di non scendere dalla croce. Cresce con lui solo chi ci sta a dialogare con lui. E se da una parte sarebbe interessante udire in modo più chiaro la sua voce, con gli effetti speciali, dall’altra forse è meglio che rimanga obbligatoria la via del discernimento paziente dei desideri di Dio. È l’unica via che garantisce la libertà.