“Se qualcuno vuole venire dietro a me…”

I brani di Matteo che stiamo ascoltando in questo periodo ci conducono – dolcemente – a fare i conti con le esigenze del Regno. Anche questa domenica ascoltiamo una triplice, netta, richiesta a fare i conti con le nostre priorità.

Prima di tutto, viene l’annuncio della Resurrezione per arrivare alla quale occorre percorrere il cammino della croce: “soffrire molto”, e fino a essere uccisi.

Segue l’invito a “pensare secondo Dio”, e non secondo il pensiero umano.

Ancora di più: è necessario “rinnegare sé stessi”.

Sono parole forti, e solamente ci consola il fatto che sono dette per amore. Un amore così assoluto che sarà Gesù stesso a mostrarci come sia possibile soffrire, abbracciare la croce, rinnegare sé stessi, morire per pensare secondo Dio e, in fondo al cammino, risorgere.

Questa è l’essenza della speranza cristiana: Gesù ci mostra (coi fatti, non con gli insegnamenti!) che la nostra vita – che ben conosce la croce! – non è insensata e, anzi, ci conduce al Regno della gloria e degli angeli.

E noi? Quelle di Gesù sono le stesse nostre priorità?

A guardare Pietro (che è sempre uno specchio delle nostre limitatezze), sembra proprio di no.

Pietro non pensa secondo Dio, ma – al contrario – vuole insegnare a Dio cosa deve pensare: “Dio non voglia!” dice.

Quante volte ci siamo comportati allo stesso modo? Quante volte pretendiamo di sapere come dovrebbero andare le cose “secondo noi” (che, evidentemente, la sappiamo lunga)?

In questi giorni, che la nostra Parrocchia dedica agli amati santa Monica e sant’Agostino, potrebbe capitarci di riascoltare quel famosissimo passaggio delle Confessioni: “Tardi ti ho amato, bellezza sempre antica e sempre nuova. Tardi ti ho amato…”

Ecco: quel “Tardi” ripetuto due volte, non è semplicemente un avverbio di tempo. Al contrario sta a indicare la lentezza nel rispondere all’amore divino che caratterizza chi mette i propri pensieri davanti a quelli di Dio.

Se vogliamo – come certamente vogliamo – metterci al seguito di Gesù, dobbiamo fidarci più dei suoi pensieri che dei nostri.

Una grande sfida.