C’è ancora fede in Krasnodar?

Commento al Vangelo del 20 ottobre 2019.

La preghiera è il dialogo con Dio, che la rivelazione cristiana ha svelato come Padre, Figlio e Spirito Santo. Il Signore Gesù, il Figlio del Padre fatto uomo, introduce ogni persona nel dialogo con il Padre onni-amante: i racconti evangelici hanno tanta attenzione all’esperienza della preghiera di Gesù e al suo insegnamento agli apostoli. Nel brano di oggi (Lc 18,1-8) è chiara l’intenzione del Maestro: insistere sulla «necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». Questa necessità dove è fondata? Come per tutti gli altri aspetti della preghiera, il fondamento sta nella identità di Dio e conseguentemente nella identità di ogni persona umana. L’idea che abbiamo di Dio è decisiva per il tipo di preghiera che viviamo. Per introdurci ad una migliore comprensione del volto e del cuore del Padre, Gesù prende qui come esempio una vedova che chiede ad un giudice disonesto e fannullone di fargli giustizia in una qualche questione legale nella quale era stata trattata ingiustamente. Gesù procede con un esempio contrario per affermare la disponibilità di Dio: il Padre non è come quel giudice disonesto, che però si dà da fare quantomeno per levarsi dai piedi la vedova. Il Padre non guarda i suoi figli come dei rompiscatole, ma come degli ‘eletti’, cioè scelti, amati, desiderati. Dice che il Padre vuole ‘fare giustizia’, e la vuole fare prontamente, e che non desidera fare aspettare a lungo. Queste parole ci possono lasciare un po’ perplessi, perché facciamo fatica a vedere l’intervento di Dio nella storia: ci pare anzi che stia piuttosto lontano dalle vicende di ingiustizia, di violenza e di oppressione che dilagano nel mondo. Ma si deve guardare più in profondità e avere occhi per vedere quel che il Padre ha già fatto: il suo intervento definitivo nella storia è nell’evento di Gesù Cristo, e specialmente nella sua passione, morte e risurrezione, e nel dono dello Spirito che agisce sempre e dappertutto nel mondo, aprendo le menti e i cuori alla conoscenza di Cristo e suscitando il bene nella coscienza di ciascuna persona umana. Potremmo non essere d’accordo con questo stile di Dio. Se fossimo Dio saremmo più interventisti, metteremmo mano magicamente agli eventi, alle strutture sociali… Ma il Padre di Gesù Cristo non fa così: fa giustizia nel mondo attraverso i cuori e le intelligenze e le scelte di chi ci sta a vivere da figlio, o da amico del Signore, lasciandosi guidare dello Spirito. Di chi sceglie cioè di avere fede. Nella libertà dell’amore. Che è impegnativa, ma infinitamente affascinante, ed è il tratto di maturità umana che tutti desiderano. Gesù domanda, infatti: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». È un appello molto forte e pieno di preoccupazione e di desiderio. C’è fede sulla terra, oggi? Se ci guardiamo bene attorno, se non ci lasciamo accecare dal male, possiamo accorgerci di un fiume di bene e di giustizia che scorre nelle famiglie, nelle città, tra i popoli, grazie alle persone di fede e di buona volontà.