Messa & vita: Ascoltare Dio e gli altri!

Questa settimana, l’impegno con cui annunciamo il vangelo nel nostro quartiere può essere quello di ascoltare bene Dio di farci ascoltatori degli altri, con pazienza, evitando di mettere sempre in campo noi stessi e le nostre storie.

LA LITURGIA DELLA PAROLA

55. Le letture scelte dalla sacra Scrittura con i canti che le accompagnano costituiscono la parte principale della Liturgia della Parola; l’omelia, la professione di fede e la preghiera universale o preghiera dei fedeli sviluppano e concludono tale parte. Infatti nelle letture, che vengono poi spiegate nell’omelia, Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza e offre un nutrimento spirituale; Cristo stesso è presente, per mezzo della sua Parola, tra i fedeli. Il popolo fa propria questa Parola divina con il silenzio e i canti, e vi aderisce con la professione di fede. Così nutrito, prega nell’orazione universale per le necessità di tutta la Chiesa e per la salvezza del mondo intero.

Il silenzio

56. La Liturgia della Parola deve essere celebrata in modo da favorire la meditazione; quindi si deve assolutamente evitare ogni forma di fretta che impedisca il raccoglimento. In essa sono opportuni anche brevi momenti di silenzio, adatti all’assemblea radunata, per mezzo dei quali, con l’aiuto dello Spirito Santo, la parola di Dio venga accolta nel cuore e si prepari la risposta con la preghiera. Questi momenti di silenzio si possono osservare, ad esempio, prima che inizi la stessa Liturgia della Parola, dopo la prima e la seconda lettura, e terminata l’omelia.

Le letture bibliche

57. Nelle letture viene preparata ai fedeli la mensa della parola di Dio e vengono loro aperti i tesori della Bibbia. Conviene quindi che si osservi l’ordine delle letture bibliche, con il quale è messa meglio in luce l’unità dei due Testamenti e della storia della salvezza; non è permesso quindi sostituire con altri testi non biblici le letture e il salmo responsoriale, che contengono la parola di Dio.

59. (…) Dopo le singole letture il lettore pronuncia l’acclamazione, e il popolo riunito con la sua risposta dà onore alla parola di Dio, accolta con fede e con animo grato.

60. La lettura del Vangelo costituisce il culmine della Liturgia della Parola. La stessa Liturgia insegna che si deve dare ad essa massima venerazione, poiché la distingue dalle altre letture con particolare onore: sia da parte del ministro incaricato di proclamarla, che si prepara con la benedizione o con la preghiera; sia da parte dei fedeli, i quali con le acclamazioni riconoscono e professano che Cristo è presente e parla a loro, e ascoltano la lettura stando in piedi; sia per mezzo dei segni di venerazione che si rendono all’Evangeliario.

Il Salmo responsoriale

61. Alla prima lettura segue il salmo responsoriale, che è parte integrante della Liturgia della Parola e che ha grande valore liturgico e pastorale, perché favorisce la meditazione della parola di Dio.

Il salmo responsoriale deve corrispondere a ciascuna lettura e deve essere preso normalmente dal Lezionario.

Conviene che il salmo responsoriale si esegua con il canto, almeno per quanto riguarda la risposta del popolo. Il salmista, quindi, o cantore del salmo canta o recita i versetti del salmo all’ambone o in altro luogo adatto; tutta l’assemblea ascolta restando seduta, e partecipa di solito con il ritornello, a meno che il salmo non sia cantato o recitato per intero senza ritornello. (…) Se il salmo non può essere cantato, venga proclamato nel modo più adatto a favorire la meditazione della parola di Dio.

L’acclamazione prima della lettura del Vangelo

62. Dopo la lettura che precede immediatamente il Vangelo, si canta l’ Alleluia o un altro canto stabilito dalle rubriche, come richiede il tempo liturgico. Tale acclamazione costituisce un rito o atto a sé stante, con il quale l’assemblea dei fedeli accoglie e saluta il Signore che sta per parlare nel Vangelo e con il canto manifesta la propria fede.

