Messa & vita: Apprezzare gli altri

Questa settimana, l’impegno con cui annunciamo il vangelo nel nostro quartiere può essere quello di apprezzare gli altri e tutto quello che fanno per noi, anche le cose più piccole.

La Messa è la duplice mensa in cui ci nutriamo di Gesù Cristo: Parola e Pane. Dopo la Liturgia della Parola, si vive la Liturgia Eucaristica, che inizia con i riti di offertorio. Leggiamo cosa dice l’Ordinamento Generale del Messale Romano:

La preparazione dei doni

73. All’inizio della Liturgia eucaristica si portano all’altare i doni, che diventeranno il Corpo e il Sangue di Cristo. Prima di tutto si prepara l’altare, o mensa del Signore, che è il centro di tutta la Liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il purificatoio, il Messale e il calice, se non viene preparato alla credenza. Poi si portano le offerte: è bene che i fedeli presentino il pane e il vino; il sacerdote, o il diacono, li riceve in luogo opportuno e adatto e li depone sull’altare. Quantunque i fedeli non portino più, come un tempo, il loro proprio pane e vino destinati alla Liturgia, tuttavia il rito della presentazione di questi doni conserva il suo valore e il suo significato spirituale. Si possono anche fare offerte in denaro, o presentare altri doni per i poveri o per la Chiesa, portati dai fedeli o raccolti in chiesa. Essi vengono deposti in luogo adatto, fuori della mensa eucaristica.

74. Il canto all’offertorio accompagna la processione con la quale si portano i doni; esso si protrae almeno fino a quando i doni sono stati deposti sull’altare. Le norme che regolano questo canto sono le stesse previste per il canto d’ingresso. È sempre possibile accompagnare con il canto i riti offertoriali, anche se non si svolge la processione con i doni.

75. Il sacerdote depone il pane e il vino sull’altare pronunciando le formule prescritte; egli può incensare i doni posti sull’altare, quindi la croce e lo stesso altare, per significare che l’offerta della Chiesa e la sua preghiera si innalzano come incenso al cospetto di Dio. Dopo l’incensazione dei doni e dell’altare, anche il sacerdote, in ragione del sacro ministero, e il popolo, per la sua dignità battesimale, possono ricevere l’incensazione dal diacono o da un altro ministro.

76. Quindi il sacerdote si lava le mani a lato dell’altare; con questo rito si esprime il desiderio di purificazione interiore.

L’orazione sulle offerte

77. Deposte le offerte sull’altare e compiuti i riti che accompagnano questo gesto, il sacerdote invita i fedeli a unirsi a lui nella preghiera e pronunzia l’orazione sulle offerte: si conclude così la preparazione dei doni e ci si prepara alla Preghiera eucaristica. Nella Messa si dice un’unica orazione sulle offerte (…). Il popolo, unendosi alla preghiera, fa propria l’orazione con l’acclamazione Amen.

Tutto è dono di Dio. La Comunità che è raccolta in preghiera presenta i suoi doni per il sacrificio: il pane e il vino che diventeranno il Corpo e il Sangue del Signore, ma anche le nostre offerte per la Chiesa e per i poveri, segno della disponibilità a condividere ciò che abbiamo ricevuto. La presentazione dei doni è un gesto molto educativo: noi riconosciamo che tutto viene da Dio, che tutto è un regalo di Dio. Abbiamo bisogno di questo richiamo, perché tante volte ci viene da pensare che le cose sono nostre, che ciò che conta è solo il nostro lavoro, che siamo padroni del mondo. E invece pane e vino sono ‘frutto della terra e della vite’: la terra produce il frutto che ci nutre perché Dio è sempre all’opera con la sua forza creatrice e ogni giorno fa sorgere il suo sole e fa cadere la pioggia per tutti. Anche per questo Dio Padre merita di essere ‘benedetto’, merita che noi diciamo bene di lui, con tutto l’affetto dei figli riconoscenti.

Dio apprezza il nostro lavoro. Pane e vino, poi, sono anche frutto ‘del lavoro dell’uomo’, cui Dio Padre ha affidato il mondo creato perché lo custodisca con responsabilità. Dio potrebbe fare tutto da solo, ma non lo fa: fin dall’eternità ha pensato l’uomo come vertice del mondo creato e gli dona esistenza, energia e vita perché possa crescere nell’amore. Dio ha affidato il mondo all’uomo facendolo partecipe della sua signoria: lo stupendo racconto della creazione (cf. Gen 1) rivela questo tratto bellissimo della identità dell’uomo, che Dio Padre ha voluto come responsabile del creato e chiamato a custodirlo con la sua opera perché sia luogo di una vita di pace, preparazione della vita definitiva cui tutti siamo chiamati. Come un papà, Dio affida i beni di famiglia ai figli.  È in questo rapporto filiale che si vive la Messa. Non un rapporto tra padrone e schiavo, ma tra il Padre e i suoi figli che serenamente ricevono e, come possono, ricambiano il suo amore.

