Il correttivo della fraternità

Commento al Vangelo del 10 settembre 2017.

Uno dei cinque grandi discorsi di Gesù che strutturano il Vangelo di Matteo è rivolto alla Chiesa e punta a descrivere la fisionomia della comunità fondata sulla logica del Regno. L’appello alla conversione che Gesù pronuncia sin dall’inizio del suo viaggio verso Gerusalemme, riguarda anche la comunità dei cristiani plasmata dalla vicinanza del Regno, dalla paternità di un Dio che si prende cura dei suoi figli. Il brano evangelico di questa domenica, ci aiuta a fissarne alcuni tratti essenziali partendo dalle parole di Gesù: «dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». Innanzitutto c’è lo “stare al centro” del Figlio di Dio; Egli è la pietra di volta, attraverso di Lui si edifica la sua Chiesa, con Lui l’edificio ecclesiale acquista stabilità. La sua presenza tra le persone che si ritrovano nel suo nome, previene ogni danno che può derivare da “terremoti relazionali” di piccola o grande intensità che talvolta sconquassano la comunità ecclesiale. Non possiamo infatti negare come, incomprensioni e mancanze di carità nei rapporti, creino grosse fratture, delle ferite difficili da risanare. Proprio per questo Gesù parla ai discepoli proponendo loro una cura particolare: la correzione fraterna. Tale pratica ci spinge a superare l’atteggiamento di chi fa finta di nulla, di chi è impassibile dinanzi allo sbaglio del fratello. Sentendo risuonare la domanda: «sono forse io il custode di mio fratello?» l’unica risposta valida alla luce della Parola è: «sì!». Ecco perché si avverte la necessità di evitare la strategia dello struzzo, fingendo di non rendersi conto di situazioni sgradevoli o, al contrario, mettendo in campo l’atteggiamento dell’inquisitore, di chi pretende di risolvere i problemi pronunciando scomuniche. Per correggere il fratello, il Maestro ci offre anche una sorta di vademecum da seguire. Un percorso graduale che coinvolga all’inizio un io e un tu, tramite un intervento personale. Successivamente, se il precedente tentativo non avesse dato buon esito, si ritorna a dialogare con due o tre testimoni ed infine, in caso di esito nuovamente negativo, si coinvolge l’intera comunità. Se anche in quest’ultimo caso la reazione fosse di rifiuto, solo allora si farà percepire la rottura con i fratelli nella fede. Sono metodi progressivi che vanno contestualizzati e finalizzati alla correzione di un certo comportamento sbagliato unicamente per guadagnare il fratello, per non perdere quel membro della propria comunità, bisognoso di cambiamento. Esercitare i consigli di Gesù all’insegna della carità, mossi unicamente dal bene di colui che è nell’errore, consente di venir ascoltati, scongiurando il rischio di essere ignorati, o peggio ancora di essere considerati maestrini moralizzatori. Mettere in pratica queste istruzioni significa lasciarsi muovere unicamente dalle parole che segnarono l’opera educativa di don Milani: «I care». In quelle parole c’è tutto l’interesse, il prendersi a cuore le sorti di tutti, soprattutto di chi sbaglia: ecco dove nasce la vera fraternità, su queste fondamenta sorge l’autentica Chiesa, che pone Cristo al centro della sua missione; qui davvero si rende visibile il Regno di Dio in mezzo agli uomini.

don Francesco Viali