La Messa è l’incontro con il Signore che parla e nutre. Uno solo è il Signore che si dona (e in lui il Padre, per mezzo dello Spirito Santo), ma i modi sono diversi, perché noi siamo fatti così: il nostro linguaggio è fatto di parole e gesti. E Dio si adegua al nostro linguaggio per dire e farci sperimentare il suo progetto di salvezza. La Messa dunque è una duplice mensa in cui riceviamo l’unico Signore: la mensa della Parola, la mensa della Eucaristia.

Ascoltare Dio e fare fruttare la Parola

L’ascolto della Parola è al centro della vita e della preghiera cristiana, per come la pensa Gesù, che è chiarissimo su questo punto. Una delle espressioni più forti è nell’episodio in cui vivere la Parola viene considerato più importante del fatto materiale di essere Madre di Cristo stesso (la grandezza di Maria consiste precisamente, prima di tutto, nell’aver «ascoltato» la Parola e averla incarnata nella propria esistenza):

«Una donna levò la voce dalla folla e gli disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il petto che ti ha nutrito!”. Ma egli rispose: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica! “». (Lc. 11, 27-28).

Qual è la persona che realmente comprende la Parola? Solo quella che la fa fruttificare nella propria vita:

«Quello che ha ricevuto la semente nella terra fertile, è colui che ascolta la Parola e la comprende. Questi dà frutto e rende chi il cento, chi il sessanta, chi il trenta!» (Mt. 13, 23; cf. Lc. 8, 15; Mt. 25, 11-30).

Gesù ha anche spiegato con molta chiarezza a chi assomigliano quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica, e quelli che dopo averla ascoltata non la praticano:

«Perché mi chiamate: “Signore, Signore” e non fate ciò che vi dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi assomiglia: assomiglia a un uomo che costruisce una casa, che scava in profondità e pone le fondamenta sulla roccia. Ora, venuta la piena, il fiume si rovesciò su quella casa e non valse a scuoterla, perché era ben costruita. Chi, invece, ha ascoltato e non ha messo in pratica, assomiglia ad un uomo che ha edificato una casa sul suolo, senza fondazioni; il fiume si rovesciò su di essa e subito crollò, e la rovina di quella casa fu grande». (Lc. 6, 46-49; cf. Mt. 7, 24-27).

E su questo dobbiamo crescere ancora molto, perché spesso la nostra preghiera è fatta delle nostre parole, con le quali domandiamo tante cose a Dio: siamo molto preoccupati di parlare e poco di ascoltare!

La Parola viene a noi con abbondanza: chi dice di non sentire Dio deve cercare nel posto giusto. Anzitutto nella Liturgia, poi nelle molteplici in cui si medita la Parola nella comunità cristiane, e ancora nella lettura personale della Bibbia! Dio parla in continuazione.

Bisogna affinare l’udito, imparare ad ascoltare e prendere delle decisioni: la Parola ci trasforma a poco a poco.

Ascoltare bene gli altri

Ascoltare bene Dio ci trasforma e ci rende capaci di ascoltare bene anche gli altri, i nostri fratelli.

L’ascolto degli altri è un grande servizio. È interessante ricordare come nella storia della salvezza Dio è presentato come colui che ascolta il grido del suo popolo (ad esempio in Es 3,17: « Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido…»). Gesù risorto, poi, non esita a mettersi in ascolto dei suoi due amici di Emmaus: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?» (Lc 24,17).

Possiamo essere missionari del Signore prestandogli le orecchie per ascoltare gli altri. A pensarci bene, quanto ci fa piacere essere ascoltati! Si deve decidere:

– di ‘perdere del tempo’ con molta pazienza per gli altri, perché sono preziosi agli occhi di Dio e agli occhi nostri;

– di essere curiosi: nelle parole degli altri si può nascondere sempre qualcosa di prezioso per noi, specialmente quando cerchiamo consiglio;

– di non mettere noi stessi sempre al centro, pretendendo di raccontarci e di far sapere agli altri le nostre idee, le nostre storie… Quanto spesso capita che mentre qualcuno ci dice qualcosa, subito noi dobbiamo raccontare qualcosa di simile…

– di saper dire dei no, di chiudere le orecchie: quando gli altri ci vogliono raccontare delle cazzate o sparano giudizi e parole cattive…