Noi apprezziamo il lavoro degli altri?  Nella frase ‘e del lavoro dell’uomo’ c’è un mondo! Mentre ‘benediciamo’ Dio che ci dona tutto, ‘diciamo bene’ anche degli altri che fanno delle cose per noi. E ne fanno un sacco. Nella Messa impariamo a riconoscerlo. Dobbiamo farlo anche nella vita quotidiana.

Anzitutto pensiamo alle persone che ci sono più vicine: quanto dono tra sposi, tra genitori e figli, tra amici, tra vicini di casa. Che bello dirsi ‘ti benedico’ per i piccoli e grandi servizi quotidiani, per le parole buone che ci diciamo, per l’incoraggiamento e la condivisione e la premura reciproca, per il tempo passato insieme nel lavoro e anche nello svago ricreante. Forse a volte diamo un po’ per scontato quello che le persone più vicine a noi fanno per il nostro bene.

Eppoi, allargando lo sguardo, ci rendiamo conto che dal ‘lavoro dell’uomo’ dipende gran parte della nostra vita. Guardiamo il pane e il vino che portiamo sull’altare, ripercorriamo il processo che lo ha portato lì: al dono di Dio che fa fruttare la terra si accompagna il lavoro dei contadini, dei trasportatori, dei mugnai, dei vinificatori, dei commercianti. Guardiamo alla nostra vita quotidiana: dalla mattina alla sera abbiamo qualcuno che, vicino o lontano, fa qualcosa per noi, in modo che abbiamo le cose per vestire e mangiare, per circolare con l’automobile e avere la bicicletta aggiustata, per avere le informazioni sul mondo, per poterci svagare, per godere dell’arte e della cultura, per avere sicurezza e giustizia nella società, per avere una formazione umana e professionale adeguata, per curare le nostre malattie…

Che lo vogliamo o no, siamo in una rete di dipendenza reciproca che possiamo leggere alla luce della ‘benedizione’, del ringraziamento e dell’apprezzamento di quel che gli altri fanno, sperando che anche gli altri apprezzino il nostro lavoro.

Nella Messa il Signore ci dà il criterio per vivere in modo giusto anche i rapporti economici: è il criterio del servizio, della condivisione dei beni della terra che sono di tutti, della solidarietà, della giustizia.

Purtroppo non funziona sempre così… I rapporti economici sono per lo più dominati da altre logiche: il principio del possesso invece che quello della condivisione produce effetti devastanti. Gli altri non sono fratelli da apprezzare, ma strumenti di sfruttare, oggetti da calpestare pur di avere. Sulla piccola e sulla larga scala, questa logica di appropriazione ingiusta crea squilibri che portano a forme di oppressione e di violenza e di sfruttamento terribili. Dobbiamo ammettere, molto a malincuore, che possiamo essere ‘complici’ di questo sistema… Se dobbiamo ringraziare, come abbiamo detto, gli altri che lavorano per noi, dobbiamo anche riconoscere che usiamo cose prodotte con sistemi ingiusti di sfruttamento delle risorse e dei lavoratori. Questo dovrebbe quantomeno indignarci… e portarci a riflettere meglio, personalmente e insieme, su cosa possiamo fare per dire di no a questi ingiustizie e dire di sì alla continua ri-creazione di condizioni di rapporti di lavoro nei quali si sperimenta la ‘benedizione’ di Dio Padre di tutti.

Offriamo la nostra persona. Nell’offertorio, dunque, mentre vediamo che alcuni fedeli e poi il prete offrono a Dio il pane e il vino, e mentre mettiamo i nostri doni nel cestino, il pensiero dev’essere quello dell’offerta di tutta la nostra persona, ricevuta da Dio e ridonata a lui e ai fratelli. Nella Messa, scambio d’amore integrale con il Signore, possiamo metterci con serenità nelle mani del Signore, affidare a lui la nostra vita. Concretamente, nel momento dell’offertorio possiamo presentare a Dio i nostri impegni e i nostri progetti, ed anche i nostri problemi e le situazioni difficili che stiamo vivendo e che abbiamo cercato di leggere alla luce della Parola.

La preghiera che il prete pronuncia a nome di tutti è bellissima: esprime un gioioso scambio di ‘benedizioni’ tra noi e Dio: noi diciamo bene di lui perché lui ci ha ‘benedetto’ donandoci tutto:

Benedetto sei tu, Signore,

Dio dell’universo:

dalla tua bontà abbiamo ricevuto

questo pane (questo vino),

frutto della terra (della vite)

e del lavoro dell’uomo.

Lo presentiamo a te

perché diventi per noi

cibo di vita eterna (bevanda di salvezza).

E tutti rispondono dicendo: Benedetto nei secoli il Signore!