Novena di Natale. La vera divinità di Gesù.

Viviamo nella Novena di quest’anno, da discepoli, la contemplazione e lo stupore davanti al mistero del bambino nato a Betlemme! A scuola della Parola e della Chiesa riascoltiamo ciò che si dice di lui, perchè lo vogliamo accettare con fede più profonda. Tentiamo di capire, come possiamo, che cosa vuol dire che Gesù Cristo è vero Dio, che è vero uomo, come sono unite le due nature, a che cosa è servita l’incarnazione per noi…

La Chiesa si è dovuta mettere in ascolto e riflettere molto per custodire il mistero della persona di Gesù Cristo.

Ci dice, la Chiesa, che questo mistero si chiama con una parola nuova: «incarnazione».

È un mistero che mette in crisi le parole dell’uomo, perché mette in crisi i suoi pensieri, perché i pensieri dell’uomo sono troppo piccoli e limitati, finiti e non com-prendono l’infinito.

Ma, almeno, i nostri pensieri possono stare davanti e affacciarsi all’infinito! Qui i pensieri stanno davanti a un bambino che è veramente Dio, e che insieme è veramente uomo. Vero Dio, vero uomo.

Oh, se potessimo spogliarci del nostro orgoglio che, credendo di aver già capito questa cosa semplicemente perché l’abbiamo sentita tante volte, ci impedisce di stupire davanti a questo mistero unico nella storia dell’umanità, che è diverso da quel che càpita a tutte le donne e tutti gli uomini del mondo!

Vero Dio e vero uomo! La chiesa ha impiegato secoli per essere sicura di dire queste parole senza essere fraintesa!

Dopo tre secoli dalla Pasqua di Gesù, i nostri antenati e Padri nella fede hanno colto un primo frutto di questo paziente e travagliato lavoro.

Siamo a Nicea, una cittadina dell’Asia Minore, nel 325 dopo Cristo.

Alcuni anni prima, un prete che si chiamava Ario si era sforzato di capire il mistero di questo Bambino che nasce a Betlemme, e che cosa voleva dire che era il Figlio di Dio. Già, Dio…: l’Eterno, che è da sempre e per sempre. Il Creatore di tutte le cose, il Signore del tempo e della storia, l’origine e la fonte perenne della vita… Quel Gesù era certo un personaggio eccezionale, straordinariamente buono, e sapiente, e un modello perfetto per la vita di ogni uomo. Ma, diceva Ario, non poteva essere eterno come Dio, non poteva avere la stessa natura di Dio (non poteva essere fatto come Dio, avere la ‘stessa sostanza’ di Dio). Gesù era stato creato: prima dei secoli, ma era stato creato, diceva Ario. Anche Gesù aveva cominciato ad esistere per un atto della volontà del Padre, e c’era stato un tempo in cui non era esistito.

«No, non ci stiamo! No, non è così che dice la Bibbia, non è così che dice la Chiesa», hanno detto i cristiani e i vescovi di allora. Si son parlati, si son messi davanti al mistero e hanno affermato solennemente: Crediamo in un solo signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, generato unigenito dal Padre, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, consustanziale al Padre.

Parole nuove, Parole capite in modo nuovo. Nella parola «creato» Gesù non ci sta dentro. Noi vediamo in una mangiatoia un bambino come noi. A guardarlo, è come tutti i bambini del mondo. Ma la fede della Chiesa ci dice che la persona di quel bambino, la cosa più profonda di quel bambino, l’io di quel bambino (ricordate come è fatta la persona umana? Ricordate cosa c’è al centro della persona umana? Quell’io attorno al quale ruota tutto il resto: l’anima, l’intelligenza, la volontà, i sentimenti, la corporeità…), ebbene, l’io di quel bambino non è nato a Betlemme. Anzi, non è proprio nato mai, non è stato mai creato, perché esiste da sempre e per sempre (questo vuol dire la parola «generato»), proprio come colui che noi chiamiamo Dio Padre. Da sempre e per sempre Egli viene fuori da Dio Padre, è generato da Dio Padre, condivide pienamente ciò che Dio Padre è, perchè Dio Padre gli dona continuamente ed eternamente tutto di sè. Quel bambino, nella profondità del suo essere, è fatto come è fatto Dio Padre (questo vuol dire «dalla stessa sostanza del Padre»). Tutto quel che possiamo dire di Dio Padre (che è l’Amore, che è eterno, che è onnipotente, che è infinitamente felice…), noi lo dobbiamo dire di quel bambino, (tranne naturalmente la paternità…) tanto da chiamarlo Figlio di Dio. E infatti, i nostri antenati, i nostri padri nella fede, hanno detto (e noi lo ripetiamo fedelmente, e non ci permettiamo di cambiare una virgola) che «per mezzo di lui (di Gesù, di quel bambino) sono state create tutte le cose in cielo e in terra».

Maria è testimone speciale di questo segreto, di questo mistero. Nel silenzio della sua fede è apparso nel mondo questo mistero. Nessun padre umano è responsabile dell’ingresso dell’eterno Figlio di Dio nel tempo della nostra storia. I nostri antenati, i nostri Padri nella fede lo hanno affermato, e noi lo ripetiamo fedelmente: Maria ha fatto nascere Gesù rimanendo intatta nella sua verginità, senza la cooperazione di nessun uomo. La maternità verginale di Maria è il segno, strenuamente difeso dalla nostra fede, che il Padre di quel bambino è Dio. È una specie di cartina di tornasole della fede: se credi che Gesù è il Figlio di Dio, allora credi anche che è nato da una Madre Vergine; e se non credi che Maria ha dato alla luce in modo verginale il suo figlio, non credi che il suo figlio è Figlio di Dio.

E noi ripetiamo la nostra fede, con vigore e fermezza e stupore, come tutti i cristiani che ci hanno preceduto.

Crediamo in un solo Signore Gesù Cristo,

il Figlio di Dio, generato unigenito dal Padre,

cioè dalla sostanza del Padre,

Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero,

generato, non creato,

consustanziale al Padre. Amen.