Sicilia. 10 agosto 2017

La colazione è nel bar più vicino a casa. Arrivano subito gli intrugli con lo zenzero e le ottime paste. Per i caffè bisogna aspettare un po’. Nella tranquilla mattinata di Terrasini non c’è fretta.

Si parte: direzione Palermo, per arrivare a Monreale. Salendo la collina si vede già l’edificio più alto, che si staglia da secoli elegante nei suoi decori, per incuriosire ed attrarre, indorato dal sole che sorge con tutta la sua forza. È il duomo, che attendiamo di visitare tra le mete più importanti del nostro viaggio. Incontriamo sulla piazza don Giuseppe: ci accompagna con semplicità e profondità dentro alla ‘visione’ offerta da questo capolavoro di arte bizantina. Il suo racconto (la sua ‘parola’) si sposa con le immagini dei mosaici e le rende veramente per noi delle ‘icone’, quasi una teoria di squarci dai quali viene a noi il mistero della salvezza, sapientemente preparato dal Padre ed attuato nella creazione e nella redenzione, per mezzo del suo Figlio, la cui figura dolce e solenne domina, dal catino absidale, tutto il complesso e splendido racconto di questa materia trasformata per essere a lode e gloria di Dio. Quando s’arriva ai piedi del Signore, dopo aver percorso il cammino della fede, ci si sente, commossi, dentro alla esperienza della tenerezza di Dio, protesi verso Colui che è, che era e che viene, il tre-volte Santo che si protende verso di noi e ci attira a sè. Già è bello viverlo in una visita turistica: non oso immaginare quale esperienza sia la Veglia pasquale o ogni liturgia celebrata qui, in questo luogo che è come una porta del cielo…

Il previsto momento di preghiera personale viene rinviato: Giovanna s’è messa d’accordo con il vescovo Michele, che ci accoglie nei nobili saloni del Palazzo arcivescovile e cordialmente dialoga con noi. Anche da lui raccogliamo qualche pezzo in più della storia siciliana, in particolare della lunga (più lunga di quel che si dice di solito) esperienza di lotta alla mafia, specie nella forma della denuncia che già dalla fine del XIX secolo in diverse forme e occasioni è uscita da uomini saggi di Chiesa. E che anche ai nostri giorni, anche dopo le svolte dei primi anni ’90, si esprime nella forma della educazione del popolo sulla base dei valori evangelici, vera e profonda specificità della presenza sociale della Chiesa.

Il pranzo nel vicino ristorante mette in moto altri sensi, toccati dalle squisitezze siciliane, mentre si continua a conversare con Giovanna e Chiara e don Giuseppe.

Dopo il pranzo ci sta la chicca della salita nelle terrazze del duomo. Una vista stupenda sulla Conca d’oro, su Palermo, sul mare blu, rinfrescati dalla brezza leggera, che solo in alto spira e dà sollievo.

Gelsi e limone sono i gusti della granita che ci è offerta prima di partire per Partinico, dove un pario di giovani dell’AC ci accompagnano nei luoghi di vita della Beata Pina Suriano (1915-1950), una giovane che ha dedicato la vita al Signore e ai poveri, sperimentando l’offerta di sè anche nella sofferenza. Fa un po’ discutere la sua spiritualità, espressa in un linguaggio che si fatica a comprendere: essere vittima, essere ostia, amare soffrendo, offrirsi per la santificazione dei sacerdoti deviati… C’è bisogno di dialogare un po’ per tentare di tradurre questo linguaggio, per tentare di cogliere la preziosità di un esempio di fede, di disponibilità al Signore, di dono di sè anche nelle situazioni di sofferenza, a somiglianza di Gesù nella sua passione e morte. Per tentare di capire meglio il senso della comunione dei santi, della preghiera per gli altri che non ha nulla di automatico o di commerciale (chè Dio è libero di far quel che vuole e non siamo certo noi a piegarlo alla nostra volontà), del cammino cristiano che consiste nel prendere la forma (i pensieri e i sentimenti) di Gesù Cristo…

Non ci vuole tanto per rientrare a Terrasini: la novità in casa è un piccolo frigorifero, e un ventilatore. A volte  i miracoli sono piccoli… Ci sta un tuffo in mare, mentre il sole affonda nella foschia dell’orizzonte, in un tramonto quasi ovattato nell’aria calda e umida.

Non si cena: è sufficiente il pranzo di oggi… Ci si prepara per andare ad accogliere Checco all’aeroporto: ora siamo al completo. E ci raduniamo nella spiaggia di Magaggiari, a pochi minuti dal nostro alloggio. Si dovevano vedere le stelle cadenti in una spiaggia buia e poco frequentata, in realtà c’è un sacco di gente, e di luce, e, curiosamente, di nubi.. E la luna ancora raggiante. Ma non importa. Seduti sulla sabbia si chiacchiera amabilmente per concludere in fraternità la giornata.